la coscienza e la ricerca psichica 5 – prima parte

 

 


In quest'articolo viene esaminata l'evoluzione della psiche come insieme dei fenomeni che pervengono alla luce della coscienza, partendo dai primi barlumi di consapevolezza nel mondo animale fino a giungere alle manifestazioni delle culture umane più complesse. Gli aspetti conflittuali e contraddittori che il fenomeno psichico presenta nella dimensione della vita umana vengono messi a confronto con l'armonia e la serenità che sembrano prevalere nella dimensione degli "spiriti", almeno sulla base di un gran numero di comunicazioni pervenuteci per via medianica, soprattutto attraverso il fenomeno della voce diretta. Sotto questo profilo, la dimensione psichica del mondo dello spirito ci appare di livello più evoluto rispetto a quella del mondo umano. Resta tuttavia ancora aperto l'enigma di come la coscienza individuale possa trasferirsi dall'una all'altra dimensione. Un altro aspetto che lascia perplessi è quello legato all'ipotesi della reincarnazione che, proposta da alcune entità comunicanti, viene negata da altre: per quali motivi uno spirito dovrebbe passare diverse volte attraverso l'esperienza umana, e quali forze ve lo obbligano? Forse non esiste una possibilità concreta di dare una risposta a queste domande mediante le facoltà di cui disponiamo nella vita terrena, essendo queste stesse facoltà un prodotto della psiche umana, per sua natura inadeguata a spiegare quello che può aver luogo in altre dimensioni.

1. Significato della ricerca psichica

Questa puntata contiene alcune riflessioni di natura teorica sul fenomeno psichico, quale si presenta durante la nostra vita umana. Infatti il titolo "La coscienza e la ricerca psichica" dato a questa rubrica non è casuale, ma fa riferimento ai due aspetti fondamentali che caratterizzano l'esistenza umana: la coscienza, cioè il fatto di essere consapevoli in relazione ad un centro di riferimento che in questa vita corrisponde alla nostra personalità individuale, da una parte; e l'esplorazione dei contenuti di quell'immenso serbatoio di esperienze che denominiamo "psiche" dall'altra.

Per essere più precisi il termine ricerca psichica è la traduzione dell'equivalente inglese psychical research. In inglese tuttavia l'aggettivo psychic si riferisce tanto a ciò che denota facoltà e fenomeni apparentemente inesplicabili secondo le leggi naturali (come ad esempio la telepatia o la chiaroveggenza), quanto a ciò che è inerente all'attività mentale e che oggi è considerato oggetto di studio da parte della psicologia, mentre in passato veniva ritenuto manifestazione dell'anima umana.

A mio avviso questa coincidenza non è casuale, o quanto meno è significativa poiché amplia i confini e l'estensione della psiche a quel campo di indagine che va oltre la presunta normalità della psiche stessa e che costituisce l'oggetto della ricerca psichica. Si potrebbe anzi osservare come proprio la ricerca psichica, aprendo nuovi orizzonti alla coscienza umana col portare nell'ambito dell'esperienza cosciente fenomeni inconsueti ed in gran parte enigmatici ed inesplicabili, abbia aperto uno spiraglio per una migliore comprensione dell'essenza stessa del fenomeno psichico.

Per meglio comprendere a cosa mi riferisco quando parlo dell'essenza della psiche, parto da una considerazione sul corpo umano: il corpo di ciascuno di noi, come del resto anche il corpo di ogni animale, può esser visto tanto sotto il profilo di uno strumento a cui si associa una vita individuale di durata limitata, dalla nascita alla morte, quanto come prodotto di un processo di elaborazione di informazioni organizzative che ha cominciato ad agire su questo pianeta quasi quattro miliardi di anni fa e che è tuttora in corso. Se sotto il primo aspetto abbiamo l'illusione che il corpo ci sia familiare e che, in qualche modo, ci appartenga, dato che riusciamo ad usarlo e in certa misura a controllarlo (o almeno questa è la nostra impressione), appena lo esaminiamo sotto il secondo profilo dobbiamo assoggettarci ad una specie di rivoluzione copernicana che ci mostra tutta la complessità, l'autonomia strutturale e funzionale e - in un certo senso - l'alienità del nostro corpo rispetto alle limitate capacità di percezione e di comprensione nell'ambito della nostra coscienza.

Proprio a causa dello smarrimento che questa rivoluzione ha causato, costringendoci a prendere atto dei limiti delle nostre facoltà, molte persone pensano oggi che la coscienza non sia altro che un epifenomeno dell'esistenza del corpo animale, ossia un prodotto di quello stesso processo evolutivo che ha organizzato il corpo stesso.

È necessario però rendersi conto, nel merito, che la stessa rivoluzione copernicana del punto di vista dell'osservatore che abbiamo fatto nei confronti del corpo può essere fatta nei confronti della psiche, perché ciò di cui noi siamo coscienti sono pur sempre eventi psichici. La familiarità e la consuetudine con le quali ciascun essere umano (le cui facoltà mentali siano integre) si confronta con i contenuti della propria psiche individuale fanno sì che abbia luogo quasi sempre un processo di identificazione totale tra la coscienza ed i contenuti della psiche. Ma se appena riusciamo a distaccarci dalla nostra psiche individuale quel tanto che basta per gettare uno sguardo sul fenomeno psichico nel suo complesso, sempre relativamente a come si manifesta su questo pianeta, ci accorgiamo subito che esso è altrettanto antico, profondo ed inafferrabile quanto quello che presiede all'evoluzione del nostro corpo. Anzi, potremmo dire che si tratta di due facce della stessa medaglia.

2. La psiche come fenomeno autonomo

Un primo indizio sulla complessità e sull'autonomia della psiche lo abbiamo quando ciascuno di noi si accorge di non comprendere la psiche di altri esseri umani, apparentemente ed esternamente simili a lui, ma molto diversi nelle dinamiche emotive e razionali e nei comportamenti. E la percezione di questa complessità si amplia quando ogni cultura si confronta con culture diverse tanto sul piano geografico quanto su quello temporale. In sostanza ciascuno di noi, durante la vita umana, è vincolato (e potrei dire prigioniero) alla propria psiche individuale, tanto che raramente ha la capacità di considerare la stessa come un frammento del fenomeno psichico nella sua globalità. D'altra parte, il confronto diretto con la psiche globale è rischioso e può avere per l'organizzazione individuale un effetto dirompente, tale da poter mettere in crisi l'attaccamento stesso alla vita umana.

Così come abbiamo visto che il nostro corpo è il risultato (più o meno ben riuscito) di un processo evolutivo che va avanti da qualche miliardo di anni e rispetto al quale le informazioni direttamente ed intuitivamente accessibili alla nostra coscienza sono ben misera cosa (ricordiamo infatti che le conoscenze scientifiche, ancora limitate, acquisite al riguardo sono una conquista molto recente della storia umana e sono state ottenute mediante la ricerca, l'osservazione ed il metodo deduttivo, cioè per via indiretta), ci accorgiamo che anche le risorse psichiche di cui disponiamo (con tutti i loro difetti ed i problemi che ne derivano) fanno parte di un processo autonomo e dinamico che si sviluppa nello spazio e nel tempo e manifesta i suoi effetti negli animali prima ancora che nell'umanità.

In parole povere ciascuno di noi non sa né perché pensa ciò che pensa, né perché soffre quando soffre, né perché desidera ciò che desidera, né perché è contento quando è contento: sa solo di essere inserito, in quanto coscienza, in uno strumento ed in un destino individuale che lo porta a sperimentare ed a confrontarsi con una serie di dinamiche "esistenziali" la cui finalità ed il cui significato non sono compresi e ben definiti all'interno delle "istruzioni" di cui dispone.

Nello stesso tempo, proprio l'inserimento della coscienza individuale all'interno di questo "gioco" (che io così definisco pur essendo ben consapevole di tutti i suoi aspetti drammatici) ben più grande di lei sembra costituire l'essenza, il nucleo significativo del nostre esistere, almeno in quanto creature umane. Ma per meglio comprendere la complessità e l'autonomia del fenomeno psichico, prima di poter valutare la possibilità di ampliarne i confini, può essere utile esaminarne sinteticamente le modalità di estrinsecazione nel corso dell'evoluzione della vita sulla Terra.

3. Le manifestazioni della psiche nel mondo animale

Fin da quando la vita animale cominciò a differenziarsi in organismi individuali, dapprima unicellulari e poi pluricellulari, si manifestarono forme di comportamento per le quali il prolungamento della vita di un individuo dipendeva dall'estinzione della vita di un altro individuo. A tali comportamenti non si associava alcuno psichismo, così come lo intendiamo noi, data l'assenza di un sistema nervoso differenziato. Anche i comportamenti generati dalla comparsa del dimorfismo sessuale degli individui, e la cooperazione richiesta per adempiere alle funzioni riproduttive, non implicano in origine la presenza di alcun supporto psichico, non più di quanto ne richieda il trasferimento del polline dalle antere di un fiore all'ovario di un altro.

Tuttavia è evidente che ad un certo punto della storia dell'evoluzione animale sono comparse le prime manifestazioni della psiche. Per esempio, un animale può mostrare di avere fame o paura, non solo perché il suo comportamento lo porta alla ricerca del cibo o a fuggire di fronte ad un pericolo, ma perché la sua espressione mostra i segni evidenti della fame o della paura quali siamo in grado di interpretarli secondo la nostra esperienza umana. Non vi è in quest'interpretazione alcun antropomorfismo, ma anzi il semplice riconoscimento che la natura animale presente nel nostro corpo porta con sé anche le tracce psichiche più remote della sua origine animale.

Ovviamente, la fame o la paura sono tali se diventano esperienza cosciente, perché i contenuti psichici hanno bisogno di riflettersi in qualcosa per potersi tradurre in fenomeno manifesto. Il fenomeno al quale mi riferisco non è dunque il comportamento che denota fame o paura: tale comportamento potrebbe benissimo aver luogo in assenza di qualsiasi stato emotivo cosciente interiore. Noi non riteniamo, infatti, che una macchina che vada a sbattere contro un muro ammaccandosi e smettendo di funzionare provi dolore. Perché un fenomeno psichico si manifesti è necessario che esso diventi cosciente. In effetti il solo comportamento di un animale non ci potrà mai dire se quell'animale è o meno cosciente, e di quali contenuti psichici sia cosciente, soprattutto perché l'animale non è in grado di comunicare attraverso il linguaggio come facciamo noi esseri umani. Nello stesso tempo sono moltissimi gli indizi che ci inducono ad ipotizzare la presenza di una complessa attività psichica cosciente anche negli animali, quanto meno in quelli superiori dotati di un sistema nervoso sviluppato.

Riteniamo dunque che la psiche sia un processo dinamico soggetto a trasformazioni e ad un'evoluzione continua nel corso del tempo, un'evoluzione che per milioni di anni si è manifestata nel mondo animale attraverso l'elaborazione delle pulsioni istintuali primarie che noi possiamo tuttora vedere all'opera sia osservando il comportamento degli animali in natura, sia riconoscendole in noi stessi, più o meno deformate e alterate dai condizionamenti socioculturali che abbiamo ricevuto.

Le recenti ricerche sul comportamento dei mammiferi superiori nei loro ecosistemi naturali non lasciano dubbi nel parallelismo tra le loro manifestazioni e le dinamiche relative agli istinti primari che possiamo riconoscere in noi stessi: come qualsiasi animale, anche noi abbiamo bisogno di alimentarci, e dunque conosciamo e sentiamo lo stimolo della fame e la soddisfazione della sazietà; anche noi proviamo l'esigenza di riprodurci, e dunque andiamo alla ricerca del partner anche in competizione con i nostri simili, e sentiamo forme di appagamento e di soddisfazione quando la nostra ricerca ha successo; anche nel mondo animale le madri, e talvolta entrambi i genitori, si prendono cura della prole, fino al momento in cui non sentono più l'esigenza di farlo; infine, anche tra gli animali, nell'ambito dello stesso branco, esistono sopraffazioni, violenze e perfino uccisioni.

Questo non significa certo che vi sia identità di comportamento tra gli esseri umani e gli animali, ma semplicemente che, così come noi siamo in grado di riconoscere in noi stessi e nei nostri simili la presenza di contenuti psichici coscienti associati alle pulsioni istintuali più vicine a quelle del mondo animale, non si comprende perché simili contenuti psichici non debbano essere presenti (e coscienti) anche negli animali.

In altre parole, così come il corpo di un cavallo, di una pecora o di una gatto hanno una complessità anatomica, fisiologica ed organizzativa (dal punto di vista della collaborazione cellulare) senz'altro molto simile a quella del corpo umano, è lecito supporre che anche la psiche si manifesti in questi animali con una certa complessità cosciente, almeno fino ad un certo livello.

4. Differenze tra psiche umana e psiche animale

Dirò subito che sebbene il fenomeno psichico abbia raggiunto, nell'ambito delle società umane più sviluppate e culturalmente avanzate, un'estensione ed una complessità che non trova alcun modello di confronto nel mondo animale, tuttavia nello sviluppo storico e preistorico dell'umanità e nella localizzazione geografica attuale o recente di alcune culture "primitive" si riscontra tutta una gamma di sfumature che probabilmente creano una continuità tra la psiche umana così come noi la conosciamo e quella delle società animali più evolute (per esempio i gruppi di scimpanzè).

Quello che caratterizza e differenzia essenzialmente la psiche umana evoluta rispetto a quella animale o a quella dei primitivi sono due aspetti: la capacità di una rapida elaborazione e trasformazione, anche creativa, degli elementi psichici all'interno di un individuo e la possibilità di trasferire gli elaborati psichici da un individuo ad altri individui. Per queste ragioni, che comportano creatività e collaborazione, il fenomeno psichico umano evoluto è sempre un fenomeno sociale, che coinvolge un consistente numero di individui i quali sono in grado di comunicare tra loro scambiandosi informazioni che riguardano anche gli stessi contenuti psichici che ciascuno di loro sperimenta.

La psiche nel suo complesso è dunque un fenomeno ampio, multiforme e proteiforme del quale ciascuno di noi sperimenta, nel corso della sua limitata vita, solo una sfaccettatura, una frazione ridottissima rispetto a quella che è la globalità del fenomeno nello spazio e nel tempo. E tuttavia ci è data la facoltà di partecipare attivamente alla trasformazione ed all'evoluzione della psiche elaborandone i contenuti nell'ambito della nostra esperienza di vita individuale e trasmettendoli agli altri mediante la comunicazione.

Sotto questo profilo la psiche delle società animali, così come quella delle culture primitive, ci appare molto più statica rispetto a quella che opera nella nostra attuale cultura. Nelle società primitive gli stessi modelli culturali (di natura psichica) si tramandano e si ripetono di generazione in generazione, fissando in modo tradizionale l'esperienza umana e lasciando poco margine ad elaborazioni individuali di natura innovativa. Al contrario, una cultura come quella nella quale attualmente viviamo si basa su una rapida circolazione e diffusione dei modelli psichici elaborati e sulla collaborazione di moltissimi "cervelli" per la realizzazione concreta delle idee mediante la trasformazione del mondo.

Vorrei qui aggiungere che, dal punto di vista dell'esperienza di vita individuale, tanto il modello culturale primitivo quanto quello "moderno" possono presentare vantaggi e svantaggi, ma questo ha ben poco a che vedere con la nostra presenza "psichica" in questo mondo. Del resto, sotto il profilo limitato dell'esperienza individuale anche la vita di un animale potrebbe essere perfettamente appagante, senz'altro più di quella di tantissimi esseri umani.

Anche nelle culture primitive è comunque attiva una componente immaginifica e creativa che non ha riscontri nel mondo animale. Molti animali sono capaci di costruire, anche secondo modelli formali complessi, ma sempre acquisiti o riprodotti in modo imitativo. La capacità della psiche umana di fantasticare e di immaginare, traducendo poi in un manufatto o in qualcosa di comunicabile una parte degli elaborati della fantasia e dell'immaginazione, non mi sembra che abbia riscontri nel mondo animale, anche se poco o nulla sappiamo dell'esperienza interiore degli animali più complessi.

Un altro elemento che caratterizza la psiche umana, nelle sue forme più evolute, è il desiderio di conoscenza, cioè il bisogno di elaborare schemi ed associazioni di idee che diano conto dell'ordine e del significato degli eventi del mondo fisico e della psiche stessa. Da una fase primitiva nella quale le forme di conoscenza avevano un carattere di natura prevalentemente magica legato alle facoltà intuitive dell'immaginario, ben poco efficace sotto il profilo pratico, l'umanità è recentemente passata ad una fase più evoluta nella quale la conoscenza deve avere un potere operativo efficiente e garantito: si tratta dell'esigenza di verificare sperimentalmente le idee e di trasformare tecnologicamente il mondo, acquisendo nuove potenzialità creative.

Che la psiche sia un fenomeno autonomo, al quale gli esseri umani sono soggetti o - si potrebbe anche dire - del quale gli esseri umani sono in balia, può essere confermato da un'osservazione che ritengo scientificamente fondata: sebbene le differenze tra la psiche umana e quella animale possano essere ricondotte alla diversa complessità del cervello, molto maggiore negli esseri umani soprattutto nell'estensione della neocorteccia e nel rapporto tra volume del cervello e peso corporeo, non risulta che il cervello umano si sia modificato o evoluto da 40.000 anni a questa parte. Dunque noi non siamo più "intelligenti" dei nostri antenati primitivi, e nemmeno vi sono prove che l'intelligenza sia in relazione al volume del cervello. Quello che è certo però è che in ogni epoca vi sono individui che, nell'una o nell'altra branca del sapere o dell'attività umana, hanno risorse e talenti ben superiori a quelle della media degli altri esseri umani (così come vi sono altri individui che restano al di sotto della media).

Sebbene nella storia umana i passi avanti decisivi sulla via del sapere, dell'organizzazione delle società e dello sviluppo delle attività umane siano state opera soprattutto di alcuni individui di genio, in poco più di un secolo abbiamo assistito, di recente, ad una trasformazione del mondo di una rapidità sorprendente (e sconcertante) soprattutto se paragonata alla lentezza con cui sono avvenute tutte le altre trasformazioni su questo pianeta: l'elettricità, i trasporti, le ferrovie, gli aerei, l'estensione delle culture, l'espansione urbana e da ultimo il computer hanno letteralmente cambiato il volto di questo pianeta, che risulterebbe del tutto irriconoscibile per un visitatore alieno che l'avesse visto per l'ultima volta 150 anni fa.

Si potrebbe dire che questo cambiamento epocale è stato prodotto da una trasformazione psichica paragonabile alla differenziazione delle cellule ed alla loro organizzazione e collaborazione nell'ambito degli organismi pluricellulari.

5. Limiti della psiche umana come fenomeno circoscritto alla Terra

Al di là dell'interesse che il fenomeno psichico nel suo complesso suscita in noi, e dunque - potremmo dire con più esattezza - che il fenomeno psichico emana in se stesso, restano da fare due osservazioni fondamentali: la prima è che il fenomeno psichico, così come lo conosciamo, si è sviluppato e si manifesta sul pianeta Terra; la seconda è che ciascuno di noi, in quanto creatura umana, partecipa al fenomeno psichico in forma parziale, limitata e per un breve periodo di tempo.

Per quanto riguarda la prima osservazione, tutte le ricerche che noi possiamo fare in merito al fenomeno della psiche ed all'evoluzione della vita sono limitate a questo pianeta, l'unico che conosciamo, l'unico che ci è accessibile in un universo sconfinato. Per quanto riguarda gli altri pianeti e satelliti del nostro sistema solare accessibili alla nostra osservazione, non vi sono segni di sistemi di vita paragonabili a quello che si è sviluppato sulla Terra. Forse su qualcuno di essi si troverà qualche traccia di vita, presente o passata, o forse no. In ogni caso non possiamo ipotizzare, per ora, l'esistenza nel sistema solare che conosciamo di organismi complessi in grado di manifestare fenomeni psichici evoluti.

Diverso è il discorso per l'universo: questo è talmente vasto che non ipotizzare qualcosa del genere sarebbe praticamente assurdo. Sappiamo anche che la psiche elabora continuamente fantasie ed esperienze (allucinatorie?) relative a contatti con forme di vita aliene, e dunque con manifestazioni di psiche aliena. Resta il fatto che noi esseri umani dal nostro piccolo pianeta non riusciamo a muoverci: le distanze interstellari sono talmente grandi da impedire, per ora e nel prossimo futuro, qualsiasi forma di esplorazione dello spazio che non sia limitata al sistema solare.

Questo confinamento del fenomeno psichico - così come noi lo conosciamo attraverso la nostra esperienza umana - al pianeta Terra pone seri problemi in merito a tutti quei contenuti della psiche che hanno a che fare con ciò che comunemente è indicato con i termini "Dio" o "Divinità". Non dimentichiamo infatti che anche questi concetti - così come tutti gli aspetti relativi alle diverse forme di fede religiosa - sono esperienze della psiche umana, determinate dall'evolversi del fenomeno psichico stesso. L'idea di Dio come si è manifestata nell'esperienza umana è sempre stata limitata a questo mondo (salvo rarissime eccezioni) e probabilmente rappresenta il riflesso del potere stesso della psiche. "Dio" è sempre stato visto come il dio di questo mondo, il dio che determina e valuta gli eventi della vita umana, il dio che approva o che punisce gli esseri umani, il dio che elargisce la felicità oppure la sofferenza, il dio che condiziona lo sviluppo umano con le sue leggi: come si vede questo dio non è altro che il riflesso della psiche stessa e del suo potere sull'esperienza umana.

Al di là della Terra c'è tuttavia un universo realmente sconfinato, in confronto al quale la Terra diviene un atomo minuscolo e praticamente insignificante, tanto nello spazio quanto nel tempo: su quali basi e con quali argomenti possiamo pretendere che il dio di questo mondo sia anche il "Dio" dell'universo? È la psiche stessa che, nel momento in cui si evolve fino a prendere coscienza della sconfinata vastità dell'universo, viene presa da questo dubbio che, ovviamente, si trasferisce nell'esperienza umana mettendo in discussione il significato stesso della relazione tra creatore e creatura.

Il secondo elemento da prendere in considerazione è che ciascun essere umano durante la vita fa un'esperienza limitata, circoscritta ed unilaterale del fenomeno psichico. Pur essendo un'esperienza significativa nell'ambito della vita "interiore" di ciascuno o in relazione all'influenza socioculturale che un essere umano può esercitare sui propri simili, l'unilateralità di tale esperienza ci colpisce perché mette l'essere umano in una posizione molto vulnerabile e ben poco rispettosa della considerazione alla quale una creatura partecipe della "natura divina" avrebbe diritto.

Il fenomeno psichico umano, nella sua complessità, si presenta come estremamente contraddittorio: comprende infatti l'amore e l'odio, la gioia e la sofferenza, l'altruismo e l'invidia, la cultura e l'ignoranza, la gentilezza e la violenza, l'educazione e la volgarità, insomma tutta la gamma di sfumature che si trovano tra i due poli che comunemente vengono definiti come bene e male, o luce e tenebre, o positivo e negativo. Ma nello stesso tempo ciascuno di noi è ben consapevole del fatto che la propria esperienza individuale della vita non rispecchia tutta la complessità della psiche, ma ne rappresenta solo un frammento contrassegnato dal prevalere di alcuni aspetti rispetto ad altri. Così vi possono essere vite individuali felici ed altre segnate dalla sofferenza, vite ricche e piene ed altre misere e vuote, vite confortate dalla salute fisica ed altre travagliate dalle sofferenze della malattia, vite illuminate dall'amore ed altre aride e cupe, vite coltivate nella cultura e nell'aspirazione alla conoscenza ed altre avvilite dalla cupidigia, dalla violenza, dall'odio.

La coscienza umana ha sempre dovuto confrontarsi con il mistero apparentemente insolubile rappresentato dal destino della vita umana individuale. Finora tutte le soluzioni avanzate, nella loro qualità di prodotti dell'immaginario intuitivo della psiche, si sono dimostrate carenti o insufficienti sotto il profilo della vera conoscenza, la quale non può mai essere disgiunta da un effettivo potere operativo: consente cioè di dare una soluzione, anche solo parziale, ai problemi che vengono affrontati.

Cito qui brevemente solo due di queste pseudo-soluzioni, ed i motivi per cui non le ritengo soddisfacenti. La prima addossa interamente all'essere umano la responsabilità delle scelte tra bene e male nell'ambito della propria vita terrena, dimenticando il condizionamento esercitato non solo dall'ambiente socioculturale nel quale l'individuo si sviluppa ma anche dallo stesso corredo genetico. Quand'anche si volesse ipotizzare, al di là del fenomeno psichico, la presenza di un'anima capace di scegliere in modo libero ed autonomo, cioè consapevole, tra il bene ed il male, non si comprende perché un essere la cui natura dovrebbe derivare da un'emanazione divina dovrebbe consapevolmente scegliere il proprio male.

La seconda pseudo-soluzione è quella legata al ciclo di rinascite ed alla teoria del karma, per cui in una vita ciascun essere umano capitalizza i meriti o sconta i peccati accumulati in esistenze precedenti. Anche in questo caso, il senso di giustizia vorrebbe che ciascuna anima, passando attraverso il ciclo completo di reincarnazioni, sperimentasse tutta la gamma di sfumature tra bene e male. Qualora così non fosse, si dovrebbe pensare che Dio non emana tutte le anime con le stesse qualità, ma alcune (quelle più inclini al bene) gli riescono meglio di altre.

Una variante più soddisfacente della teoria del ciclo delle reincarnazioni è quella (enunciata per esempio dall' Entità A ) che considera l'emanazione delle anime (o degli spiriti che dir si voglia) come un processo continuo nel tempo, durante il quale ciascuno spirito passa da uno stato che potremmo definire incosciente, infantile ed inesperto ad uno stato via via più evoluto, che viene raggiunto attraverso una serie di esperienze tra le quali quelle di "incarnazione". Dato che il processo di emanazione degli spiriti si manifesta nel tempo, ad ogni epoca corrispondono spiriti che si trovano a diversi livelli di evoluzione, ed anche gli spiriti che in un certo periodo si trovano al livello più basso raggiungeranno successivamente i livelli superiori. È un po' come quando si va a scuola: nello stesso anno c'è sia chi frequenta la prima elementare sia chi si trova già alla terza liceo. Ma anche chi oggi frequenta la prima elementare sarà in terza liceo tra qualche anno.

L'aspetto più interessante di questa teoria sta nell'attribuire all'incoscienza degli stati iniziali dell'evoluzione una maggiore inclinazione ad essere contaminati dalla polarità negativa del fenomeno psichico, mentre l'evoluzione porterebbe lo spirito ad una progressiva "purificazione" che avrebbe l'effetto di indirizzarlo verso la polarità positiva. Almeno quest'ipotesi ha il vantaggio di soddisfare il senso di giustizia, offrendo lo stesso traguardo evolutivo a qualsiasi spirito emanato, e lasciando alla libertà dello spirito la scelta del percorso da compiere verso quel traguardo.

Anche questa teoria, tuttavia, presenta alcuni limiti: anzitutto è necessario che il concetto di tempo, come lo conosciamo in questo mondo, sia esteso anche all'emanazione degli spiriti, affinché si possa giustificare la coesistenza di spiriti di diverso livello evolutivo; in secondo luogo si deve ipotizzare un dualismo tra l'esistenza dello spirito nella propria dimensione e l'esperienza personale della vita individuale nella dimensione terrena, dato che l'esistenza dello spirito - segnata dalle diverse esperienze individuali - verrebbe dimenticata nell'ambito dell'esperienza di vita attuale; infine, l'attrazione dello spirito verso l'esperienza della vita terrena (compiuta comunque attraverso la coscienza dell'io che, come ho detto, presuppone un dualismo rispetto a quella dello spirito) dovrebbe corrispondere alla consapevolezza di un possibile vantaggio, anche sotto forma di una legge evolutiva ineludibile, altrimenti non si comprenderebbe il motivo per cui dalla dimensione dello spirito si dovrebbe passare alle tribolazioni ed alle sofferenze di un gran numero di esistenze umane.

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