la coscienza e la ricerca psichica 4 – prima parte

 

 


In riferimento alle indagini sulla sopravvivenza eseguite da ricercatori diligenti, in questa puntata vengono esaminate le manifestazioni in voce diretta dovute alla medianità delle sorelle Moore, come testimoniate nei resoconti di una serie di sedute che ebbero luogo intorno agli anni '30 del secolo scorso, pubblicati nel libro Proof del rev. V. G. Duncan. L'interesse di tali manifestazioni è dovuto alla loro coerenza, alla naturalezza con la quale gli spiriti comunicavano con gli assistenti ed alla chiarezza espressiva dello spirito guida, Andrew Wallace, il quale - pur esprimendosi sempre con uno spiccato accento scozzese - assolveva egregiamente al suo compito di presentare gli spiriti che desideravano comunicare e faceva del suo meglio per aiutarli a farsi udire in modo chiaro. Nel corso delle sedute si ebbero eclatanti esempi di identificazione, di chiaroveggenza e di premonizione, oltre ad alcuni casi di guarigione. Degno di nota anche il fatto che le medium non cadevano in trance durante le sedute, ma partecipavano attivamente alle conversazioni con gli spiriti.

1. L'indagine sulla sopravvivenza

Come introduzione a questa puntata sulla ricerca psichica desidero ricollegarmi a quanto esponevo nell'articolo finale del Forum sullo Spirito, pubblicato sul n. 4/2006 di Luce e Ombra, in merito all'atteggiamento (o, per essere più precisi, ai diversi atteggiamenti) della coscienza umana quando viene a confrontarsi, direttamente o indirettamente, con determinati fenomeni medianici. Il contatto diretto con tali fenomeni è stato privilegio di pochi, ma la letteratura che ne riporta e ne testimonia lo svolgimento ed i risultati è ampia e per buona sorte ben accessibile.

In quell'articolo osservavo come le reazioni di fronte ai fenomeni medianici, ed in particolare nei confronti della loro origine spiritica, coprano tutta la gamma che va dalla credulità incondizionata al rifiuto intransigente della possibilità che tali fenomeni possano anche solo verificarsi. Si è anche visto, nel terzo articolo di questa serie dedicato alle ricerche sull'ipnotismo, come la coscienza individuale sia facilmente plasmabile ed influenzabile e dunque raramente poggi su basi affidabili, stabili e sicure, ma abbia piuttosto a fondamento (quasi sempre inconscio) elementi psichici che trascendono l'individuo e che rispondono a dinamiche anche conflittuali per le quali ciò che ha valore e significato oggi può non averlo più domani e viceversa.

Approfondiremo in futuro l'importanza della psiche e della sua evoluzione in relazione alla migliore comprensione del significato della nostra vita terrena ed alla possibilità che vi sia una continuità dell'esistenza psichica oltre la morte del corpo. In questa puntata prenderemo spunto da l significato delle indagini sulla sopravvivenza, avendo come riferimento le ricerche effettuate tra il 1926 ed il 1932 da Victor G. Duncan, pastore della chiesa anglicana, pubblicate in un conciso ma significativo libretto dal titolo Proof (La prova). L'autore afferma di aver scritto il libro in piena sincerità, spinto dal desiderio di risolvere sperimentalmente il problema della sopravvivenza, riconoscendo che, alla luce delle attuali esigenze della coscienza umana evoluta, la fede non è più sufficiente ad offrire garanzie al riguardo, essendo fondata su elementi della tradizione e su convenzioni che non reggono la verifica della conoscenza scientifica.

D'altra parte il bisogno di sapere se qualcosa di legato alla nostra personalità umana sopravvivrà alla morte del corpo non nasce tanto da un desiderio ego centrico di voler continuare comunque ad esistere, e nemmeno dalla paura di cosa potrà accaderci dopo la morte. Infatti qualsiasi persona intelligente si rende conto che l'assenza di consapevolezza non comporta alcuna forma di esistenza cosciente, e dunque non vi sarebbe nulla e nessuno in grado di sapere se "si esiste" o "non si esiste" (l'amletico "essere o non essere"), come accade quando si è immersi in un sonno senza sogni o in stato di coma. Anzi, da questo punto di vista, la morte come annullamento della coscienza diventa preferibile all'idea - per lungo tempo diffusa ed avallata da l potere temporale ed ecclesiastico - dell'inferno come luogo di sofferenza eterna; per lo stesso motivo, coloro che soffrono intensamente per un male incurabile desiderano morire subito piuttosto che continuare a vivere in quelle condizioni.

Tra le persone che non credono alla sopravvivenza si possono trovare tanto coloro che "usano" la vita stessa cercando di volgere ogni cosa al loro tornaconto, incuranti delle conseguenze di ciò che fanno e degli effetti che il loro agire ha sul prossimo, sia persone la cui vita è esemplare sotto il profilo etico e del rispetto del prossimo. Non a caso tra le comunicazioni ottenute per via medianica ve ne sono diverse provenienti da "spiriti" che affermano sinceramente ed apertamente di non aver creduto alla sopravvivenza quando erano vivi: se ne deduce che il credere o meno alla sopravvivenza non ha influenza su ciò che ci accadrà dopo la morte. D'altra parte, la storia dimostra che ci sono persone capaci di compiere i peggiori misfatti, giustificandoli in nome della sopravvivenza e della "salvezza" dell'anima.

Le indagini sulla sopravvivenza effettuate da persone di adeguata intelligenza e di buon livello culturale non nascono dunque da semplice curiosità o dalla paura di cessare di esistere, ma dall'esigenza di trovare un significato più ampio al problema della vita umana e delle vicissitudini nelle quali siamo coinvolti in questo mondo. Inoltre alcune persone il cui animo è incline alla pietà ed al conforto delle pene altrui trovano nella certezza della sopravvivenza un efficace strumento per alleviare le sofferenze di chi ha perso una persona cara. Come dichiara il rev. Duncan, come può compiere con convinzione il proprio servizio nei confronti di chi ha bisogno di conforto colui che nutre anche un solo dubbio su quanto afferma?

2. Duncan e la medianità delle sorelle Moore

Prima di prendere in esame gli eventi descritti da Duncan nel suo libro, devo riconoscere che non esiste modo di verificare se ciò che l'autore ha scritto corrisponde a verità. Duncan dichiara fin dall'inizio la propria buona fede, e dice di essersi ben esercitato in modo da poter prendere appunti nell'oscurità: durante ogni seduta prendeva note scritte di quanto accadeva, ed in base alle stesse redigeva un resoconto completo della seduta quasi sempre subito dopo la stessa, o appena gli era possibile. Vengono riportate sempre data ed ora di ogni seduta, insieme con i nomi degli assistenti, citati per intero (con l'indicazione della loro professione o del ruolo sociale) quando Duncan veniva autorizzato a farlo, oppure con le sole iniziali o con nomi fittizi quando non lo era.

Un'indagine relativa ai nomi dei personaggi di maggior rilievo citati da Duncan ne ha confermato l'esistenza e la partecipazione alle sedute alle quali si fa riferimento. Si possono citare: Lord Robert Baden-Powell (1857-1941), militare e scrittore inglese fondatore del movimento mondiale dello scoutismo; Mary L. Cadell, ricercatrice e membro della SPR; il rev. A. F. Webling, interessato alla ricerca psichica ed autore di alcuni libri che ebbero un discreto successo tra il 1920 ed il 1940, tra cui Something Beyond (Qualcosa aldilà); il colonnello H. C. Osborne, segretario della Commissione imperiale per le tombe di guerra. Nel libro sono riportate anche alcune testimonianze scritte e firmate da queste ed altre persone che assistettero alle sedute.

Cito questi particolari perché il rev. Duncan non è particolarmente noto nell'ambito della ricerca psichica, né lo sono le due medium con le quali sperimentò, le sorelle Moore di Glasgow (sempre indicate come the Misses Moore). Nonostante ciò, tutte le sedute riportate si distinguono per la qualità e la coerenza delle comunicazioni (in voce diretta), per le numerose e precise predizioni di eventi verificatisi, per le ottime indicazioni di chiaroveggenza in relazione alle persone presenti ed agli oggetti portati, e per alcune interessanti spiegazioni sullo svolgimento dei fenomeni. Sotto questi punti di vista considero l'insieme del ciclo di sedute descritte nel libro Proof uno dei più convincenti e coerenti , anche in relazione all'ipotesi della sopravvivenza, tra quelli a me noti.

Pur essendo personalmente convinto della verità di quanto riportato dal rev. Duncan, non posso fornire in merito altre prove se non quelle che ho precedentemente indicato. Nel seguito di questo articolo darò comunque per scontata l'affidabilità di quanto scritto nel libro.

Quanto alla medianità delle sorelle Moore, essa era molto simile sotto vari aspetti a quella della medium americana Etta Wriedt di cui ho parlato nella seconda puntata di questa serie: anche le Moore non andavano in trance, ma partecipavano attivamente alle sedute. Gli "spiriti" comunicavano in voce diretta, spesso con l'aiuto della tromba e talora anche senza. A differenza della Wriedt, le sorelle Moore - pur dimostrandosi sempre affabili, gentili e disponibili - insistevano per dare un'impronta di carattere religioso ad ogni seduta, nel senso che si doveva iniziare con la recita del Padre nostro e con il canto di un inno sacro. Le sedute terminavano poi quasi sempre con una benedizione impartita da uno spirito che in vita aveva svolto funzioni legate alla chiesa. Tuttavia, a parte queste premesse che le Moore giudicavano importanti per la buona riuscita delle sedute, esse accettavano la presenza di chiunque anche senza conoscerne il nome. Le sedute erano di solito limitate a tre o quattro assistenti, oltre le medium, mentre a quelle della Wriedt poteva partecipare anche una ventina di persone.

Il libro contiene una breve prefazione di sir Oliver Lodge (1851-1940), professore di matematica e fisica a Liverpool fino al 1900 e poi rettore dell'università di Birmingham fino al 1919. Fu anche presidente della SPR dal 1901 al 1903 e presidente onorario nel 1932. Lodge scrisse alcuni interessanti articoli sull a possibilità della sopravvivenza dal punto di vista scientifico e sulla "meccanica" della sopravvivenza, oltre ai noti libri Survival of Man, Raymond or Life and Death e Why I Believe in Personal Immortality. Trovò molto interessante il librò di Duncan, tanto che accettò di scriverne la prefazione (cosa che non era solito fare per autori sconosciuti) dopo averlo letto d'un fiato.

3. La guida Andrew Wallace, Koha e Dodo

Al primo incontro, che ebbe luogo ad Edimburgo nel 1926, Duncan descrive le sorelle Moore come due normali giovani scozzesi, semplici e dignitose nell'espressione e nel comportamento, senza alcuna delle peculiarità e delle pretese tipiche delle personalità pseudo-mistiche. Entrambe erano comunque entusiaste di poter dedicare la propria vita al servizio della causa dello spiritualismo, che consideravano di grande importanza per il genere umano. Si consideravano un semplice strumento utilizzato dal popolo degli spiriti per comunicare con gli esseri umani.

Dopo la preghiera iniziale, veniva utilizzata la musica di un grammofono e gli astanti dovevano conversare tra loro del più e del meno in modo naturale e fluido, perché le "vibrazioni" favorivano l'estrinsecarsi dei fenomeni. Le sedute dovevano tenersi in completa oscurità dato che la luce inibiva la manifestazione delle voci. Tuttavia furono fatti anche alcuni esperimenti con la luce proveniente dal fuoco nel camino, o all'aperto di notte con la luce della luna piena, e le voci furono udite, benché a volume ridotto rispetto all'usuale.

In mezzo al circolo degli assistenti, sul pavimento, le medium sistemavano al tromba, consistente in un tubo conico di alluminio di circa 45 centimetri, che alcuni spiriti utilizzavano per essere uditi più distintamente. Durante la seduta la tromba fluttuava per la stanza, accostandosi all'orecchio di qualcuno degli assistenti oppure toccandoli con dei colpetti. I partecipanti alla seduta erano invitati dalle medium a non toccare la tromba mentre si muoveva o era sospesa per non interrompere la voce comunicante; in più di una circostanza comunque lo stesso Duncan o qualche altro assistente riuscì a mettere le braccia intorno alla tromba accostata al suo orecchio, tastando con le mani nel buio per sentire se qualcuno o qualcosa sorreggeva lo strumento, senza mai rilevare alcunché.

Il cono formato dalla lamina di alluminio da cui la tromba era costituita aveva un diametro di circa 10 cm alla base e di circa 3 cm all'altra estremità. Va notato che, come nel caso delle sedute con la Wriedt, la tromba non veniva utilizzata dagli spiriti come un megafono, nel quale si parla all'estremità di diametro ridotto per concentrare la voce all'interno del fascio conico, ma in senso opposto, come può essere utilizzato il padiglione auricolare di animale o un cornetto acustico rudimentale, nel quale l'estremità di diametro ridotto viene accostata all'orecchio di chi ascolta. Questo espediente strumentale si ricollega alla fisica acustica della voce diretta che - come vedremo - in una seduta venne spiegata con un certo dettaglio dalla guida Andrew Wallace.

L'inizio dei fenomeni era quasi sempre indicato dalla netta percezione da parte degli astanti di correnti di aria gelida soprattutto intorno alle gambe. Si manifestava poi la voce di Koha, un indiano pellerossa che aveva il compito di preparare l'ambiente armonizzando le condizioni in modo che gli spiriti potessero parlare più agevolmente. Koha aveva una voce maschile, gutturale ed amichevole, ma pronunciava sempre poche frasi, usando i verbi all'infinito ed alcune parole smozzicate, tipiche del broken English di chi parla la lingua senza padroneggiarne la grammatica, e muovendosi qua e là nell'ambiente, come qualcuno che sia intento a svolgere una precisa attività.

In una certa occasione, mentre la voce di Koha si muoveva rapidamente da un angolo all'altro della stanza dicendo Me make room ready for visitors (Io preparare stanza per i visitatori), Duncan ebbe l'immagine mentale di una persona indaffarata a spazzolare le poltrone ed a scopare il pavimento per fare pulizia, ma Koha, come se vedesse i pensieri di Duncan, esclamò: "No fratello, io non usare scopa, io foderare pareti". Un modo di esprimersi appropriato, che subito fece venire in mente a Duncan lo svolgimento di un'attività tendente a creare un isolamento eterico dell'ambiente, all'interno del quale potessero concentrarsi tanto le energie provenienti dagli spiriti quanto quelle liberate dalle medium e dagli assistenti. Il fatto che le sedute si svolgessero in un ambiente utilizzato esclusivamente per questo scopo (si trattava di un ciclo di sedute che si tennero a casa di Duncan nel 1927) aiutava - disse Koha - a rendere più agevole l'opera di preparazione.

È da notare l'assoluta regolarità delle manifestazioni delle guide nelle sedute delle sorelle Moore: Koha si manifestava sempre all'inizio per predisporre l'ambiente, dando informazioni sulle condizioni nelle quali la seduta si sarebbe svolta (favorevoli, molto o eccezionalmente propizie, non molto buone, ecc.), oppure suggerendo di fare un po' di musica quando l'energi a diminuiva, ma occupando sempre un ruolo che potremmo definire esclusivamente "tecnico". Quando Koha aveva finito il suo compito di preparazione salutava congedandosi, e subentrava la guida vera e propria, Andrew Wallace.

Andrew parlava con voce forte e chiara, e con spiccato accento scozzese. Non utilizzava mai la tromba perché - come lui stesso sosteneva - era ben allenato e non ne aveva bisogno. La sua voce era profonda, vibrante e gioviale, e di solito sembrava provenire dall'alto, vicino al soffitto, muovendosi qua e là a seconda delle circostanze, e spesso "appartandosi" in qualche angolo per parlare privatamente con qualcuno degli spiriti che poi si manifestavano direttamente, o dei quali manifestava il pensiero e i desideri all'uditorio. Si presentava come Adra Wallace o' Dufermline (Andrew Wallace di Dufermline, antica città della Scozia), vissuto sulla Terra diversi anni prima. In vita era stato gestore di un pub (il tipico bar inglese), e manifestava qualche rimpianto connesso a quel lavoro. Qualche volta la sua voce diventava triste in relazione a certi eventi della sua vita, ma le sorelle Moore lo confortavano dicendo: "Non preoccuparti, Andrew, ora tu stai riscattandoti, portando conforto e felicità a tante persone che stanno soffrendo". Al che Andrew tornava di buon umore e cominciava a svolgere brillantemente, sempre con uno spiccato accento scozzese, il suo compito di "presentatore" delle numerose entità che volevano comunicare.

Il modo di parlare di Andrew era fluente e conversativo, sempre ben intelligibile. A volte parlava agli astanti in modo personale, a proposito dei parenti o amici trapassati che desideravano comunicare; altre volte commentava con frasi come: "Noi desideriamo che voi siate felici. La gente è dannatamente sciocca ad avere paura della morte. Sarebbe meglio per loro se avessero paura della vita. La morte non può fare alcun danno, mentre la vita sì. È il modo in cui viene vissuta la vita nel mond o della materia che conta da questa parte".

Infine, nel corso delle sedute si manifestava spesso Dodo, una bambina di colore dalla voce squillante, sempre allegra e birichina, che si divertiva a stupire gli assistenti con le sue doti di chiaroveggente.

4. Identificazione della voce degli spiriti

Fin dalla prima seduta Duncan portò con sé un'altra persona - la cui identità era del tutto sconosciuta alle sorelle Moore - presentandola genericamente come "un amico" o "un conoscente", non solo come precauzione per evitare tentativi di frode da parte delle medium, ma anche per avere una controparte con la quale confrontarsi in relazione agli esiti della seduta. La prima volta vi andò con un uomo d'affari, ex militare e molto scettico nei confronti dello spiritismo.

Dopo essersi manifestato, Andrew Wallace augurò loro la buona sera, chiamandoli correttamente per nome, e poi disse che avrebbe reso qualcuno felice, perché c'era una signora, trapassata da non molto tempo, che desiderava parlare con l'amico di Duncan. Si udì poi una voce femminile chiamare dolcemente: "Oh Jan! Jan!" (il nome di battesimo dell'amico), e Jan - muovendosi bruscamente sulla sedia e con la voce rotta per l'emozione - rispose: "Mamma! Oh cara madre! Sei realmente tu?" "Sì Jan, sono davvero e sinceramente io".

Seguì un'intensa e tenera conversazione tra madre e figlio, che tutti gli astanti furono in grado di udire perfettamente, con precisi riferimenti a persone e circostanze note solo a Jan ed a sua madre.

Al termine della conversazione Jan fece una domanda allo spirito della madre non tanto - come disse in seguito a Duncan - perché dubitasse della sua identità, quanto piuttosto per avere una prova inoppugnabile di un evento del quale egli stesso in seguito avrebbe potuto dubitare.

"Ti ricordi, mamma - chiese - qual era il secondo nome di papà?" Il padre di Jan proveniva da una famiglia scandinava e nessuno, tranne lo stesso Jan, era al corrente di questo fatto.

"Ma certo, Sewald, naturalmente" fu la pronta e precisa risposta. Jan disse in seguito a Duncan di non avere alcun dubbio sul fatto che quella che aveva udito era proprio la voce di sua madre. L'amico di Duncan era un uomo concreto, pragmatico ed abituato a prendere rapide decisioni. Sua madre era morta da poco, lui le era stato vicino e ne ricordava molto bene la voce ed il modo di esprimersi, e per quanto incredibile la cosa potesse sembrare a lui stesso, era assolutamente certo che la voce udita fosse quella della madre.

Andrew Wallace si rivolse poi a Duncan: "Qualcuno vuol parlare con te, fratello: è un uomo molto alto, di buona costituzione, sembra un ministro (del culto) ed indossa un lungo mantello nero". È interessante osservare come le entità introdotte da Andrew siano spesso descritte "fisicamente" nell'aspetto e nell'abbigliamento, come dovevano apparire quando vivevano in questo mondo.

Una voce maschile cominciò a parlare a pochi centimetri dal viso di Duncan: "Sono Moss - disse - Gerald Moss. Tu non mi conosci ma hai sentito parlare di me. Reggevo prima di te la tua attuale parrocchia". Gerald Moss rispose poi correttamente a tutte le domande che Duncan gli rivolse, e non cadde in una domanda tranello: "Vuoi che porti - chiede Duncan - un messaggio alla tua vedova?" (Ricordiamo che i ministri della chiesa anglicana possono sposarsi). "Non sono mai stato sposato - rispose seccamente Moss - e tu lo sai bene!" Duncan chiese scusa e disse a Moss di esser certo che l'entità poteva capire il motivo per cui aveva posto quella domanda. "Sofismi! " Fu l'immediata replica di Moss, seguita da una risata.

Duncan chiese poi all'entità di dargli un'informazione di cui lui stesso non fosse a conoscenza e che potesse verificare in seguito, in modo da poter escludere la tesi - allora già accreditata - che gli spiriti fossero manifestazioni del subconscio degli assistenti. Gerald Moss gli disse che prima di diventare ministro della chiesa anglicana aveva insegnato in una scuola di Edimburgo (e citò il nome della scuola), informazione della quale Duncan ebbe poi modo di verificare la correttezza.

Moss disse infine a Duncan che l'avrebbe aiutato nel suo ministero, che sarebbe stato al suo fianco in chiesa e nel pulpito, e che Duncan avrebbe dovuto difendere questa verità: che la vita continua e che la morte non distrugge l'anima. Alcune settimane dopo questa seduta diverse persone della congregazione di Duncan lo contattarono, separatamente ed in varie circostanze, per dirgli che avevano visto accanto a lui, sul pulpito, la figura di un uomo alto e forte che indossava una lunga tonaca nera. Qualcuno aveva anche riconosciuto in quella figura l'antico rettore della chiesa, Gerald Moss.

Andrew Wallace disse poi che era entrata nel circolo una signora ansiosa di parlare con Duncan: "Il suo nome era R..., era bassa e tarchiata, aveva il viso rotondo, gli occhi grigi ed i capelli tirati indietro dalla fronte. In vita ha avuto buona salute, è vissuta da qualche parte vicino al mare ed è morta improvvisamente dopo un'operazione. È in qualche modo connessa con te da vincoli di parentela, ed è ansiosa di poter appianare alcune incomprensioni che vi furono tra voi prima del suo trapasso". Come si vede si tratta di una descrizione piuttosto precisa tanto dell'aspetto fisico dell'entità quanto delle circostanza che la mettono in relazione con Duncan, il quale infatti rispose prontamente: "Ho capito bene, Andrew, dille che è acqua passata e che adesso è tutto a posto. Lei capirà cosa intendo, è una piccola questione personale".

"Oh, certo, è personale. Vedete bene, sorelle, - disse Andrew rivolgendosi alle medium - che il ministro è molto contento che tutto sia stato risolto". Si aveva spesso l'impressione, durante le sedute, che Andrew Wallace si comportasse come una persona realmente presente sulla scena, nonostante l'oscurità, perché la sua voce si muoveva ora qua e ora là, spesso rapidamente, rivolgendosi all'uno o all'altro dei presenti.

Su richiesta di Duncan, Andrew invitò l'entità a provare a parlare nella tromba. Duncan sentì la tromba che si muoveva lentamente sfiorandogli prima la testa e poi il viso, e poi una voce femminile cominciò a parlare concitatamente, come se volesse dire tante cose in poco tempo: "Sono io, R..., piena di gioia per il fatto che tu sei qui e che posso parlarti. Voglio dirti di quanto mi dispiace per quello che è accaduto. Sono dolente per la parte che ho avuto e per il mio atteggiamento. Spero che mi perdonerai: sarebbe per me un vero sollievo".

Dopo che Duncan ebbe detto, tramite Andrew, che la perdonava di tutto cuore, anche se riteneva che non vi fosse bisogno di alcun perdono dato che era si trattato di un semplice malinteso, Andrew osservò come lo spirito di R... fosse più felice, perché l'amore ed i gentili pensieri fanno tutta la differenza nel mondo dello spirito. Ecco perché - nota Duncan - i buoni pensieri e le preghiere possono essere di aiuto ai trapassati.

Nella primavera del 1927 Duncan invitò le sorelle Moore a soggiornare presso di lui, nella sua casa di Edimburgo, per un periodo di tre settimane. Due sedute al giorno avevano luogo in uno studio della casa di Duncan che veniva utilizzato solo per quello scopo, restando chiuso per il resto della giornata. Duncan annotava per quanto possibile tutto ciò che accadeva in ogni seduta: per far ciò tanto lui quanto sua moglie si erano esercitati a scrivere al buio durante l'inverno precedente. Duncan aveva inoltre raccolto un gruppo di una settantina di persone interessate nella ricerca psichica, che settimanalmente si riunivano per conferenze e dibattiti sul tema. A turno, alcuni componenti del gruppo venivano invitati ad assistere alle sedute, che tuttavia non prevedevano mai più di quattro o cinque assistenti, oltre le medium, date anche le ridotte dimensioni dell'ambiente in cui avevano luogo. Le trombe utilizzate erano due, e spesso si sentivano più spiriti parlare contemporaneamente.

Ad una delle sedute (il 23 marzo 1927) presero parte, come assistenti, il rev. Duncan, sua moglie e Mary L. Cadell, membro della SPR che aveva scritto alcuni articoli per il Journal della società. I nomi e le attività degli assistenti non venivano comunque mai comunicati alle sorelle Moore né da Duncan né dalla moglie. La Cadell scrisse e firmò un proprio resoconto della seduta, pubblicato nel libro di Duncan, nel quale osserva anzitutto di aver avuto l'impressione che all'inizio della seduta una delle trombe schizzasse verso il soffitto piuttosto alto della stanza, per mettersi poi a volteggiare qua e là "come un pipistrello" (si tratta ovviamente di una percezione auditiva nel buio). Quando la tromba cominciò a toccarla gentilmente sulle ginocchia, sulle braccia, sulle guance, in fronte e vicino all'orecchio, sentì un freddo intenso.

Andrew descrisse un giovane ufficiale piuttosto alto che stava in piedi dietro di lei, e sembrava ancora un ragazzo. Subito dopo senti una voce fioca ed emozionata che le diceva: "Mamma, mamma, ti amo. Sono sempre con te. La morte non esiste. Ho desiderio di te. Sono Cadell". La Cadell, che aveva perso qualche anno prima un giovane figlio (Richard) il cui aspetto corrispondeva alla descrizione di Andrew, restò in silenzio, finché non intervenne Koha dicendo che stava cercando di creare condizioni più favorevoli alla comunicazione. Andrew parlò di nuovo invitando Richard ad usare la tromba, ma questi non lo fece. La voce di Richard era piena di sentimento e parlava con un tono dolce, tuttavia aveva un timbro "artificiale" e la Cadell non riusciva a riconoscerla come la voce del figlio. Fu allora fatto suonare un disco sul grammofono, il che aiutò le vibrazioni: tutti gli astanti cominciarono a cantare un inno ed improvvisamente una nuova voce si unì a loro, una voce maschile dolce e profonda che la Cadell riconobbe inequivocabilmente come la voce del figlio. Dopo un poco tutti gli astanti smisero di cantare, per ascoltare la voce di Richard che continuava da sola.

5. Un caso di corrispondenza incrociata

Il 12 marzo 1928 la Cadell ebbe una seduta privata con la celebre medium Gladys Osborne Leonard, durante la quale Feda, il controllo della Leonard, disse: "La voce di Richard si sente come nella seduta con la tromba... Lui canta, ed anche molto bene. Qualcosa, non molto tempo fa, te lo ha fatto ricordare. Lui ha cercato di farsi sentire mentre cantava. Ha cantato qualcosa che conteneva parole di promessa". In effetti questo era vero per l'inno cantato durante la seduta con le sorelle Moore. La Cadell, che come ricercatrice cercava sempre di mettere alla prova i medium che indagava, si era ben guardata dal dire alla Leonard di aver partecipato a sedute con altre medium.

Il 3 ottobre 1929, durante una seduta con le sorelle Moore nello Hampshire alla quale era presente il solo Duncan, il giovane ufficiale si manifestò di nuovo dicendo di chiamarsi Dick (diminutivo di Richard). Dato che Duncan non riusciva a ricordarsi di lui sotto questo nome, l'entità disse: "Oh, ci siamo già incontrati ad Edimburgo" e quando gli fu chiesto di dare il suo nome per intero rispose: "Richard Cadell". Continuò dicendo di esser stato militare di carriera, essendosi arruolato nel 1916, e di aver frequentato in Inghilterra un istituto in un luogo chiamato Charterhouse.

Alcuni giorni dopo, avendo Duncan scritto a Mary Cadell per avere conferma di tali dettagli, lei gli rispose: «Grazie per la sua lettera. Tutto ciò che le ha detto mio figlio è corretto. È andato alla scuola militare a 15 anni, nell'agosto 1916. Per cinque anni, un quarto della sua breve vita, ha frequentato la Charterhouse School. Il 10 ottobre scorso, durante una seduta con la Leonard, ho ottenuto da Feda la seguente comunicazione: "Richard è andato ad una seduta con le trombe perché sperava di manifestarsi. Dice che c'erano persone che tu conosci, tra cui un parroco. È quello che hai conosciuto ad Edimburgo. Lui e la moglie creano un'ottima atmosfera psichica. Richard dice che vorrebbe continuare a partecipare a quelle sedute, per migliorare le proprie manifestazioni in voce diretta. Richard vuole che diciate al parroco che lui (Richard) sta lavorando con Rachel. Il parroco (Duncan) capirà"».

Durante una seduta del 26 ottobre 1929 alla quale assistevano, oltre ai Duncan, il rev. Corbett e la moglie, si manifestò con una piacevole voce femminile un'entità di nome Rachel, nella quale Corbett e la moglie riconobbero la propria figlia morta anni addietro. Dopo di lei si manifestò Richard Cadell, che conversò liberamente con Duncan e con sua moglie, chiedendo poi loro di inviare un messaggio a sua madre.

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