la coscienza e la ricerca psichica 4 – seconda parte

 

 


6. La "voce" degli spiriti

Alla seduta del 24 maggio (1927) l'unica assistente (in incognito), oltre al rev. Duncan, fu la moglie di un facoltoso banchiere, Mrs. X. Andrew disse che c'era un anziano signore che desiderava parlare con Mrs. X. Richiesto del nome, disse che si chiamava Griffith. Mrs. X si ricordò subito di aver avuto uno zio Griffith al quale era stata molto affezionata da giovane. L'entità Griffith, dopo aver ricordato (sempre tramite Andrew) alcuni episodi vissuti insieme, che Mrs. X riconobbe come veri, fece un tentativo di comunicazione diretta, che però si risolse in un confuso mormorio proveniente dal luogo in cui sedeva Mrs. X. Le medium allora cominciarono ad incoraggiare l'entità, pregandolo di fare qualche ulteriore sforzo per dare maggior energia alla propria "voce". Allo scopo di aiutarlo, Andrew Wallace suggerì di suonare un disco e cantare un inno. Mentre la musica pervadeva l'ambiente si sentì la voce di Andrew che, rivolgendosi allo spirito di zio Griffith, diceva:

"Devi metterti nel posto che ti ho mostrato e poi collegati con la tromba. Appena la signora ti parla, devi essere pronto ad afferrare le sue vibrazioni. Non ti agitare, ed agisci con calma". Andrew parlava proprio come un esperto che spiegasse ad un apprendista l'uso di un nuovo strumento.

Mentre tutti i presenti cantavano in coro, si sentì una voce maschile molto chiara parlare accanto a Mrs. X, con un accento ed un'intonazione del tutto differenti da quelli di Andrew: "È lo zio Griffith, il tuo vecchio zio. Oh, sono così felice di incontrarti qui questo pomeriggio. Riesci a sentirmi?" Dopo che Mrs. X ebbe confermato di sentirlo distintamente, Griffith continuò: "Sono proprio contento. Non vedevo l'ora che arrivasse questo giorno".  

"Come potevi saperlo?" chiese sorpresa Mrs. X. Lo spirito fece una risata e poi rispose: "Bene, tu sapevi che saresti venuta qui oggi e pensavi intensamente a questo evento, così intensamente che i tuoi pensieri si sono impressi anche in questa dimensione della vita. La mia attenzione è stata attratta da quei pensieri ed io ho risposto venendo qui questo pomeriggio".

"È stato difficile per te riuscire a parlarmi?" chiese ancora Mrs. X.

"All'inizio non ne venivo a capo: ho dovuto imparare a rallentare le mie vibrazioni. Inoltre, riuscire ad usare la tromba ha richiesto uno sforzo terribile. Posso solo riuscire a spiegarmi con un esempio. È come quando vai dal dentista per un'estrazione e ti viene somministrato un anestetico mediante una maschera che ti viene premuta sul viso e sulla bocca affinché tu possa aspirare il gas nei polmoni. Io devo usare un marchingegno del genere per riuscire a parlarti. Il marchingegno è composto di materiale eterico, in parte prodotto dalle medium e dagli assistenti ed in parte fornito da noi. È una specie di trasformatore ed ha un doppio scopo: aiuta a rallentare le mie vibrazioni in modo che la mia voce possa essere udita da voi e mi dà provvisoriamente un apparato di organi vocali ".

"E, immagino, anche la musica ti è in qualche modo di aiuto?" chiese Mrs. X.

"Oh certo, un aiuto straordinario. La musica è una sorgente di energia, e quanta più energia c'è tanto più la maschera, per così dire, aderisce più forte al mio viso, e non solo voi potete udirmi più chiaramente, ma anche per me diventa più facile esprimere in parole ciò che voglio dire. Il nostro contatto diventa più stretto, la maschera mi avvolge la bocca, la gola e la lingua e le corde vocali si muovono con più agilità. Io devo preoccuparmi meno della parte meccanica e posso concentrami meglio sui miei pensieri, perciò riesco ad esprimerli più facilmente, Non è semplice da spiegare ".

Lo zio Griffith riuscì poi a ricordare, su richiesta di Mrs. X, il nome con cui lui solo la chiamava da piccola. La cosa gli costò un certo sforzo perché, come lui stesso riconobbe: "I nomi sono sempre la cosa più difficile" (probabilmente perché non corrispondono a delle idee). Inoltre gli spiriti, sebbene siano sempre pronti a collaborare, possono trovarsi in difficoltà di fronte a domande poste come trabocchetto o con atteggiamento ostile, perché in questo modo si viene ad incrinare l'armonia della comunicazione. Andrew mette sempre in evidenza come gli spiriti siano sensibili a quella che potremmo definire "simpatia". Comunque fu da tutti riconosciuto che le intenzioni con cui era stata posta la richiesta di Mrs. X erano più che comprensibili, e la risposta fu alla fine data correttamente e con entusiasmo da zio Griffith: "Ci sono! Judy, Judy, Judy, mia cara! "

Mrs. X fu molto soddisfatta per questa risposta, perché a suo avviso nessun altro poteva essere a conoscenza di quel nome (che non aveva niente in comune col suo vero nome). A sua volta, Andrew disse che anche loro erano ben lieti quando riuscivano ad offrire qualche prova convincente della propria esistenza.

Vorrei mettere in rilievo l'interesse della spiegazione fornita dall'entità Griffith sulle modalità di formazione della voce diretta. In effetti questa si presenta nella nostra dimensione come una voce vera e propria (anche se spesso dotata di uno spettro di frequenze atipico rispetto a quelli delle voci umane) con caratteristiche fisiche acustiche che la rendono percepibile anche dagli strumenti e pertanto perfettamente registrabile: si tratta dunque di un fenomeno oggettivo per eccellenza che adempie a tutti i criteri di "realtà" da noi utilizzati. In nessun caso è lecito parlare di "allucinazioni collettive" per il fenomeno della voce diretta, sempre che sia genuino.

Avendo a che fare con un indubbio e - a mio giudizio - accertato fenomeno fisico, sorge il problema relativo alle cause del fenomeno stesso. Se si volesse escludere qualsiasi causa estranea alla dimensione in cui viviamo (origine spiritica o da parte di entità "aliene" che dir si voglia) si dovrebbe riconoscere alla mente umana (almeno a quella dei medium più dotati) il potere "magico" di agire direttamente ed inconsciamente sulla materia. Non si può infatti pensare che il fenomeno sia riconducibile ad un effetto di suggestione "da mente a mente", proprio per le sue qualità fisiche oggettive.

La spiegazione offerta dall'entità Griffith, pur non essendo particolarmente chiara e comprensibile alla luce delle nostre attuali conoscenze, ha il pregio di fare riferimento ad un ambiente nel quale vigono determinate leggi in relazione alla natura energetica dei fenomeni, leggi alle quali gli spiriti stessi sono assoggettati. In parole povere, anche gli spiriti devono compiere azioni precise di natura che potremmo definire "tecnica", se vogliono ottenere i risultati desiderati. Ed anche tra gli spiriti la conoscenza, la pratica e l'esperienza permettono di migliorare il proprio livello di efficienza operativa.

7. Identificazioni, predizioni e guarigioni

Durante una seduta una voce si indirizzò ad un membro della Royal Academy, dapprima parlando in tono sommesso, e poi mutando improvvisamente nella voce virile di un giovane: "Sono George, tuo figlio" disse, e poi, come rivolgendosi a tutti gli astanti: "Sono stato spazzato via dalla guerra".

"Qual è il mio nome di battesimo?" chiese il membro dell'Accademia.

"Robert - rispose prontamente l'entità - ma io ti ho sempre chiamato Tallyrand". Fu questa una convincente prova di identificazione, sia per il soprannome poco usuale sia per la spontaneità del riferimento.

"Verissimo, - ammise il padre - ed ora prova a dirmi che lavoro facevi prima di entrare nell'esercito".

"Lo stesso che fai tu" fu l'immediata replica. Ed in effetti il padre era un celebre artista, ed anche il figlio ne aveva seguito le orme prima della guerra. "Sto portando avanti il lavoro che avevo interrotto sulla terra" continuò George. "Anche da questa parte ci sono artisti, anzi è una professione più popolare da noi che non da voi. C'è un fine più elevato per l'espressione della bellezza".

"Allora continui a dipingere?" chiese il padre. "Usate anche voi i pennelli come facciamo noi?"

"Possiamo farlo se lo desideriamo - fu la risposta - ma la parte più importante del nostro lavoro, almeno per coloro che padroneggiano la tecnica, è fatta mediante il potere dell'immaginazione, mescolando la mente e la volontà. Possiamo ottenere gli effetti più straordinari usando tonalità di colore di cui sulla terra non avete alcuna conoscenza ".

Di quando in quando alle sedute si manifestava Dodo, lo spirito di una negretta che scherzava volentieri e chiedeva a tutti, in un inglese approssimato, se le volevano bene (Does o' love Dodo?). Dodo era in grado di fare predizioni - che poi si rivelavano corrette - su viaggi futuri, su inattesi arrivi di posta, o su altri eventi che riguardavano gli astanti; ma più spesso si divertiva ad indovinare la forma o la provenienza di oggetti che gli assistenti portavano sulla propria persona, ma nascosti alla vista (sotto il cappotto, nella borsetta o in tasca) e comunque sempre nell'oscurità.

Spesso l'identificazione dell'oggetto si presentava come un gioco nel quale Dodo forniva le indicazioni un po' alla volta ma con precisione, come fanno sovente i bambini per sentirsi approvati. Per esempio, una volta un amico di Duncan portò con sé un oggetto che non mostrò a nessuno degli assistenti, proprio per mettere alla prova Dodo, che gli disse: "C'è qui una signora che è venuta per te, ma non riesce manifestarsi perché oggi il potere si è quasi esaurito ".

"Oh, mi dispiace molto" disse l'amico di Duncan.

"Però tu hai portato qualcosa che appartiene alla signora, me lo dice lei, qualcosa di speciale per mettermi alla prova. No, non è una sua fotografia ".

"Hai ragione, Dodo - replicò l'amico - è una cosa che ora tiro fuori dalla tasca e tengo in mano, e voglio vedere se riesci a dirmi che cos'è".

"Beh, ci provo ".

"Forza, Dodo, sarei davvero contento se tu mi dicessi cos'è che ho in mano". Ovviamente, osserva Duncan, nel buio pesto nessuno dei presenti poteva vedere niente, ed il suo amico era l'unico a sapere di che oggetto si trattasse.

"È nero! " disse Dodo.

"Brava, Dodo, brava! E adesso dimmi cos'é".

"È qualcosa che la signora portava spesso".

"Oh, Dodo, sei sorprendente. Sì, è qualcosa che portava spesso ed è nero".

"È qualcosa che si infila" aggiunse Dodo, come se volesse tirare il gioco per le lunghe.

"Perfetto, Dodo, solo un'ultima parola e poi non ti scoccio più. Cos'è?"

"Guanto" esclamò trionfante Dodo.

"Giusto, assolutamente giusto. Sei una ragazza in gamba, Dodo!"

"Dodo ama aiutare gente sulla terra" concluse la bimba.

Ma a proposito di predizioni, fu la guida Andrew Wallace a sorprendere Duncan con la descrizione di eventi, luoghi e circostanze dei quali lo stesso Duncan non aveva la più pallida idea. Duncan aveva avuto qualche problema con le autorità ecclesiastiche da cui dipendeva (il vescovo anglicano di Edimburgo, città in cui aveva sede la sua parrocchia) proprio a causa dell'atteggiamento aperto che teneva con i propri parrocchiani in relazione alle sedute alle quali partecipava, alle manifestazioni degli spiriti ed alle comunicazioni sull'esistenza dopo la morte. Pur di conservare la propria libertà, fedele alle proprie idee ed in qualche misura anche dopo essersi consultato con Andrew, rassegnò le dimissioni dalla sua parrocchia di Edimburgo. Questo gesto, data l'organizzazione della chiesa anglicana, equivaleva a restare senza mezzi di sostentamento finché non avesse trovato qualcuno disposto ad affidargli una nuova parrocchia con relativa prebenda. Ma al momento non era in vista nessuna soluzione definitiva al problema, a parte una supplenza di tre mesi in un vicariato di campagna non lontano da Londra.

A metà marzo 1928, saputo che le sorelle Moore si erano stabilite a Londra, Duncan le invitò al vicariato per un week-end, durante il quale - la domenica sera - si tenne una seduta. Le sorelle Moore chiesero ad Andrew Wallace se "gli spiriti" avrebbero potuto aiutare Duncan.

"Certo, vi aiuterem" disse Wallace.

"Grazie di cuore - disse la moglie di Duncan - abbiamo proprio bisogno del vostro aiuto".

"Sorella, dateci la vostra simpatia e noi non mancheremo di fare la nostra parte".

A questo punto le sorelle Moore chiesero ad Andrew di abbassare il tono della voce, perché c'erano altre persone nella casa e non volevano arrecare disturbo. Andrew disse che lo sapeva bene, e subito cominciò a parlare in tono più sommesso, tanto che Duncan fu meravigliato dall'eccezionale facilità con la quale l'entità poteva controllare il volume della propria voce.

"Andrew - disse una delle sorelle Moore - vogliamo che stasera tu ci aiuti in merito al futuro del rev. Duncan. Siamo tutti un po' preoccupati per come vanno le cose".

"Non preoccuparti, sorella. Tutto andrà per il meglio".

"Lo spero, Andrew, ma noi siamo umani, e non possiamo fare a meno di preoccuparci".

Dopo aver fatto notare come, fino a quel momento, Duncan sia riuscito in un modo o nell'altro a cavarsela, Andrew, sollecitato da una delle sorelle Moore a dare una prova di aiuto più tangibile, sembrò allontanarsi come per andarsi a consultare con qualcuno, e dopo un po' si sentì di nuovo la sua voce: "Entro tre settimane Duncan riceverà un'offerta di lavoro".

"Davvero?" disse Duncan.

"Certo: vedo una busta allungata indirizzata a te contenente un'offerta. Al suo interno c'è un foglio scritto a macchina e con un sigillo in alto".

"Sembrerebbe un documento ufficiale - intervenne Duncan -, qualcosa di non proprio piacevole come un modulo dell'ufficio delle tasse".

"No, no, fratello, non è un documento del governo, è un'offerta per te".

"Sembra davvero interessante, allora. Ma puoi dirmi dov'è il posto che mi viene offerto, e che aspetto ha?"

"È una piccola chiesa, in cima ad una collina in campagna".

"Riusciresti a dirmi anche il nome?"

"Ci provo, fratello. È... Maria... Santa Maria Maddalena ".

"Ne prendo nota, Andrew. È una chiesetta graziosa?"

"Oh, certo: voglio che tu faccia attenzione al pulpito. Ha dei decori dorati e verdi, ed altri che sembrano come dei piatti colorati e decorati ".

"Questo è insolito, Andrew. Non lo scorderò".

"Sicuro! E poi devi osservare la finestra, che ha i vetri dipinti con un'immagine, e quando scenderai dal pulpito vedrai alcuni bei gigli davanti a quella finestra. Non dimenticarlo".

"Certamente, Andrew". A questo punto intervenne la moglie di Duncan che chiese: "Andrew, cosa puoi dirmi della casa?"

"Ah, conosco bene le signore - rispose ridendo Andrew -, vogliono sempre sapere tutto sulla casa. Beh, è una graziosa casetta costruita in pietra e mattoni rossi. Ci sono molte piccole croci incise nei mattoni ".

"Cercheremo di osservarle, Andrew, e c'è anche un bel giardino?"

"Sì, entrando dal cancello principale vedrai un albero dalla forma bizzarra con alcuni tappeti fioriti intorno".

"C'è qualcos'altro che potremo osservare, quando saremo là?"

"Sì, incontrerete un uomo alla porta, l'attuale ministro del culto: è alto, molto magro con un lungo viso ben rasato ed i capelli bianchi. Noterete le sue lunghe mani dalle dita affusolate".

"Questo posto di trova a nord di dove siamo ora, Andrew?" chiese Duncan (il quale - lo ricordiamo - era scozzese e già si sentiva abbastanza a sud nello Hampshire).

"No di certo, fratello, è ancora un bel po' a sud".

Dopo qualche ulteriore scambio di frasi Andrew si congedò. Dopo poco meno di tre settimane Duncan ricevette una lunga busta contenente un'offerta scritta a macchina, che aveva il sigillo di un'importante istituto, per la chiesa di S. Maria Maddalena che, come risultò, era in cima ad una collina. Il pulpito della chiesa era dipinto di verde con decorazioni dorate, e su tre lati presentava insegne d'armi dipinte su scudi rotondi (i piatti colorati di cui aveva parlato Andrew). L'annessa canonica era in pietra grigia e mattoni rossi, con alcune croci vecchio stile incise sui muri esterni. Ma quello che più sorprese Duncan fu la finestra laterale della chiesa, che aveva dipinta sui vetri l'immagine della Madonna col Bambino, davanti alla quale c'era un vaso con diversi gigli bianchi: la cosa strana era che - essendo Quaresima ed in accordo con le usanze - tutti gli altri ornamenti floreali erano stati rimossi dalla chiesa, ma per quell'unico vaso (venne poi spiegato a Duncan) si faceva eccezione. Il predecessore di Duncan, che li accolse sulla porta, corrispondeva perfettamente alla descrizione che ne aveva dato Andrew, ed un albero dalla forma molto insolita, circondato di aiuole fiorite, si trovava presso l'entrata.

Un altro fenomeno degno di nota che si verificò tre o quattro volte durante le sedute fu la guarigione di alcuni casi non gravi di infermità temporanea. Per esempio, un amico di Duncan - che preferì mantenere l'anonimato - partecipò ad una seduta pomeridiana con le sorelle Moore. Quando si presentò all'appuntamento a casa di Duncan, dalla quale si sarebbero poi diretti insieme verso l'appartamento in cui si teneva la seduta, questi si accorse che l'amico zoppicava di brutto e glie ne chiese la ragione. L'amico rispose che il giorno prima, giocando a golf, aveva avuto una brutta distorsione che gli aveva danneggiato la cartilagine del ginocchio. Forti dolori gli avevano fatto passare una notte insonne, e solo con un notevole sforzo era riuscito a venire quel pomeriggio. Se non fosse stato per l'importanza che attribuiva alla seduta, se ne sarebbe rimasto a casa. Chiese comunque ai Duncan di non parlare a nessuno dell'incidente, perché avrebbe voluto utilizzarlo come un test, facendo il possibile per nascondere la sua temporanea menomazione.

L'appartamento della seduta era al secondo piano, e le due rampe di scale costarono un grande sforzo all'amico di Duncan. Ma quest'ultimo andò avanti per incontrare la padrona di casa, cominciando a conversare con lei e con gli altri ospiti, in modo da distogliere l'attenzione dall'amico e dargli il tempo di salire e di entrare restando in disparte, senza che nessuno si accorgesse del suo problema.

Durante la seduta accadde che Andrew Wallace si rivolgesse all'amico di Duncan (che già aveva partecipato ad altre sedute): "Oggi non ti trovo molto in forma, eh, fratello? So che sei andato a giocare con le palline (da golf)".

"Proprio vero - rispose ridendo l'amico - e stavolta le palline hanno giocato un brutto scherzo a me!"

"Lo so, è il ginocchio che ti fa soffrire?"

"Proprio così - disse l'amico - e mi fa tribolare un bel po'. Mi chiedo cosa potrei fare per calmare il dolore".

"Ci penso io. Aspetta un minuto che vado a vedere se riesco a trovare uno 'spirito' dottore".

Subito dopo fu possibile udire una sorprendente conversazione tra due voci indipendenti, tra le quali di quando in quando si inseriva anche quella di Andrew Wallace. Sembrava che il soggetto della conversazione riguardasse la vita futura, considerata dal punto di vista di due persone che si trovavano in un'altra dimensione. Alla fine Andrew tornò e spiegò lo strano fenomeno: disse di aver chiesto a due spiriti dottori di partecipare alla seduta per esaminare li stato del ginocchio dell'amico di Duncan. Uno di loro era stato un ateo durante la vita terrena e non si era ancora reso conto di essere passato ad un altro livello di esistenza. L'altro dottore stava facendo del suo meglio per illuminarlo sul suo stato in modo da poter contare sul suo aiuto per esaminare il ginocchio dell'amico. Gli astanti avevano captato brani della discussione tra i due.

"Il dottore è in grado di aiutarti, fratello" disse poi Andrew.

"Grazie, Andrew, spero che ci riesca" disse l'amico di Duncan, e subito dopo emise un acuto grido di dolore.

"Cos'è successo?" esclamarono allarmati gli astanti.

"Dio santo - gemette l'amico -, ho sentito come se una sonda chirurgica fosse stata cacciata tra le giunture del ginocchio; sembrava il colpo di una lama affilata. Penso di averne avuto abbastanza, Andrew".

"Non preoccuparti, fratello. Vedo che il dottore sta sorridendo, e mi sta dicendo che adesso è tutto a posto".

"Ne sono lieto - disse l'amico - e vi sono molto grato per l'aiuto". Da quel momento non sentì più alcun dolore: fu in grado di camminare perfettamente e di scendere le scale senza zoppicare, ed il ginocchio non gli diede più alcun fastidio. A conclusione di questo atto di guarigione tutti gli astanti sentirono una folata di aria gelida che passava attraverso la stanza, raffreddando istantaneamente di alcuni gradi l'aria al suo interno.

8. Conclusioni

Il libro di Duncan riporta diversi altri interessanti episodi e fenomeni (tra cui la manifestazione di animali di compagnia (cani) defunti la cui tipica "voce" veniva riconosciuta dai proprietari) e meriterebbe di essere tradotto per intero, tuttavia per motivi di spazio concludo qui questa sintesi.

Quello che mi preme mettere in evidenza è l'assoluta naturalezza delle conversazioni tra gli assistenti alle sedute e gli spiriti, i quali si manifestano con una personalità praticamente identica a quella umana, anche in quello che viene descritto come il loro aspetto "fisico". Il modo in cui le entità parlano e si rivolgono ai loro parenti e conoscenti è immediato, affettuoso e diretto, e sicuramente conforme a quello con cui una personalità umana comunica con un proprio simile.

Peraltro gli spiriti dimostrano capacità e conoscenze che vanno ben oltre le normali facoltà umane. Spesso sanno quello che l'uno o l'altro degli assistenti ha fatto o ha detto, perché l'hanno "visto", gli sono stati accanto o hanno captato i suoi pensieri: è come se gli spiriti potessero in qualche modo percepire la nostra dimensione, mentre noi non siamo in grado di percepire la loro. E che le loro percezioni siano precise e pertinenti, e non vaghe ed astratte come le descrizioni che il nostro intuito o la nostra fantasia ci portano a fare in relazione ai mondi ultraterreni, lo dimostrano le descrizioni di oggetti, di eventi e perfino di pensieri che - celati alla percezione in questa dimensione - diventano accessibili alla loro conoscenza.

Personalmente ritengo che questi aspetti, pur nella loro semplicità, siano più interessanti - anche sotto il profilo probatorio - di molte elucubrazioni teoriche sulla natura e l'evoluzione dello spirito tipiche di quelle che vengono di solito definite "comunicazioni medianiche di elevato contenuto intellettuale".


inizio pagina


 

 

HOME
LA VITA UMANA
RICERCA PSICHICA
SOGNI LUCIDI E OBE
NDE
LO SPIRITO
ARTICOLI VARI
LETTURE
LINK