l'intelligenza

 

 

L'intelligenza è la capacità di avvicinarsi alla comprensione della realtà con gli strumenti della psiche. La psiche infatti non ci offre un'interpretazione della realtà adeguata, e dunque corrispondente alla verità, ma si limita a produrre una serie di rappresentazioni più o meno fantasiose, di carattere mitico, nelle quali in genere la coscienza viene acriticamente irretita.

Sotto questo aspetto la condizione umana è veramente strana, al punto da risultare quasi insostenibile. Siamo infatti del tutto carenti di informazioni affidabili non solo in relazione a quanto accade nel mondo che ci circonda, ma anche in merito al funzionamento di ciò che ci riguarda più da vicino, come il nostro corpo. La caratteristica principale degli esseri umani è la mancanza di intelligenza: la definizione di homo sapiens con cui abbiamo voluto identificare la nostra specie è del tutto arbitraria e presuntuosa. L'essere umano è una creatura cosciente, ma non sapiente: l'intelligenza, tra noi, è merce rara. Relativamente parlando, l'uomo si autogratifica con l'etichetta di sapiens quando si mette a confronto con altre creature viventi che, su questo pianeta, manifestano capacità conoscitive ed intellettive inferiori alle sue (si veda la sezione sulla vita umana). Ma se facciamo riferimento all'intelligenza come capacità della psiche di elaborare informazioni certe ed affidabili sulla complessa realtà dei fenomeni fisici, organici e biologici che si manifestano su questo pianeta, oltre che sul funzionamento della psiche stessa, dobbiamo riconoscere che il nostro livello di intelligenza è veramente misero.

In questa miseria ci sono alcuni individui (una percentuale molto ridotta) i quali, disponendo di risorse intellettive decisamente superiori a quelle della media, riescono a far compiere alla conoscenza alcuni passi avanti, in modo da aiutare l'umanità ad uscire dall'ignoranza assoluta in cui si trova. Ma anche in questo caso il livello di intelligenza generale resta talmente basso che, anziché favorire l'azione di questi pochi e privilegiati individui, tende piuttosto ad ostacolarla e ad avversarla, in modo da dare l'impressione che – come nel mito di Prometeo – gli dei vogliano punire gli uomini per i loro tentativi di accrescere la conoscenza.

Nonostante tutto, l'interazione tra la psiche individuale e la psiche collettiva ha fatto in modo che nella nostra epoca l'intelligenza abbia potuto stabilire almeno una testa di ponte all'interno dello straordinario marasma di ignoranza generale che ancora caratterizza l'umanità nel suo complesso. Questo avamposto di conoscenza, che noi definiamo scienza, si è attestato grazie all'opera assidua degli esseri umani più dotati, e ad alcune trasformazioni evolutive intervenute nell'ambito della psiche collettiva che hanno consentito alla scienza di radicarsi e di crescere invece di essere eliminata sul nascere, come spesso era avvenuto e come ancor oggi non è escluso che possa accadere: in ultima analisi si tratta sempre di un problema interno alla psiche collettiva, nei confronti della quale la psiche individuale dispone di risorse davvero limitate.

Sebbene, messa a confronto con la completa ignoranza, la scienza attuale rappresenti un passo avanti gigantesco per quanto riguarda la comprensione di diversi aspetti della realtà di questo mondo, non si può dire che l'intelligenza umana, nel suo complesso, abbia fatto molti passi avanti. La circolazione delle informazioni e la diffuzione della conoscenza per trasmissione da psiche a psiche (attraverso gli strumenti più diversi) dovrebbero contribuire all'evoluzione della psiche collettiva nel suo complesso, ed il metodo utilizzato dall'intelligenza per acquisire quelle conoscenze di cui disponiamo dovrebbe trasferirsi – quanto meno per imitazione – alla psiche individuale di molti (fanno eccezione coloro che sono convinti che l'ignoranza condita di miti sia la condizione migliore per affrontare la vita). Va sempre ricordato che la conoscenza è potere, poiché attraverso la conoscenza ed il fare gli esseri umani acquistano il reale potere di intervenire attivamente sulla realtà di questo mondo, modificandola e trasformandola in funzione delle proprie esigenze (che, non dimentichiamolo, sono pur sempre di natura psichica).

Nonostante ciò, non si può dire che l'intelligenza umana, intesa come strumento di conoscenza diretta ed immediata della realtà, abbia fatto dei consistenti passi avanti: basti dire che ancor oggi non siamo in grado di distinguere per conoscenza immediata il vero dal falso. La distinzione tra vero e falso è indispensabile per una corretta trasmissione dell'informazione: laddove questa distinzione diventa incerta l'informazione finisce con lo scambiare il vero col falso ed il falso col vero, introducendo così l'errore. La presenza dell'errore nell'ambito non solo della condizione umana ma della stessa natura è un dato di fatto: l'errore può infatti presentarsi, per esempio, nel meccanismo di copiatura del codice genetico. L'impressione che si ha, tuttavia, è che in natura l'errore sia conseguente all'estrema complessità dei fenomeni che si manifestano e che, pur essendo percentualmente presente in quantità minima, si presenti poi con una certa frequenza a causa dell'enorme numero di processi ai quali quella percentuale si applica. Tuttavia in natura il rapporto tra gli eventi che comportano un errore e quelli che si svolgono senza errori è estremamente basso: se così non fosse un fenomeno così complesso ed evoluto come la vita non potrebbe aver luogo.

Nella coscienza umana il rischio di errore è enormemente maggiore. La stessa percezione e l'elaborazione della visione del mondo da parte della psiche sono piene di errori, dato che non offrono un'informazione fedele ed adeguata del mondo reale, ma solo una sua rappresentazione approssimativa, in genere inadeguata e fantasiosa (basti pensare a come per molti secoli siano state interpretate e "curate" certe malattie). Sotto il profilo della percezione diretta e dell'elaborazione intuitiva, la nostra coscienza non si può fidare della psiche, dato che la rappresentazione offerta dalla psiche non è esente da errore. Nello stesso tempo la coscienza viene quasi sempre irretita dalla psiche, che si autorappresenta come affidabile. Per questo motivo nella vita umana si corre sempre il rischio di credere nell'errore come se fosse la verità.

Inoltre, nella trasmissione dell'informazione da individuo ad individuo, vi è sempre la possibilità che il falso venga presentato come vero, e viceversa. Tralasciando per il momento i motivi per i quali questa trasposizione viene consapevolmente eseguita (per esempio la ricerca di un vantaggio personale tramite l'inganno, oppure per una forma di autodifesa) non c'è dubbio che l'accertamento della correttezza dell'informazione sia molto difficile nell'ambito della comunicazione socioculturale, laddove il mentire – quanto meno per autodifesa – viene considerato in pratica come un diritto naturale.

Ma la trasmissione di informazione errata avviene anche in buona fede, in tutti i casi in cui chi ha ricevuto e classificato un'informazione falsa come vera, la trasmette a sua volta come vera, con la forza di convinzione e di persuasione che viene di solito riservata alle cose ritenute vere.

Le possibilità che, in queste condizioni, l'intelligenza possa assolvere il suo compito, sembrano praticamente inesistenti: la prima ed ovvia premessa per l'esercizio delll'intelligenza, infatti, dovrebbe essere quella di riconoscere, da parte di un numero consistente di esseri umani, l'assoluta importanza della trasmissione corretta dell'informazione. Ma come si è detto proprio questo è il problema primario, sia perché la mistificazione dell'informazione può essere coscientemente eseguita con molta facilità, sia perché la psiche individuale di solito non dispone di adeguate risorse per distinguere il vero dal falso, e ritrasmette come vero o come falso ciò di cui è convinta.

Per quanto riguarda le motivazioni che portano ad una scorretta trasmissione delle informazioni, notiamo che già in natura sono presenti manifestazioni di elaborazione dell'inganno, come quelle costituite dall'imitazione mimetica di forme e colori di animali o vegetali da parte di altre specie, oppure le appendici a forma di esca di alcuni pesci. La tendenza a trasmettere un'informazione non corrispondente al vero è dunque una caratteristica naturale, e costituisce un vantaggio per la specie che esercita (istintivamente) l'inganno, a danno di altre specie, oppure un sistema di autodifesa per non essere identificati ed aggrediti.

L'umanità si è poi esercitata per secoli nell'arte dell'inganno, a danno degli animali, per assicurarsi vantaggi nella sopravvivenza. L'esercizio dell'inganno si è agevolmente esteso alle relazioni interpersonali ed a quelle tra i raggruppamenti umani, le tribù ed i popoli. Nello stesso tempo si è quasi sempre manifestata un'esigenza di valorizzare la trasmissione corretta dell'informazione (la difesa della verità) in contrapposizione con la falsificazione necessaria per l'elaborazione dell'inganno. Se quest'ultimo rappresenta un vantaggio, come molti ritengono seguendo la natura, perché non approfittarne?

L'osservazione che possiamo fare è che tanto la conoscenza (scienza) quanto la tecnologia rappresentano un notevole vantaggio per l'umanità, e sia l'una che l'altra non possono fondarsi se non sulla corretta trasmissione dell'informazione. Immaginiamo cosa accadrebbe della conoscenza scientifica se l'informazione fosse falsificata nella trasmissione da un ricercatore all'altro (cosa che talvolta è accaduta, anche se di rado): avremmo una conoscenza inaffidabile ed inefficace, coè proprio l'opposto di ciò che noi definiamo come conoscenza. E cosa accadrebbe se, nella trasmissione delle informazioni per la realizzazione di una macchina, queste venissero alterate? Semplicemente, la macchina non funzionerebbe o il suo funzionamento sarebbe compromesso. Dunque esistono ambiti nei quali la correttezza della trasmissione delle informazioni è un'esigenza irrinunciabile.

Nelle relazioni umane, in settori come gli affari, il commercio ed il giornalismo, l'affidabilità dell'informazione viene considerata molto importante, anche se non manca la pratica dell'inganno. In questi casi tuttavia la correttezza deriva più da una valutazione dei vantaggi e dei danni che l'uso dell'inganno può comportare (dato che chi inganna può a sua volta essere ingannato) che non dalla convinzione della necessità di una trasmissione corretta delle informazioni. La pratica dell'occultamento della verità o della sua falsificazione è invece comune e diffusa in politica, in campo giudiziario, nella ricerca di vantaggi personali e negli ambienti criminali, ed è considerata come logica e necessaria nei confronti del nemico in caso di guerra.

Da dove ha origine questa diffusa tendenza umana a falsificare consapevolmente l'informazione tramite la menzogna o l'inganno? Va anzitutto osservato che la falsificazione viene eseguita in quanto spesso funziona: non vi sarebbe possibilità di inganno infatti se l'informazione portasse in sé il codice ben identificabile relativo alla propria affidabilità. Io trasmetto consapevolmente un'informazione falsa se penso che essa possa essere ricevuta come vera, altrimenti non avrei alcun motivo di mentire. Dobbiamo dunque concludere che la possibilità di essere ingannati è inerente alla natura umana, anzi è facile accorgersi che l'essere umano è – in genere – facilmente ingannabile, soprattutto quando non crede nel potere dell'inganno.

C'è tuttavia un unamine consenso sul fatto che la trasmissione falsificata delle informazioni rappresenta un danno per chi viene ingannato, anche se si sostiene che può essere opportuno tacere o alterare le informazioni che hanno per chi le riceve un effetto spiacevole o doloroso. Molte risorse e molte energie sono spese per il controllo della correttezza dell'informazione, ma spesso, in questa continua attività di verifica, i risultati non corrispondono alle attese, come si può notare dal funzionamento della più imponente struttura per l'accertamento della verità, rappresentata dalla macchina giudiziaria.

Ancor prima che un'attività cosciente, la tendenza a falsificare l'informazione sembra essere una caratteristica della psiche, la quale non è in grado di trasmettere informazioni corrette sull'organizzazione della vita nemmeno all'io cosciente. Se c'è, per esempio, qualcosa di anomalo nel funzionamento del mio corpo, o se io contraggo una malattia, la mia psiche non è in grado di informarmi correttamente sulle vere cause che compromettono il mio funzionamento, ma a seconda dei programmi socioculturali ricevuti e della sua capacità di elaborare fantasie inventerà qualche informazione più o meno plausibile (come ad esempio la punizione per aver offeso qualche divinità). Tutto questo, possiamo dirlo tranquillamente, non è intelligente, ma per poter utilizzare quella poca intelligenza che abbiamo è necessario un esercizio continuo ed un metodo sul quale si possa fare affidamento: soprattutto è importante imparare a non fidarsi troppo della propria psiche.

L'intelligenza ha fatto qualche passo avanti nella conoscenza quando ha cominciato ad esaminare ed a descrivere la realtà con precisione, con l'aiuto di strumenti di misurazione e di visualizzazione, prescindendo dalla sua interpretazione. Non va dimenticata l'importanza tecnica di strumenti come il microscopio o il telescopio, che hanno ampliato notevolmente le facoltà percettive di cui disponiamo. La raccolta dei dati e la loro elaborazione ha poi portato alla formulazione delle leggi ed alla loro verifica mediante il metodo sperimentale. Il lavoro di ricerca, inizialmente svolto da un numero esiguo di persone che si scambiavano le informazioni in forma prevalentemente epistolare, ha richiesto sempre più la collaborazione di un numero crescente di individui, per i quali è stata ed è essenziale la corretta trasmissione delle informazioni. Per sua natura, il metodo scientifico si fonda sull'affidabilità dell'informazione ricevuta.

La maggior parte degli esseri umani non ha, però, sufficiente intelligenza per comprendere l'utilità ed il valore del metodo scientifico, e così l'umanità nel suo complesso continua ad agire ed a trasferire l'informazione in base alle incerte e malsicure ispirazioni provenienti dalla psiche, che nel loro complesso continuano ad influenzare negativamente le interazioni umane. Anche ai nostri giorni l'informazione pubblica, che dovrebbe essere sempre affidabile sulla base di un'intrinseca certificazione di correttezza, è invece costantemente contaminata dal dubbio sulla sua possibile falsificazione, per cui siamo costretti a diffidare di moltissime delle informazioni ricevute. Se poi vogliamo verificare la correttezza di un'informazione, siamo costretti a spendere tempo ed energie nella ricerca di altre informazioni (che quasi sempre andrebbero a loro volta verificate) con scarse possibilità di pervenire ad un risultato utile.

Tutta questa fatica, e la confusione che deriva dalla mancanza di affidabilità delle informazioni in circolazione, potrebbero essere evitate se la psiche fosse dotata di un livello di intelligenza sufficiente a far prevalere la correttezza dell'informazione trasmessa su qualsiasi altra considerazione. Purtroppo così non è, e per questo la condizione umana resta segnata da un'ombra inquietante.


inizio pagina


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

HOME
LA VITA UMANA
RICERCA PSICHICA
SOGNI LUCIDI E OBE
NDE
LO SPIRITO
ARTICOLI VARI
LETTURE
LINK


 
             home            
 coscienza e psiche 
             il fare