la coscienza e la ricerca psichica 1 – seconda parte

 

 


5. Il secondo rapporto (1897)

Nella relazione del 1897 Hodgson comincia con l'osservare che le entità comunicanti tramite la Piper sono diventate numerose, ed in gran parte indipendenti da Phinuit, che nelle sedute dell'ultimo anno non si è più manifestato. La trance della medium ha inoltre subito un'evoluzione nel senso che alla comunicazione verbale per incorporazione da parte di un'entità si è aggiunta la scrittura automatica indotta da un'entità distinta da quella che comunica verbalmente, e spesso contemporanea a quest'ultima.

La genesi della scrittura automatica nella Piper è in sé sorprendente: il 12 marzo 1892, mentre Phinuit osservava un anello portato da una consultante ed appartenuto ad una certa Annie, indicando correttamente il nome della proprietaria, il braccio della medium si sollevò lentamente finché la mano non fu sopra la sua testa, irrigidendosi in quella posizione, mentre la mano era scossa da tremiti convulsi. Phinuit esclamò più volte: "Mi ha portato via la mano! Vuole scrivere", riferendosi probabilmente all'entità Annie. Hodgson mise una matita tra le dita della mano, ed un block-notes sulla testa della medium, ma senza risultato, finché, obbedendo ad un ordine di Phinuit, non afferrò la mano della medium tenendola saldamente al polso in modo da fermarne la vibrazione. Allora la mano scrisse (sempre in quella strana posizione) "Sono Annie D. ...non sono morta ...non sono morta ma vivo ...non sono morta ...il mondo ...addio ... sono Annie D." (Il cognome venne scritto correttamente per intero). La mano cominciò a rilassarsi mentre Phinuit mormorava: "Ridammi indietro la mano, ridammi la mano". Il braccio restò contratto e sollevato per qualche tempo finché, con molta difficoltà, venne abbassato e Phinuit riuscì a riprenderne il controllo.

Durante diverse sedute seguenti il fenomeno si ripetè in modo più o meno simile, col block-notes posto sulla testa della medium, finché il 29 aprile 1892 Hodgson non mise il braccio della Piper su un tavolo sul quale poteva restare comodamente appoggiato durante la trance, suggerendo che la mano scrivesse in quella posizione anziché sulla testa della medium. Fu necessario però ripetere il suggerimento diverse volte, usando anche la forza – in ripetuti tentativi – per costringere il braccio ad abbandonare la posizione verticale e ad appoggiarsi sul tavolo, fin quando finalmente la mano non cominciò a scrivere nella nuova posizione, adottandola di regola da quel giorno in poi. Tuttavia i movimenti spasmodici continuarono a presentarsi occasionalmente, sia quando il braccio si preparava a scrivere sia – in misura minore – quando Phinuit ne riguadagnava il controllo. Molte matite furono spezzate o gettate via dal tavolo.

In genere le comunicazioni mediante scrittura diretta provenivano direttamente da qualche amico o conoscente dei consultanti, il quale così riusciva ad esprimersi autonomamente dal controllo. Hodgson rileva come la qualità della scrittura sia molto variabile, in funzione dell'eccitazione dell'entità comunicante o della frequenza delle sue comunicazioni scritte. Inoltre ha la sensazione che la personalità comunicante sia inconsapevole del fatto di scrivere: infatti Hodgson ritiene che il comunicatore si preoccupi solo di trasmettere i propri pensieri alla medium, affinché possano pervenire ai consultanti.

In qualche occasione Hodgson riuscì ad ottenere che entrambe le mani della medium scrivessero contemporaneament, ottenendo due messaggi provenienti da distinte entità, mentre il controllo Phinuit continuava a parlare su un diverso argomento. Tuttavia la mano sinistra scriveva molto più di rado della destra, probabilmente a motivo della sua minore efficienza come macchina scrivente.

Durante una seduta alla quale anche Hodgson era presente, mentre Phinuit comunicava verbalmente con la consultante, la mano della medium cominciò direttamente a scrivere un messaggio diretto ad Hogson e proveniente da un suo amico defunto, che non aveva avuto alcuna connessione con la consultante, "quasi che – dice Hodgson – qualcuno, entrando in una stanza dove due persone stanno conversando, si avvicini con discrezione ad una terza persona lì presente per sussurarle qualcosa all'orecchio, senza disturbare" .

Frequentemente l'entità che comunicava per iscritto era George Pelham, l'amico di Hodgson morto nel 1892, il quale di quando in quando si serviva anche della voce della medium. L'amicizia tra Hodgson e George Pellew era stata di natura più intellettuale che emotiva. George era molto versato nella letteratura e nella filosofia, alle quali dedicava gran parte del suo tempo. Negli ultimi tre anni prima della morte aveva vissuto a New York, integrandosi nella società culturale di quella città in cui era ben conosciuto. Era anche membro della ASPR, pur essendo scettico sulla possibilità di una vita futura post mortem, eventualità che considerava, dal punto di vista filosofico, non solo incredibile ma anche inconcepibile. Su questo argomento vertevano molte lunghe discussioni tra lui ed Hodgson, il quale, pur non credendo a quell'epoca in una vita futura, tuttavia sosteneva che poteva trattarsi di un'ipotesi almeno concepibile. George alla fine si dichiarò d'accordo con Hodgson, e gli promise che se fosse morto prima di lui ed avesse riscontrato di esistere ancora, si sarebbe attivamente dato da fare per rivelare la realtà della sua nuova esistenza.

Nel 1888 George aveva assistito ad una seduta con la Piper, ed era venuto alla conclusione che non si trattava d'altro che di iperestesia da parte della medium.

Circa cinque settimane dopo la sua morte, George si manifestò per la prima volta ad una seduta della Piper alla quale partecipavano Hodgson ed un comune amico di entrambi, presentato alla medium sotto il falso nome di Mr. Hart. George comunicava usando Phinuit come intermediario. Oltre a presentarsi col proprio vero nome, George indicò esattamente i nomi e cognomi di diversi suoi amici, incluso Mr. Hart, riferendo alcuni eventi di cui sia Hodgson che Hart erano all'oscuro. Riconobbe come propri i gemelli da polso che Hart portava, dando una corretta versione del modo in cui l'amico ne era venuto in possesso. Incaricò Hart di dare un suo messaggio alla figlia di due suoi cari amici, Katharine Howard: "Dille questo, e lei capirà: Katharine, io risolverò i problemi". Il messaggio non aveva alcun particolare significato né per Hart né per Hodgson, ma quando Hart il giorno dopo riferì il messaggio al padre di Katharine, James Howard, questi ne rimase molto impressionato, perché ricordava che quando George era stato loro ospite, qualche tempo prima della morte, parlava spesso con la figlia Katharine, allora quindicenne, di temi come lo spazio, il tempo, Dio e l'eternità, facendole notare quanto fossero insoddisfacenti le opinioni comunemente accettate su tali questioni. Era solito concludere tali discussioni dicendo a Katherine che prima o poi sarebbe riuscito a trovare una soluzione per questi problemi, ed allora gliel'avrebbe fatto sapere.

George fece riferimento ad altre circostanze relative a comuni amici, tra cui William James, ed a loro conoscenti. Già da questa prima seduta sia Hodgson che Hart riportarono una profonda impressione, perché avevano riconosciuto nei dettagli, nei molti riferimenti personali ed intimi, e nel modo stesso di esprimersi o di interloquire la personalità reale dell'amico, quale era da loro percepita quando era in vita. Seguirono diverse sedute alle quali presero parte altri amici di George, con i quali l'entità mostrava un vivo desiderio di entrare in contatto, tanto che spesso Phinuit diceva ad Hodgson: "George mi chiede, quand'è che fai venire Jim (Howard)?" oppure "George dice che vuole parlare con voi della filosofia della vita".

L'11 aprile 1892 gli Howards, marito e moglie, che non avevano mai avuto alcun interesse nella ricerca psichica né si sentivano predisposti in tal senso, parteciparono sotto falso nome ad una seduta privata con la Piper, dopo essere stati convinti a farlo da Hart quando quest'ultimo riferì il messaggio relativo a Katharine. Gli Howards furono molto colpiti dai vari e precisi riferimenti ad amici comuni ed a circostanze ed affari privati, tanto che riferirono di aver riportato l'impressione di un'autentica conversazione con l'amico che avevano conosciuto per tanti anni.

Quello che segue è uno stralcio dalle note di James Howard, che rende bene il carattere vivace della conversazione .

George: "Jim, sei tu? Parlami, presto. Io non sono morto: non pensare a me come ad un morto. Sono dannatamente contento di vederti. Tu mi puoi vedere? Non riesci a sentirmi? Porta il mio affetto a mio padre e digli che desidero vederlo. Io sono felice qui, ed ancor più da quando ho scoperto di poter comunicare con voi. Mi dispiace per coloro che non riescono a parlare... Voglio che tu sappia che penso spesso a te. Ho parlato a John di alcune lettere: ho lasciato le mie cose terribilmente in disordine, sia i miei libri che le mie carte. Mi perdoni per questo, non è vero?..."

Howard: "Cosa fai, George, dove sei?"

G. "Non riesco a fare quasi niente, per ora: mi sono appena risvegliato alla realtà della vita dopo la morte. All'inizio era come essere nelle tenebre, non riuscivo a distinguere nulla. Sai, Jim, le ore più scure sono quelle che precedono l'alba: ero disorientato, confuso. Presto avrò qualche occupazione. Ora posso vedervi, amici miei. Posso sentire le vostre parole. La tua voce, caro Jim, riesco a distinguerla dall'accento e da come articoli le frasi, ma risuona come un grande tamburo. La mia invece giungerà a te come un flebile sussurro".

H. "Allora la nostra conversazione è qualcosa di simile ad una telefonata?"

G. "Sì"

H. "Una telefonata a lunga distanza? (George si mette a ridere) Non sei rimasto sorpreso nel trovarti ancora vivo?"

G. "Proprio così. Davvero sorpreso. io non credevo in una vita futura. Andava al di là delle mie capacità di ragionamento. Ora invece per me è così chiara come la luce del giorno. Noi abbiamo un fac-simile astrale del corpo materiale... Jim, cosa stai scrivendo adesso?"

H. "Niente di importante".

G. "Perché non prendi nota di quello che ti dico?"

H. "Mi piacerebbe, ma la semplice espressione delle mie opinioni non servirebbe a niente. Mi servono fatti".

G. "Ed io voglio offrirtene, tanto a te quanto ad Hodgson, se è sempre interessato in queste cose".

H. "La gente verrà a sapere di questa possibilità di comunicazione?"

G. "È solo questione di tempo, e la gente nel corpo materiale saprà tutto di queste cose, e ciascuno sarà in grado di comunicare... Desidero che tutti gli amici sappiano di me... Cosa sta scrivendo Rogers?"

H. "Un romanzo".

G. "Non mi riferisco a quello. Non sta scrivendo qualcosa su di me?"

H. "Sì, sta preparando uno scritto commemorativo su di te".

G. "Questo è simpatico: è piacevole essere ricordato. È molto gentile da parte sua. Lui è stato sempre gentile nei miei confronti quando ero in vita. Martha Rogers (la sua figlia deceduta) è qui. Ho parlato con lei varie volte. Si concentra troppo sulla sua malattia fatale, sul fatto di essere stata nutrita mediante un tubo. Noi le diciamo che dovrebbe dimenticarsene, ed in buona parte c'è già riuscita, ma è stata malata per troppo tempo. È una cara piccola creatura, quando la si conosce bene, ma non si lascia conoscere facilmente. È una bella piccola anima, e manda il suo amore al padre... E Berwick, come sta? Lo saluto con affetto. È un bravo ragazzo, è proprio come avevo sempre pensato che fosse quando ero vivo: leale ed onorevole. E come va Orenberg? Lui ha alcune mie lettere. Dategli i miei più calorosi ed affettuosi saluti. Io gli sono sempre stato molto caro, sebbene tra i miei amici fosse quello che mi capiva meno. Le persone eccentriche, come me, sono sempre poco comprese in vita. Per questo io andavo soggetto a crisi depressive. Ora non più, ora sono felice. Voglio che mio padre lo sappia: eravamo soliti discutere di cose spirituali, ma sarà difficile convincerlo... Sarà più facile con mia madre..."

Hodgson fa notare come tutte le citazioni di George siano esatte, ed inoltre riferisce in dettaglio sui vari test condotti tanto da lui quanto da altri consultanti per stabilire l'identità tra l'entità George e la personalità di George Pellew. Afferma inoltre che George non si è mai sbagliato sia nel riconoscere gli oggetti e le loro relative associazioni personali, sia nel riconoscere le persone stesse. Tra i molti consultanti che si presentarono alla Piper in forma anonima, George riconobbe sempre i propri amici rivolgendosi loro come avrebbe fatto in vita, ricordando episodi e citando cose ad essi associate con una partecipazione emotiva identica a quella che la personalità di Pellew aveva dimostrato nei confronti di ciascuno di loro.

La tenacia di George nello svolgere il proprio compito – durante le numerosissime sedute che coprono un periodo di tempo di oltre cinque anni, con le sole interruzioni dovute allo stato di salute della medium–- è dovuta, secondo Hodgson, alla promessa fattagli dall'amico che, se fosse morto per primo ed avesse scoperto di esistere ancora, avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per poter comunicare tale scoperta. Le manifestazioni di George non sono mai state di natura occasionale o intermittente, ma hanno sempre mostrato i segni indicativi di una personalità viva, coerente e persistente, dotata di tutti i caratteri di un'intelligenza autonoma e del tutto indipendente dalla presenza o dall'assenza di questo o di quel consultante o assistente alle sedute.

L'interesse continuo dimostrato da George nei confronti dei propri familiari ed amici, dei propri ricordi e dei propri affari personali sono, secondo Hodgson, proprio quelli che ci si sarebbe aspettati dall'intelligenza di Pellew se fosse stato ancora in vita. Hodgson dà conto anche di alcuni insuccessi o errori occorsi a George, mettendo in evidenza come l'entità avesse sempre cercato di far presente agli interlocutori le difficoltà della comunicazione e del riconoscimento delle persone e degli eventi di questa dimensione, soprattutto allorquando la luce non era "buona" a causa dello stato di salute della medium o di altre perturbazioni della sintonia.

Hodgson continua il suo intervento mettendo a confronto l'ipotesi spiritualistica con quella telepatica tra i vivi, nel tentativo di trovare una spiegazione per i fatti da lui riportati. Si ricollega alle conclusioni del suo precedente rapporto per riconoscere, anzitutto, che l'ipotesi di frode da parte della medium, già in precedenza dichiarata insostenibile, lo è ancor più di fronte ai nuovi eventi. Gli sviluppi della medianità della Piper, con le comunicazioni provenienti da diverse entità manifestate mediante la scrittura automatica, ed il riconoscimento dell'intelligenza autonoma e coerente di ciascuna di queste entità – ed in particolare di George – differenziano queste sedute da quelle in cui il controllo Phinuit era l'unico intermediario. La contemporaneità delle diverse manifestazioni tolgono forza all'ipotesi tendente a considerare Phinuit come una personalità dissociata subconscia della medium.

I gruppi coerenti di memorie associate alle diverse personalità comunicanti, le caratteristiche manifestazioni emotive che distinguono ciascuna di queste personalità, la complessità richiesta per l'interpretazione di questo o di quel carattere e l'assenza di ogni apparente legame comune tra i pensieri ed i sentimenti associati all'una o all'altra personalità, fanno propendere Hodgson per il riconoscimento di un fondamento individuale autonomo e persistente che, evidentemente, sopravvive alla morte del corpo.

Questa parte della dissertazione di Hodgson – che occupa 50 pagine dei Proceedings (vol. 13) – si divide in due capitoli: nel primo l'ipotesi della comunicazione da parte degli spiriti viene messa a confronto con quella della telepatia tra i viventi, considerando i pro ed i contro di ciascuna delle ipotesi nella spiegazione del vasto materiale sperimentale da lui raccolto; nel secondo vengono messi in evidenza tutti gli elementi indiziari che lo portano a considerare vera l'ipotesi dello spirito.

Non è possibile né opportuno fare una sintesi ridotta dei ragionamenti di Hodgson, che potrebbero essere eventualmente oggetto di un articolo a sé stante. Basti dire che si tratta di argomentazioni intelligenti, precise ed approfondite, che cercano di tener conto di tutte le possibili obiezioni che potrebbero essere ragionevolmente avanzate. Hodgson dimostra ancora una volta di essere uno studioso serio, tenace e critico, sinceramente teso alla ricerca della verità e scevro di pregiudizi di parte. Per questo la sua dissertazione merita di essere tenuta ben presente ancor oggi, da parte di chiunque voglia dedicarsi alla ricerca psichica.

Nel prossimo capitolo esamineremo le numerose testimonianze sulle comunicazioni spiritiche in voce diretta prodotte dalla medium Etta Wriedt.


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