la coscienza e la ricerca psichica 3 – seconda parte |
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4. Gli esperimenti del Comitato Una prima serie di esperimenti fu eseguita per verificare il trasferimento di sensazioni dall'operatore (Mr. G. A. Smith, dotato di notevoli qualità mesmeriche) al soggetto (Fred Wells, di 20 anni, fornaio). Wells si metteva a sedere in poltrona e veniva bendato, mentre Smith, in piedi dietro di lui, eseguiva alcuni passi mesmerici che inducevano lo stato ipnotico. Poi alcune parti del corpo di Mr. Smith venivano pizzicate o punte in modo da causargli un discreto dolore, seppur sopportabile. Quest'operazione durava da uno a due minuti, durante i quali Smith chiedeva a Wells - che non era in grado di udire alcun'altra voce - se sentisse qualcosa. Nella prima serie di esperimenti Smith teneva una delle mani di Wells, mente nelle serie successive fu eliminato ogni contatto tra i due. Prima serie - 4 gennaio 1883 La parte superiore del braccio destro di Mr. Smith fu ripetutamente pizzicata: dopo un paio di minuti Wells cominciò a grattarsi nella stessa parte del suo corpo. Pizzicato dietro al collo: stesso risultato. Uno schiaffo nel polpaccio della gamba sinistra: stesso risultato. Lobo dell'orecchio sinistro pizzicato: stesso risultato. Parte esterna del polso sinistro pizzicata: stesso risultato. Schiaffi nella parte superiore del dorso: stesso risultato. Capelli tirati: Wells localizza il dolore nel braccio sinistro. Spalla destra schiaffeggiata: la parte viene indicata correttamente. Puntura al polso sinistro esterno: stesso risultato. Puntura dietro al collo: stesso risultato. Piede sinistro pestato: nessuna indicazione. Puntura all'orecchio sinistro: correttamente indicata. Schiaffi alla spalla sinistra: stesso risultato. Polpaccio della gamba destra pizzicato: Wells si tocca il braccio. Puntura al polso sinistro interno: correttamente indicata. Puntura al collo dietro l'orecchio: stesso risultato. In questa prima serie di esperimenti diverse circostanze possono indurre a pensare che vi sia stato uno scambio di informazioni, anche in buona fede, tra l'operatore ed il soggetto, tramite il contato delle mani, i rumori o altri segnali. Nella serie successiva fu perciò interposto tra Mr. Smith e Wells un paravento, che impediva qualsiasi contatto tra i due. Durante alcune delle prove Mr. Smith si trovava in un'altra stanza, divisa da quella in cui era Wells da spesse tende. Seconda serie - 10 aprile 1883 La parte superiore dell'orecchio sinistro di Smith viene pizzicata: dopo un paio di minuti Wells grida «Chi mi sta pizzicando?» e comincia a strofinare la parte corrispondente. La parte superiore del braccio di Smith viene pizzicata: quasi subito Wells indica la parte corrispondente. Orecchio destro di Smith pizzicato: dopo un minuto Wells colpisce il suo orecchio destro, come per scacciare una mosca fastidiosa. Il mento di Smith viene pizzicato: Wells indica la parte corretta quasi immediatamente. Vengono tirati i capelli dietro la nuca di Smith: nessuna indicazione da Wells. Smith pizzicato dietro al collo: dopo un poco Wells indica la parte corretta. Pizzicato l'orecchio sinistro di Smith: stesso risultato. A questo punto, essendo Mr. Smith nell'altra stanza, Wells comincia ad addormentarsi dicendo di non voler essere più scocciato. Ma viene parzialmente risvegliato, e gli esperimenti riprendono. Del sale viene messo in bocca a Smith: Wells grida «Non mi piace mangiare le candele» (forse perché la parola "candela" era stata da lui udita qualche minuto prima). Dello zenzero in polvere, di una varietà particolarmente piccante, viene messo in bocca a Mr. Smith: Wells esclama «Non mi piacciono le cose piccanti; perché mi date del pepe di Cayenna?» Del sale viene messo di nuovo in bocca a Mr. Smith: Wells esclama «Perché mi date ancora dei cattivi pasticci piccanti?» In bocca a Mr. Smith viene messo dell'assenzio: Wells grida: «Fatemi il favore, non mi piace la mostarda». Va osservato che in questi ultimi esperimenti il gusto dello zenzero era persistente, e nascondeva le sensazioni successive. Il polpaccio destro di Mr. Smith viene pizzicato: Wells è molto contrariato, e per un po' di tempo rifiuta di parlare. Alla fine solleva bruscamente la gamba destra e comincia a strofinarsi il polpaccio. Dopo di che Wells - ancor più arrabbiato - rifiutò qualsiasi ulteriore collaborazione. Con considerevole acume si giustificò dicendo: «Non vi dico più niente, così, dato che non rispondo, la smetterete di pizzicarmi e di tormentarmi». E poi, rivolto a Mr. Smith che lo invitava a collaborare ancora: «Ma perché volete che risponda? Stanno tormentando me, non voi, ed io non sopporto più i loro pizzichi». Alla luce dei risultati di questi esperimenti ne furono messi a punto altri per verificare se vi fosse una forma di comunicazione fuori dell'ordinario tra Mr. Smith e Fred Wells. In uno di questi Wells venne fatto sedere in un angolo della stanza con la faccia rivolta verso il muro, mentre Smith e due membri del Comitato sussurravano ad intervalli ed a turni irregolari il suo nome dall'angolo opposto in modo tale che un osservatore dotato di normale udito poteva a mala pena percepirli da un paio di metri di distanza, mentre non sarebbe riuscito a sentire alcunché laddove si trovava Wells, che oltretutto aveva gli occhi chiusi ed era bendato. In queste condizioni Wells rispondeva soltanto quando a pronunciare il suo nome (Fred) era Smith, e mai quando erano gli altri. Questo esperimento ebbe successo anche quando Smith e gli altri furono isolati nella stanza accanto, separata da spesse tende da quella in cui si trovava il soggetto. Per escludere qualsiasi eventualità di accordo fraudolento tra l'operatore ed il soggetto, Mr. Smith fu invitato ad ipnotizzare un amico fidato di Gurney, Mr. Beard. Una volta messo quest'ultimo in stato ipnotico profondo, e ad occhi chiusi, uno sperimentatore accostava un diapason al suo orecchio e gli poneva ad alta voce la domanda «Lo senti?» Nello stesso istante un altro sperimentatore indicava a Mr. Smith un sì o un no , in modo che l'operatore potesse influenzare a distanza la volontà del soggetto, che doveva rispondere o non rispondere secondo l'indicazione ricevuta da Smith. L'esperimento ebbe successo in tutti i dodici casi in cui fu ripetuto. Al suo risveglio, Mr. Beard (che - lo ricordiamo - era stato scelto come persona di fiducia dai membri del Comitato) affermò di aver udito tutte le volte il suono del diapason ma in alcuni casi si era sentito obbligato a non rispondere alla domanda, come se la sua volontà fosse stata soggiogata da quella dell'operatore. Un altro esperimento venne ripetuto una quarantina di volte senza che si verificasse un singolo fallimento. Il soggetto venne bendato e fatto sedere davanti ad un tavolo sul quale posava entrambe le mani, con le dita ben aperte. Uno schermo formato da quattro fogli di pesante carta marrone gli venne poi messo davanti in modo che poggiasse sui suoi avambracci e gli coprisse completamente il petto ed il viso, estendendosi ben oltre in alto ed ai lati (in modo da esser certi che non potesse vedere le sue dita). Tutti coloro che assistevano all'esperimento erano assolutamente certi dell'impossibilità che il soggetto potesse vedere quanto accadeva alle sue dita. Due delle dieci dita erano poi scelte dagli sperimentatori ed indicate in silenzio all'operatore (sempre Mr. Smith) il quale, stando a più di un metro di distanza dallo schermo, eseguiva alcuni passi delicati sulle dita indicategli. Veniva presa ogni precauzione affinché fosse evitato non solo qualsiasi contatto, ma anche la sensazione di una corrente d'aria: per maggior sicurezza anche uno degli sperimentatori compiva movimenti analoghi a quelli dell'operatore su due delle altre otto dita del soggetto non selezionate. In alcuni esperimenti l'operatore semplicemente teneva le sue dita al di sopra di quelle del soggetto, senza compiere alcun movimento. Dopo un minuto o poco meno, le due dita prescelte diventavano totalmente rigide ed insensibili: se le punte acuminate di una forchetta pungevano dolcemente una delle altre dita il soggetto protestava immediatamente, ma potevano essere affondate in ciascuna delle due dita scelte senza che vi fosse la minima reazione fisica o verbale. Anche nel caso in cui il colpo fosse vibrato con forza - cosa che gli stessi sperimentatori facevano con riluttanza - ed in modo da causare un sicuro dolore anche in una persona dotata di pelle coriacea, la "vittima" restava in silenzio o continuava tranquillamente a parlare, senza manifestare alcuna reazione. Se veniva chiesto al soggetto di chiudere la mano a pugno, l'ordine era correttamente eseguito fatta eccezione per le sole dita mesmerizzate, che restavano innaturalmente protese in avanti. Va detto che in questa serie di esperimenti, allo scopo di poter escludere che l'insensibilità al dolore non fosse simulata dal soggetto, quest'ultimo venne letteralmente sottoposto a piccole torture: fiammiferi accesi furono accostati alla sensibile zona intorno alle unghie, oppure gli vennero applicate scosse elettriche di crescente intensità. L'esperimento ebbe successo anche quando fu eseguito scegliendo come soggetto una signora dalla pelle delicata, che andava letteralmente in crisi appena la punta della forchetta le toccava una delle dita sensibili, ma non mostrava nessuna reazione quando ad essere pesantemente punte erano le dita mesmerizzate. Un altro interessante esperimento era dato dalla capacità del soggetto di scegliere tra un gruppo di dieci oggetti di tipo simile solo quei due o tre che erano stati precedentemente mesmerizzati dall'operatore (in un'altra stanza) mediante passi eseguiti senza alcun contatto. Vennero di proposito scartati oggetti in metallo, come monete e simili, onde evitare che vi potesse essere qualche forma di trasmissione di calore dalle mani dell'operatore all'oggetto. Successivamente fu messa a punto una seconda serie di esperimenti per verificare la facoltà dell'operatore di influenzare telepaticamente la volontà del soggetto. Anzitutto fu scelto un soggetto - un giovane di nome Fearnley - mai incontrato prima dall'ipnotizzatore (sempre Mr. Smith), ed al quale nulla era stato rivelato sulla natura dell'esperimento. Il soggetto, in stato di sonno ipnotico, doveva aprire o tenere chiuse le dita della mano in risposta alla domanda dello sperimentatore (in questo caso il professor Barrett): «Adesso, vuoi aprire le dita?» Nel porre la domanda, lo stesso Barrett indicava a Mr. Smith - che gli stava accanto - una risposta (sì o no) scritta su un biglietto che il soggetto non avrebbe potuto in nessun caso vedere, quand'anche avesse tenuto gli occhi ben aperti. Senza alcun suono, senza alcun mutamento di espressione e restando a distanza dal soggetto, l'operatore doveva cercare, mediante la propria volontà, di influenzarne la risposta in accordo con quanto Barrett gli indicava. Su venti prove eseguite, 17 ebbero pieno successo, mentre tre fallirono: nei casi di fallimento Smith dichiarò di non essersi concentrato abbastanza. L'esperimento fu ripetuto ponendo Mr. Smith ad una distanza variabile e via via crescente dal soggetto. In questo caso le risposte "sì" o "no" erano scritte su due diversi cartoncini che venivano consegnati a Smith da Barrett mentre quest'ultimo chiedeva al soggetto «Riesci a sentirmi?» Ovviamente, se il cartoncino indicava "no" il soggetto non doveva dare alcuna risposta. Furono dapprima condotte 25 prove nelle quali Mr. Smith si trovava ad un metro dal soggetto: tutte le prove ebbero pieno successo. Furono poi condotte sei prove ad una distanza di due metri, sei prove ad una distanza di quattro metri ed altre sei prove a quasi 12 metri di distanza, tutte senza un singolo fallimento. Nell'ultima serie di prove Smith si trovava in un'altra stanza, con la porta chiusa, ed il cartoncino gli veniva passato da sotto la porta. Per non influenzare involontariamente il proprio tono di voce, Barrett mescolava i cartoncini e li dava a Smith a faccia in giù, in modo da non conoscere la risposta. Un'ultima serie di esperimenti fu condotta ponendo Mr. Smith in una stanza a 10 metri di distanza (due stanze più in là), dove i cartoncini gli venivano consegnati da una terza persona: le prime tre prove ebbero successo, poi il soggetto cadde in un sonno profondo e non fu possibile continuare. Un'altra serie di esperimenti dello stesso genere fu condotta in una stanza completamente buia, nella quale Barrett, tenendo la mano di Smith, gli segnalava la risposta stringendola una volta per indicare "no" e due volte per il "sì". Le 12 prove eseguite ebbero pieno successo. Ho ritenuto di dover descrivere questi esperimenti perché, al di là dei risultati ottenuti, mi sembrano indicativi della serietà e dell'attenzione con cui le indagini venivano condotte dai membri del Comitato. In nessun caso, poi, gli stessi ritennero di dover giungere a conclusioni definitive o affrettate, ma ogni volta cercavano di ideare nuovi esperimenti di conferma delle ipotesi avanzate. 5. Il punto di vista di Myers Gli esperimenti sull'ipnotismo si inseriscono in quell'ampio campo di indagine, teso a far luce sul funzionamento della mente umana, che Myers definì psicologia sperimentale e che vide il suo periodo di più intensa attività proprio tra la fine dell'800 ed i primi decenni del '900. Lo stesso sviluppo della psicanalisi e della psicologia analitica, sebbene contrassegnato da limiti teorici, metodologici e sperimentali, ebbe come premessa l'effettiva osservazione di un cospicuo numero di fenomeni di origine e di natura mentale (o nervosa , come si diceva all'epoca). Fin dalle prime osservazioni, il Comitato ebbe cura di evidenziare il fatto che gran parte dei fenomeni osservati non si presentavano esclusivamente nello stato ipnotico e nei soggetti mesmerizzati, ma erano già da tempo nel repertorio di quegli stati di coscienza alterata conosciuti come sonnambulismo, anestesia spontanea, catalessi, trance, chiaroveggenza, automatismo, ecc. La letteratura medica dell'epoca conteneva un vasto campionario di precise osservazioni relative a casi di questo genere, così come a fenomeni di personalità multiple . Fu soprattutto il Myers ad essere colpito dalla complessità dei vari fenomeni relativi a funzionamenti anomali della mente, che attrassero il suo interesse fino al punto da indurlo ad elaborare una teoria della personalità umana originale e profonda. Come spesso accade, le idee di Myers hanno avuto molto meno successo e diffusione di quelle di Freud o di Jung - probabilmente anche perché Myers non era un professionista in campo clinico - soprattutto per il fatto che questi ultimi (o quanto meno i loro seguaci) si sono presentati come ideatori di "soluzioni" terapeutiche, mentre Myers preferì mantenersi in un ambito più sperimentale e speculativo, anche se scientificamente corretto. Sebbene Myers dichiarasse apertamente di credere (e sperava di poterlo anche provare) che noi possediamo una specie di anima, o di spirito, o - come lui preferiva chiamarlo - di Sé trascendente, che in qualche raro caso in questa vita può manifestare poteri che vanno al di là di quelli del nostro organismo, tuttavia riteneva che questo spirito fosse un'entità del tutto separata rispetto alla mente umana, all'Io ed ai contenuti dalla psiche, che riflettono esclusivamente un processo di evoluzione naturale. L'attenzione di Myers per le scoperte scientifiche e le sue acute ed attualissime considerazioni sul funzionamento della mente sono esemplari, e tolgono qualsiasi carattere di misticismo alle sue indagini nei più diversi settori della ricerca psichica. Per restare nell'ambito dell'ipnosi, è indubbio che essa apre una finestra sulla suggestionabilità mentale, un fenomeno che oggi è ampiamente riconosciuto da tutti coloro che operano in campo politico, pubblicitario o dell'intrattenimento di massa. La constatazione del fatto che la coscienza dipende dal funzionamento della mente, che i contenuti della coscienza sono in gran parte influenzati dalle interazioni sociali e che - in ultima analisi - l'Io conosce ben poco sul modo in cui la mente opera e sulle cause dalle quali hanno origine i contenuti della psiche, pur rappresentando la più grande conquista della psicologia sperimentale, ha un effetto inquietante per la maggior parte degli esseri umani, paragonabile alla scoperta che la Terra non è al centro dell'universo, o che il nostro corpo - ed il nostro cervello - sono un prodotto dell'evoluzione naturale. Myers mette in risalto le reazioni comportamentali che indicano la presenza di una "sensibilità" già nei primi organismi unicellulari, all'alba dell'evoluzione. Mette poi in evidenza il formarsi di una "coscienza coloniale" negli animali formati da colonie di cellule non differenziate, come le spugne, le meduse i o coralli. Infine, riconosce l'emergere di una coscienza individuale - e la sua successiva evoluzione - negli organismi pluricellulari differenziati, notando come anche in questo caso l'unità dell'individuo sia un'unità di coordinamento, non di creazione, un'unità di aggregati che derivano dalla molteplicità, cioè, in ultima analisi, un'unità sociale. E come, anche in una società umana complessa, i singoli individui delegano ad altri numerose funzioni e scelte, attendendosi comunque che tali funzioni e scelte avvengano nell'interesse di tutti, e dunque anche nel proprio, così anche la mente di un animale riflette questa funzione - se vogliamo "politica" - di decisione, di mediazione, di governo. Quando si arriva ad esaminare la coscienza umana, si riscontra che essa non è in sé portatrice di alcuna informazione affidabile circa le funzioni del processo evolutivo il quale - per quanto ne sappiamo - è per sua natura inconscio. Se così non fosse, noi sapremmo tutto sul nostro funzionamento, sulla nostra salute, sui processi dell'evoluzione e sulle leggi che ne stanno alla base, mentre i primi barlumi di conoscenza sono stati ottenuti da una parte dell'umanità solo negli ultimi due secoli, mentre precedentemente (ed anche a tutt'oggi) la coscienza ha prodotto e produce un gran numero di rappresentazioni di carattere simbolico e fantastico, la cui origine resta sempre di natura inconscia. Come Myers mette bene in evidenza, la vera base della nostra personalità umana è costituita dal nostro organismo fisico, dalla "colonia di cellule" che noi siamo, e dalla "storia personale" che su questa base si innesta per effetto delle interazioni sociali, dato che la colonia cellulare del nostro corpo si deve inserire nell'altra e più ampia colonia costituita dal società. Di solito noi siamo abituati a pensare di avere un'identità, un carattere ed una personalità autonomi ed indipendenti, fondati sulla volontà e sulla memoria. Ma proprio i fenomeni dell'ipnosi, che Myers - citando le parole del professor Beaunis - definiva "una vera vivisezione morale", dimostrano come tanto la memoria quanto la volontà abbiano origine dal funzionamento della mente, e possano essere artificialmente manipolate ed alterate in modo che la nostra coscienza resti all'oscuro delle reali cause da cui originano gli impulsi che percepiamo - e che noi siamo sempre ingenuamente portati ad attribuire al nostro libero arbitrio - e possa considerare come eventi realmente accaduti e memorizzati fenomeni allucinatori, dimenticando nel contempo quelli che si sono effettivamente verificati. In conclusione Myers deduce - sulla base di un'analisi obiettiva dei fatti - che noi esseri umani siamo, pur nella nostra estrema complessità, degli automatismi viventi dotati di coscienza, il cui funzionamento prevede però, in generale e salvo qualche eccezione, di non poter diventare consapevoli della nostra struttura operativa. Solo in epoca recente la conoscenza ha cominciato ad indagare sulla complessità del funzionamento mentale, nel tentativo di fare luce sull'origine e sulle cause dei fenomeni psichici, ed anche ai nostri giorni siamo ben lontani dall'avere un quadro conoscitivo esauriente e soddisfacente sulla psiche quale risultato dell'interazione tra gli elementi coscienti ed inconsci della nostra attività mentale e del funzionamento del cervello e del sistema nervoso. È in ogni caso innegabile come solo la coscienza costituisca la vera essenza del nostro esistere come esseri umani, dato che quando io non sono cosciente non esisto, e nemmeno so di non esistere, anche se qualcun altro - cosciente - può testimoniare dell'esistenza del mio corpo e perfino di movimenti fatti o di parole da "me" dette in stato di incoscienza. Inoltre tutto ciò che sparisce dalla mia memoria sparisce anche dalla mia coscienza, dunque per me è come se non esistesse o non fosse mai esistito, a meno che un'altra persona degna di fede non me dia testimonianza, come diversi esperimenti condotti da Myers stesso dimostrarono. Per Myers, se noi - in quanto esseri umani - abbiamo uno "spirito" non ne siamo assolutamente coscienti: non sappiamo nulla della sua natura o della sua identità, ed al massimo possiamo essere coscienti dell' idea di avere uno spirito. Da questo punto di vista Myers - a mio parere - si dimostra già alla fine dell'800 molto più profondo e più vicino alla verità di altri studiosi, anche di epoca più recente, i quali o negano l'esistenza dello spirito o confondono lo spirito con la psiche, attribuendo un carattere spirituale a quelli che non sono altro che prodotti dell'attività mentale che si originano nel complesso ambito socio-culturale umano. Myers afferma senza mezzi termini che la psicologia sperimentale rivoluziona tutte le antiche idee metafisiche. Ma proprio per questo, secondo lui, la natura di automatismo dell'essere umano può essere utilizzata per favorirne l'evoluzione. Infatti, in accordo con l'idea di civiltà prevalente in quell'epoca, l'evoluzione umana nasce dall'inibizione che le funzioni mentali superiori sono in grado di esercitare su quelle inferiori, ereditate dalla nostra natura animale. Senza questa inibizione, dovuta in gran parte alle esigenze sociali (da cui il termine civiltà per indicare il fenomeno di evoluzione dell'essere umano rispetto alla sua natura animale), le creature umane sarebbero molto più inclini a cedere a comportamenti di tipo istintuale, come si riscontra ogni volta che le condizioni sociali consentono una rimozione delle inibizioni. Myers è qui in piena sintonia con l'orientamento successivo dei pionieri della conoscenza della psiche, ed in particolare con gli studi di Freud da Psicologia delle masse e analisi dell'io (1921) a Il disagio della civiltà (1930). Myers sostiene poi che l'ipnosi potrebbe essere utilizzata per aiutare le persone socialmente disadattate o pericolose (e dunque anche criminali e delinquenti) a migliorare, e perfino a diventare virtuose, dato che l'ipnotismo - come l'educazione - è anzitutto un processo di inibizione. Per suffragare queste affermazioni Myers cita alcuni esempi di persone il cui carattere era cambiato decisamente in meglio a seguito di una terapia ipnotica, anche si riconosce che alcuni - come gli alcolizzati cronici - sono molto difficili da ipnotizzare. Noi, trascorso più di un secolo da queste osservazioni di Myers - sappiamo oggi che l'evoluzione della civiltà ha preso strade diverse da quelle che lui immaginava. In epoca recente abbiamo assistito piuttosto al diffondersi ed all'accentuarsi di un atteggiamento disinibitorio rispetto alle pulsioni istintuali, probabilmente nel tentativo di cercare una nuova e più armoniosa sintesi tra la natura animale dell'essere umano e la funzione evolutiva della civiltà. Non siamo in grado attualmente di dire se questo "esperimento" dell'evoluzione avrà successo o se finirà - come tanti altri nella storia - in un fallimento, e cosa accadrà nell'uno o nell'altro caso. Quello che più importa mettere in evidenza è il fatto che tutti questi fenomeni, che fanno parte della storia umana e - più in generale - dell'evoluzione della vita su questo mondo, e che hanno un'indubbia influenza sulla psiche determinando i contenuti che vengono alla luce della coscienza ed i comportamenti degli esseri umani, hanno ben poco a che vedere con lo spirito. Resta pertanto aperto il problema - anzi l'enigma - dei fenomeni spiritici di cui ci siamo occupati nelle puntate precedenti, della relazione tra lo spirito e la coscienza dell'io e del significato dell'esperienza umana per lo spirito: questioni alle quali il Myers dedicò i suoi sforzi e le sue notevoli risorse fino alla sua morte, nel 1901 (e forse anche dopo). |
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