la coscienza e la ricerca psichica 5 – seconda parte

 

 


6. Estensione del fenomeno psichico ad altre dimensioni

Come abbiamo visto nelle precedenti puntate di questa serie di articoli, si sono prodotti in questa dimensione moltissimi fenomeni che inducono ad ipotizzare la possibilità della continuazione di un'esperienza di natura psichica anche in altre dimensioni. Per esperienza di natura psichica intendo un'esperienza cosciente di contenuti della psiche quali emozioni, sentimenti, affetti, pensieri, ricordi e così via, riferiti ad un'entità dotata di continuità individuale e di memoria.

Gli "spiriti" comunicanti nei fenomeni a voce diretta di cui abbiamo riportato alcune testimonianze non parlano di reincarnazione, anzi in alcuni casi la negano esplicitamente, ma offrono dei riferimenti precisi in relazione alla loro esistenza umana. I loro affetti ed i loro sentimenti sono legati alle persone (parenti, amici) conosciute in questa vita e la loro esistenza nell'altra dimensione ci appare a tutti gli effetti di natura psichica.

Non entro qui nel merito del problema della reincarnazione: se esiste, se non esiste, ed in che modo possa avere luogo. Preferisco mettere a fuoco l'attenzione sulle modalità con le quali il fenomeno psichico si estrinseca nel mondo degli spiriti, alla luce delle numerose testimonianze di cui disponiamo.

Anzitutto osserviamo che la psiche nell'aldilà si presenta assai meno conflittuale e contraddittoria di quanto non accada in questa dimensione. La sofferenza sembra assente o comunque molto ridotta, limitata ad alcune forme di rimorso per quanto è stato fatto in questa vita o per quanto poteva essere fatto e non è stato fatto; rimorso che tuttavia è libero da quelle forme di angoscia o di tormento che prende talora nell'esistenza umana, e si manifesta più che altro tramite il desiderio di fare qualcosa di buono o di utile agli altri, cioè di alleviare le sofferenze altrui e di rendere più felice il prossimo.

Si ha la sensazione che l'esistenza nell'aldilà sia decisamente più armoniosa e più felice rispetto a quella terrena: gli spiriti collaborano o comunque convivono in pace, e sembra che siano del tutto assenti quelle forme di conflittualità e di incomprensione che caratterizzano l'esistenza nel nostro mondo. Le entità manifestano amore, o comunque sentimenti positivi, nei confronti dei loro cari o delle persone conosciute in questa dimensione. Un termine spesso utilizzato per esprimere il rapporto reciproco è quello di simpatia: gli spiriti mostrano di desiderare che da parte nostra si guardi a loro con simpatia, e si ha l'impressione che tale simpatia attivi in loro il desiderio e la capacità di intervenire benevolmente nei nostri confronti.

La memoria degli eventi e delle relazioni di questo mondo è ancora ben viva negli spiriti (fatta eccezione per alcune parole e soprattutto per i nomi propri) il che ci induce ad ipotizzare una continuità dell'esperienza psichica individuale da questa dimensione a quella dell'aldilà. Questa continuità è talmente forte che in taluni casi gli spiriti non si rendono nemmeno conto del trapasso avvenuto. Il senso di identità individuale della coscienza permane dunque intatto, anche se i contenuti psichici di cui si fa esperienza sono di natura diversa. In parole povere anche lo spirito conserva il suo "io", un io direttamente collegato a quello della personalità umana, nei confronti della quale viene progressivamente a differenziarsi ed a trasformarsi proprio in ragione della diversità dell'esperienza psichica.

Un altro aspetto della dimensione degli spiriti è l'attività. Si tratta di una forma di attività certamente diversa da quella con la quale - mediante il controllo del corpo - noi operiamo in questo mondo, ma pur sempre finalizzata ed intelligente, che si avvantaggia dell'apprendimento e della conoscenza. La presenza dell'attività implica anche la possibilità concreta di plasmare e di trasformare l'ambiente nel quale gli spiriti vivono, così come noi facciamo nella nostra dimensione. Quando uno spirito dice di esercitarsi nelle arti, significa che ha la possibilità di "creare" qualcosa. Quando un altro spirito afferma di predisporre l'ambiente per la seduta, si comporta come un tecnico che cerchi di sistemare nel modo migliore certe apparecchiature. Tutto questo implica la presenza di un pensiero intelligente capace di interagire con un ambiente che presenta una sua realtà oggettiva.

La vita umana comporta un'interazione col mondo e con gli altri esseri umani che si svolge attraverso lo strumento corpo-mente, uno strumento senz'altro ammirevole ma soggetto a tutti i limiti, a tutte le imperfezioni ed a tutti gli errori che il fenomeno dell'evoluzione comporta per la vita animale su questo pianeta. Per questo motivo gran parte dell'attività umana si concentra sulla "vita" del corpo, sulla sua difesa nei confronti di tutto ciò che ne minaccia l'integrità ed il buon funzionamento (malattie, nemici, traumi, ecc.), compreso il deterioramento naturale dovuto al passare del tempo, seguito inevitabilmente dalla morte.

Proprio per queste ragioni anche il fenomeno psichico subisce un deterioramento, vorrei dire una degradazione, che mi sembra inevitabile date le premesse: è inutile meravigliarsi della presenza del male, della conflittualità, della sofferenza in questo mondo, dato che si tratta di aspetti inerenti al funzionamento del corpo e della mente umana che possono, beninteso, essere assenti in un individuo ma presenti in un altro. Una persona potrebbe essere malvagia, ed un'altra un esempio di filantropia, per lo stesso motivo per cui un corpo può avere un malfunzionamento congenito o una malattia, mentre un altro gode di buona salute. È ovvio che la persona malvagia reca danno anche agli altri, mentre il filantropo è un benefattore, e dunque non si può restare indifferenti rispetto alle diverse conseguenze dei due casi; ma sebbene questa sia una necessità dettata dalle esigenze di giustizia sociale e di protezione individuale proprie dell'esistenza umana, nulla ci viene rivelato sulle cause della bontà o della perversione.

Una volta liberato dall'attrazione "fatale" dello strumento corpo-mente, il fenomeno psichico può manifestarsi in un'altra dimensione in modo molto più armonioso e probabilmente con una gamma di espressioni più ampia e più ricca. Lo strumento mediante il quale la psiche si manifesta nella dimensione dello spirito non sembra essere soggetto ai limiti ed alle distorsioni del corpo: l'energia di cui eventualmente deve alimentarsi è disponibile senza limiti ed accessibile senza fatica, non sembrano esservi sofferenze causate da malformazioni o difetti di funzionamento, né vulnerabilità nei confronti di offese provenienti da altri "spiriti". Tutto questo fa sì che vengano a mancare le condizioni primarie per il degrado psichico al quale siamo assoggettati in questa nostra vita umana.

Per tutte queste ragioni la percezione che si ha della dimensione dello spirito dal punto di vista della nostra condizione di creature umane è così affascinante e - potrei dire - liberatoria: attraversata la soglia della morte la nostra psiche si libera e si purifica di tutte le scorie determinate dall'essere stata imprigionata all'interno dello strumento umano, e può prendere parte ad un fenomeno evolutivo di grande complessità, ma molto più in accordo con la sua essenza. Questa, almeno, è l'impressione che si può ricavare in base alle testimonianze che ci provengono dalla dimensione dello spirito.

7. Il trasferimento da una dimensione psichica all'altra

Restano a questo punto da affrontare sia il problema cruciale di come possa avvenire il trasferimento della nostra individualità dalla dimensione psichica di questo mondo ad un'altra dimensione psichica, sia l'altro problema - in qualche modo collegato al precedente - del motivo per cui siamo assoggettati all'esperienza umana. Dirò subito, care lettrici e lettori, che non ho una risposta conclusiva e convincente per queste domande, pertanto quelle che seguono sono solo considerazioni personali che esprimo come base di partenza per eventuali ulteriori riflessioni. Nello stesso tempo devo anche ammettere che, nonostante le ricerche eseguite nel corso della mia vita, non ho ancora trovato una teoria o una spiegazione esauriente per l'insieme dei fenomeni relativi alla ricerca psichica, i quali o vengono negati o diventano oggetto di quelle elaborazioni a carattere mistico o esoterico che sono tipiche della mancanza di conoscenza.

Non è escluso, come vedremo meglio tra poco, che certi aspetti dell'esistenza debbano necessariamente sfuggire alla comprensione umana, perché questo è l'ordine delle cose all'interno del quale noi siamo un frammento, che non è certo in grado di padroneggiare la complessità dell'universo. Comunque ci è data la facoltà e la capacità di intuire, di porci delle domande e di cercare delle risposte, e dunque possiamo fare tesoro di quegli indizi di cui disponiamo, e che ci possono aiutare quanto meno a fare maggiore chiarezza sulla natura dei problemi.

Stando dunque alle testimonianze degli spiriti, in particolare di quegli spiriti che ci convincono di più sulla loro sincerità sulla base di prove di identificazione accertate, l'esistenza psichica individuale non viene meno con la morte umana, ma continua in un'altra dimensione ed in modo essenzialmente più duraturo (forse eterno) e molto più soddisfacente. Stando invece all'esperienza della nostra vita umana la coscienza dei contenuti psichici è di norma legata al funzionamento del cervello (forse con la possibile eccezione di alcuni fenomeni di NDE).

Va ricordato che tutto quello che riguarda l'esperienza psichica è ancora in gran parte indecifrabile, anche perché il senso della nostra identità è legato alla memoria, ma si possono riportare molte esperienze psichiche di cui nella memoria non resta traccia: esperienze che vanno dai sogni non ricordati ai casi di personalità multiple o ai fenomeni in stato di ipnosi. Del resto tutti noi dimentichiamo, nello stato di coscienza ordinaria, gran parte di ciò che ci è accaduto durante la nostra vita; pertanto la nostra memoria può essere considerata a buona ragione lacunosa e relativamente affidabile.

Ma c'è di più: lo stato di coscienza al quale facciamo riferimento quasi sempre nel corso della nostra esistenza umana è la consapevolezza ordinaria nello stato di veglia. Si tratta di uno stato soggetto ai vari condizionamenti determinati dalle influenze socioculturali dell'ambiente in cui viviamo e dalle esigenze vitali del nostro corpo animale, con tutte le reazioni psichiche che ne derivano. Superare i limiti di questo stato è estremamente difficile: si tratta di una prigione alla quale siamo più o meno ben adattati, a tal punto che finiamo col non riuscire nemmeno a concepire uno stato psichico diverso. Accade così che, per effetto della costrizione dello stato psichico nel quale ci troviamo in questa vita, si possa finire per ritenere ragionevolmente impossibile l'esperienza di qualsiasi altro stato psichico che non sia determinato dallo strumento corpo-cervello.

Devo qui però onestamente riconoscere che la mia memoria non mi fornisce alcun indizio affidabile di una mia vita anteriore a quella attuale, né in questa né in altre dimensioni. Certamente posso avere fantasie al riguardo, ed elaborare forme di ragionamento teorico che tengano conto di tale eventualità: tutte cose che però, almeno per quanto mi riguarda, mancano dello spessore dell'esperienza realmente vissuta. Nemmeno voglio dimenticare le importanti e ben documentate ricerche sulla reincarnazione svolte da studiosi del calibro di Ian Stevenson. Ma mentre mi riesce comprensibile il passaggio da questa dimensione psichica ad una dimensione psichica più armoniosa e più adeguata alle esigenze dello spirito, come quella che ci viene descritta dalle entità comunicanti, non riesco a capire i motivi per cui uno spirito consapevole, dopo aver sperimentato quella dimensione, dovrebbe voler tornare anche solo temporaneamente in questa, a meno di non esservi costretto. A titolo di provocazione, vorrei chiede alle lettrici ed ai lettori come si sentirebbero all'idea di doversi trasferire, anche solo temporaneamente, in una dimensione psichica più conflittuale, più tormentata, più violenta, più contraddittoria e più incomprensibile di quella in cui ci troviamo in questo mondo: certamente non credo che ne sarebbero entusiasti.

Qualcuno afferma che il significato dell'incarnazione in questa dimensione da parte di uno spirito che ha già fatto esperienza di una dimensione psichica più evoluta consisterebbe nel recare aiuto e conforto agli esseri umani, cioè di fatto a contribuire all'evoluzione del fenomeno psichico in questa dimensione. Il limite di quest'ipotesi è che implicherebbe una forma di "aiuto umanitario" a questo mondo da parte di una "civiltà superiore" senza dare conto dei motivi per i quali "bene" e "male" dovrebbero coesistere in modo conflittuale nella stessa dimensione: forse facciamo parte di una zona di frontiera.

In parole povere, se il passaggio alla dimensione dello spirito può avvenire solo a seguito dell'esperienza umana, allora diventa necessario ed indispensabile che ciascuno di noi interpreti il proprio ruolo nell'ambito di quest'esperienza la quale, come si è detto, è determinata da un fenomeno psichico in sé contraddittorio e conflittuale, e che tale è destinato a restare - quanto meno per tempi assai lunghi - per effetto delle leggi che regolano questa dimensione. Se invece la durezza dell'esperienza umana può essere mitigata e confortata dall'intervento di spiriti superiori, un reale aiuto da parte di questi spiriti evoluti sarebbe quello di rendere decisamente meno conflittuale il fenomeno psichico nella sua globalità.

Anche l'ipotesi di un ciclo di incarnazioni come sistema per "purificare" lo spirito e renderlo più evoluto non mi sembra del tutto convincente, quanto meno in relazione alla difficoltà nel comprendere in che modo la natura psicofisica (spesso assai negativa) dell'esperienza umana possa influenzare evolutivamente lo spirito e con quali mezzi quest'ultimo riesca ad interagire con la psiche. Come ho precedentemente osservato, si viene a creare in questo modo un dualismo incolmabile tra lo spirito e la coscienza dell'io come essere umano, un dualismo che non trova riscontro nelle numerose comunicazioni da parte di quegli "spiriti" i quali - come abbiamo esaminato negli articoli precedenti - continuano a presentarsi con la loro identità nell'ambito di un sistema psichico di qualità più evoluta.

In definitiva - pur senza essere in grado di escludere l'eventualità della reincarnazione - io sono più propenso a vedere il passaggio dalla dimensione umana a quella dello spirito come un gradino di un percorso evolutivo che comunque procede in senso positivo. Anche chi qui, in questo mondo, viene ad incarnare una parte della psiche umana malvagia, violenta ed irresponsabile, una volta liberatosi dai vincoli mediante i quali è stato intrappolato in questa dimensione dal suo sistema psicofisico, potrà fare esperienza di una visione completamente diversa dell'esistere, una visione all'interno della quale la libertà coesiste con l'impossibilità sia di danneggiare che di essere danneggiati.

Prima di poter attribuire questo o quell'aspetto del carattere o della psiche umana ad un'influenza da parte dello spirito (al quale dunque verrebbe così attribuita una propria qualità positiva o negativa, nel senso di più o meno evoluta, antecedente all'incarnazione) è necessario avere conoscenze sulla natura della psiche umana e sul funzionamento degli strumenti attraverso i quali essa si manifesta e si trasmette molto più approfondite di quelle di cui attualmente disponiamo. Per quanto questo mondo sia solo un minuscolo frammento di una dei miliardi di galassie che compongono il cosmo conosciuto, la sua complessità è talmente vasta - in relazione alle nostre facoltà conoscitive - che sarà ancora necessario un lungo cammino per poter dare una risposta esauriente alle molte domande che ci poniamo.

Vorrei concludere ritornando ad una considerazione, alla quale ho accennato precedentemente, che credo tocchi molto da vicino i fenomeni cosiddetti paranormali. La ricerca si pone spesso lo scopo di svelarne il mistero alla luce delle facoltà di ragionamento proprie dell'intelligenza umana, ma non è detto che tali facoltà siano adeguate all'interpretazione di tutta la gamma dei fenomeni che possono aver luogo in questo mondo. Si tratta pur sempre, infatti, di facoltà determinate dalla psiche umana - nei suoi aspetti più evoluti - mentre si percepisce, soprattutto nei fenomeni medianici che abbiamo esaminato, la presenza di qualcosa che va oltre la psiche umana.

Pertanto non ci si deve sorprendere del fatto che l'interesse del mondo scientifico nei confronti dei fenomeni paranormali sia col tempo diminuito: non dimentichiamo infatti che nei primi tempi della ricerca psichica un numero cospicuo di personalità scientifiche di elevato livello intellettuale ed anche accademico dichiararono e dimostrarono il loro interesse nei confronti dei diversi aspetti di tale ricerca. Tuttavia il loro interesse era in buona parte determinato dalla speranza di riuscire a spiegare, a comprendere, ed eventualmente anche a determinare, tali fenomeni, analogamente a quanto stava accadendo per molti dei fenomeni naturali. Quando ci si accorse che questo non era possibile, perché i fenomeni paranormali potevano bensì essere constatati, ma non studiati e riprodotti in condizioni di laboratorio e nemmeno spiegati in modo soddisfacente, buona parte dell'entusiasmo iniziale venne meno.

Il problema delle "sintonie" psichiche diverse da quella umana, alla quale siamo così abituati e così ben adattati, per quanto sorprendente, non è affatto più complesso né più strano dei vari problemi con i quali gli astrofisici si confrontano ai nostri giorni, e che portano ad ipotizzare la presenza di altri universi oltre al nostro, della materia e dell'energia oscura, del tempo cronologico "variabile" e via di seguito. Anche in questi casi si ha la sensazione che le facoltà intuitive ed interpretative della psiche umana, ai livelli più elevati di intelligenza, raggiungano dei confini oltre i quali non si riesce ad andare, proprio a causa dei limiti della nostra dimensione umana.

Se questi limiti potranno essere superati in futuro, oppure se essi siano inevitabilmente connaturati alla condizione umana (per gli stessi motivi per i quali noi - creature di questo mondo - non possiamo avventurarci nei viaggi interstellari), non siamo per ora in grado di dirlo.


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