la coscienza, la memoria e la psiche

 

Tutta l'esperienza individuale della vita è fondata sulla coscienza. Se consideriamo il funzionamento ed il comportamento del corpo umano possiamo osservarne le molteplici attività, ma se rivolgiamo la nostra attenzione alla vita interiore ci rendiamo conto che solo ciò che entra nell'ambito della nostra coscienza acquista significato in relazione a ciò che noi mettiamo a fuoco come la nostra individualità.

Anzitutto la vita umana è sperimentabile solo in quanto viene attivata la coscienza: qualsiasi cosa accada al nostro corpo ed al nostro sistema nervoso, se non ha un corrispettivo in termini di coscienza resta per noi inesistente, almeno fin quando non ne sperimentiamo coscientemente le conseguenze. Il nostro sentire interiore, senza dubbio determinato dal funzionamento della nostra mente, rappresenta lo specchio riflettente dell'attività mentale che dà profondità e significato all'esistenza umana.

Lo stato dell'essere coscienti non è semplice né omogeneo: si possono classificare diversi stati di coscienza a seconda di ciò di cui siamo coscienti e del livello di attenzione con cui mettiamo a fuoco la coscienza. Possiamo essere coscienti dei nostri pensieri, dell'ambiente che ci circonda, di quello che ci viene detto, di ciò che stiamo guardando, dell'attività che stiamo svolgendo. Possiamo essere coscienti dei nostri sentimenti e delle nostre sensazioni, della nostra felicità e del nostro dolore, delle nostre fantasie, dei nostri desideri e delle nostre preoccupazioni. Tutte cose che vengono illuminate dalla nostra coscienza senza che quasi ce ne rendiamo conto, ma nel momento in cui la coscienza viene meno il mondo e la vita, per noi, non esistono più. Resta solo il nostro corpo inerme, o gestito dagli altri, o dotato di qualche forma di attività inconscia: un corpo privo di quella che possiamo definire esistenza individuale.

Nell'ambito della vita umana, la differenza tra l'essere coscienti e il non esserlo coincide con quella tra l'esistere e il non esistere. Essere coscienti non significa conoscere, né sapere come gestire il corpo o come comportarsi, ma costituisce semplicemente lo stato dell'esistere. È uno stato che può interrompersi o essere interrotto. La coscienza può presentarsi sotto vari aspetti, come che avesse diverse tonalità di "colore": vi è la coscienza ordinaria dello stato di veglia, la coscienza onirica, la coscienza degli stati di consapevolezza alterata, come quelli di origine naturale o indotti da sostanze psicotrope. Tra quelli di origine naturalei possiamo includere il sonnambulismo, le NDE (near death experiences), i sogni lucidi, le OBE (out of body experiences), gli stati ipnotici ed anche quegli stati corrispondenti alla presenza di personalità multiple che si manifestano nello stesso corpo e tramite lo stesso cervello.

Ma quando la coscienza viene meno si ha il "black out". Il soggetto smette di esistere, e se per caso la sua coscienza riprende ad essere attiva dopo qualche tempo, il periodo di assenza della coscienza viene percepito come un vuoto.

La coscienza in quanto stato può essere riferita al presente, ma per essere completa in relazione alla percezione dell'esistenza individuale ha bisogno del supporto della memoria e del senso di continuità dato dalla prefigurazione del futuro, quanto meno del futuro prossimo. Infatti la percezione dell'esistenza individuale va oltre l'attimo presente, che è quello più direttamente messo a fuoco, ma si estende ad un ambito più sfumato e meno chiaro che comprende il passato ed in qualche misura il futuro. La coscienza è come la luce di una torcia elettrica che illumina molto bene ciò che le sta vicino, ma può anche rischiarare, più o meno debolmente, cose lontane che vengono richiamate alla memoria. Certo, questo vale per il passato e non per il futuro, ma nell'ambito della coscienza rientrano anche fattori come l'intento, la volontà, la previsione, la determinazione o il desiderio, che riguardano il futuro.

La memoria consiste nella rievocazione cosapevole degli stati di coscienza e dei loro contenuti che sappiamo di avere sperimentato in passato. Naturalmente gran parte degli eventi della nostra vita sfuggono alla memoria, anche a causa dei disturbi ai quali questa funzione mentale può andare soggetta. Tuttavia noi siamo coscienti tanto del ricordare quanto del non ricordare, dato che la coscienza può distinguersi dai suoi contenuti.

Attualmente una parte dei ricercatori nel campo delle neuroscienze considerano la coscienza come un prodotto dell'attività mentale, o più precisamente come un'effetto dell'attivazione di particolari reti di circuiti neuronali all'interno del cervello. Sulle cause per cui dei fenomeni complessi, ma essenzialmente di natura elettrochimica, debbano avere come effetto la coscienza, siamo in grado di dire ben poco. D'altra parte noi sappiamo di vivere in un universo fisico che si presenta come enigmatico e misterioso alla luce della nostra capacità di conoscenza. Infatti le leggi che noi esseri umani siamo riusci a scoprire con non poca fatica e per merito dei più intelligenti tra noi non ci dicono nulla sulle "cause" o sugli "scopi" della realtà e dell'esistenza umana.

Tanto per fare un esempio, tutti sappiamo, e lo sperimentiamo costantemente, che esiste una forza chiamata gravità, e che tale forza è legata a quel particolare fenomeno che conosciamo come "materia" (nel suo aspetto di "massa"). Ma con questo possiamo dire che la materia produce la gravità? No, perché non abbiamo nessuna conoscenza sul modo in cui questa produzione possa avvenire: potremmo infatti dire, altrettanto legittimamente, che è la gravità a produrre la materia. Noi abbiamo solo scoperto delle leggi che mettono in relazione la gravità con la materia, creando un'associazione tra le due, ma queste leggi (pur nella loro esattezza sperimentale) sono una manifestazione delle nostre facoltà cognitive e dipendono, in ultima analisi, da processi informatici astratti. Nulla di sicuro possiamo dire dei limiti di validità delle leggi dai noi scoperte, se non che valgono nell'ambito delle condizioni ambientali dell'universo fisico che ci sono note.

La stessa cosa, ma con enfasi ancora maggiore, si può affermare in merito alla relazione che si stabilisce tra gli stati delle reti neuronali e gli stati di coscienza. Quand'anche fosse verificata l'esistenza di una legge che stabilisse un legame tra le due cose, non potremmo essere legittimati ad affermare che gli stati delle reti neuronali producono la coscienza, ma solo che rappresentano il supporto fisico mediante il quale la coscienza può manifestarsi (almeno nella realtà ordinaria).

Per meglio comprendere quali sono i requisiti di base dei processi informatici, può essere utile leggere almeno la parte iniziale dell'articolo La coscienza tra mondo fisico e dimensioni diverse.

È importante riuscire a separare la coscienza, intesa come facoltà sperimentatrice, da tutto il materiale psichico che entra nel suo campo di sperimentazione. Questo materiale, nell'ambito della vita umana, dipende dal nostro destino in quanto esseri umani, ed è determinato da leggi e da forze alle quali il nostro corpo e la nostra mente sono soggetti, ma nei confronti delle quali le nostre risorse e le nostre conoscenze sono minime.

Va comunque riconosciuto che la psiche, intesa come insieme di tutti i prodotti dell'attività mentale di cui ciascuno di noi fa esperienza nel corso nella vita umana, rappresenta la quintessenza della vita stessa. Per questo motivo la vita può essere definita come l'incontro e l'interazione tra una coscienza individuale ed un "grappolo" di esperienze psichiche. Va subito osservato che l'esperienza psichica non si presenta di norma come un contenuto della coscienza individuale ben differenziato da quest'ultima, ma piuttosto come un fenomeno coinvolgente in massimo grado che, nel diventare cosciente, assorbe in se stesso la coscienza portando ad una completa identificazione dell'essere cosciente con il fenomeno psichico.

Dobbiamo dunque riconoscere che mentre la vita esteriore di un essere umano è fatta di comportamenti e di attività che si concretizzano in un fare riconoscibile, la vita interiore è costituita di solito da un susseguirsi di fenomeni psichici (esperienze) che assorbono la coscienza individuale facendole perdere la percezione della propria identità e ponendola in balìa delle onde (e delle tempeste) che possono caratterizzare il fenomeno psichico soggettivo. Dunque la coscienza individuale non solo non è quasi mai in grado di controllare la psiche, ma di norma è talmente coinvolta nell'esperienza psichica da perdere perfino il senso della propria identità.

Si può obiettare che di solito gli esseri umani hanno un certo grado di controllo sulle modalità di estrinsecazione della psiche. Se però analizziamo il fenomeno possiamo accorgerci come tale controllo non sia quasi mai dovuto ad un potere libero ed efficace della coscienza, ma all'effetto compensatore, inibitore o equilibratore di altri aspetti della psiche provenienti dall'interazione socioculturale tra gli individui nell'ambito del tessuto sociale. Osserviamo infatti che il fenomeno psichico non presenta gli stessi aspetti in tutti gli esseri umani, ma è molto variabile da un individuo all'altro, nell'ambito di una diversità e di una multiformità di manifestazioni che, viste dall'esterno, vengono in genere inquadrate e riferite al "carattere" o alla "personalità" di una persona.

Il tessuto sociale e culturale manifesta una propria forma di "psiche" collettiva che si esprime, per esempio, attraverso le leggi, i costumi, le usanze, le norme di comportamento, il linguaggio, il modo di interagire con gli altri, creando una serie di effetti che plasmano la psiche individuale di un consistente numero di persone. Questo processo di orientamento si trasferisce, in un modo o nell'altro, dagli adulti ai bambini, con effetti che possono andare dal completo adattamento alla drastica ribellione. Ovviamente anche la psiche collettiva si manifesta con aspetti e sfaccettature diverse, variabili a seconda della cultura, dell'ambiente sociale, della particolare qualità delle interazioni umane nelle quali un individuo viene coinvolto, soprattutto nei primi anni della sua vita. La psiche si esprime sempre individualmente, ma può essere influenzata – oltre che dalla psiche di altri individui – da eventi e da "media" che hanno la funzione di veicoli di informazione e di attivatori di particolari esperienze e sintonie psichiche.

L'interazione e la reazione della psiche individuale nei confronti della psiche collettiva, anche quando prende la forma del rifiuto e della ribellione aperta, non libera la coscienza individuale dall'assoggettamento al fenomeno psichico: quella che può essere vista come una liberazione nei confronti delle contraddizioni, delle ingiustizie, delle imposizioni e delle privazioni della libertà rappresentate dall'aspetto dominante della psiche collettiva nei confronti della psiche soggettiva, si traduce spesso in una sottomissione acritica della coscienza alle tempeste ed ai conflitti di quest'ultima. Il fenomeno psichico si presenta dunque come contraddittorio, caotico e difficilmente governabile da parte della coscienza.

La nostra indagine sul senso della vita parte dunque dalla considerazione che l'esperienza umana è un viaggio della coscienza individuale all'interno di una realtà psichica, che questo viaggio coinvolge ed assorbe la coscienza a tal punto da farle perdere il senso della propria indipendenza ed autonomia rispetto all'esperienza in cui viene coinvolta, e che la psiche individuale non è altro che un frammento di quel fenomeno di portata ben più ampia rappresentato dalla psiche collettiva.

Lo strumento del quale ci serviamo per approfondire la nostra indagine è l'intelligenza, tramite la quale si costruiscono le strutture della conoscenza che ci permettono di fare luce su quell'insieme di fenomeni, per noi straordinario ed in gran parte sovrastante rispetto alle nostre capacità di comprensione e di controllo, sui quali si fonda l'evoluzione della vita su questo pianeta, fino a pervenire all'ulteriore complessità della vita umana. Questo tema viene elaborato nella sezione sulla vita umana.

L'esercizio dell'intelligenza nella comprensione della complessità dei fenomeni della vita e della psiche, l'esperienza di sintonie della coscienza diverse da quella (definita "normale") alla quale siamo abituati ed assuefatti nello stato di veglia (sintonie di cui si tratta nelle sezioni sulla ricerca psichica, sui sogni lucidi, sulle NDE e negli articoli vari), e la coscienza del fatto che la vita umana è un'esperienza collegata al tempo, con un'inizio ed un termine, portano a considerazioni relative all'esistenza di un'entità individuale – che definiamo spirito – un cui riflesso, più o meno evanescente, è presente anche nella psiche. Si apre dunque all'intelligenza un nuovo campo di indagine sulla natura dello spirito e sulle cause che lo inducono ad interferire col fenomeno psichico umano. Questa parte viene trattata nella sezione sullo spirito.


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