la coscienza e la ricerca psichica 6 – prima parte |
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Le ipotesi di van Eeden non offrono un quadro teorico coerente e convincente per spiegare le modalità di estrinsecazione dei fenomeni, né da allora (è passato più di un secolo) sono stati fatti significativi passi avanti. Alla luce delle attuali (ed ancora del tutto insufficienti) conoscenze sul funzionamento della mente nell'ambito della psicologia e delle neuroscienze, e tenuto conto della realtà dei fenomeni paranormali, si propongono alcune ipotesi di lavoro - peraltro già avanzate da altri ricercatori - che prevedono l'esistenza di una seconda "mente" di tipo energetico (non direttamente rilevabile nella dimensione fisica) che in particolari condizioni potrebbe interagire con l'esperienza prodotta dallo strumento organico, o addirittura sostituirsi ad esso nell'elaborazione di una diversa attività psichica dotata di una forma di autocoscienza alternativa rispetto a quella ordinaria dello stato di veglia. L'attività di questa seconda "mente" (definita anche, in modo tradizionale, "anima") è di norma inibita o bloccata dall'intensa attività nella quale il nostro organismo psicofisico è coinvolto a causa dell'elevata quantità di stimoli provenienti dal mondo esterno; tuttavia in determinate rare circostanze, oltre a potersi avere una sinergia tra le due menti, la mente energetica può anche fare da tramite all'attività di entità esistenti in una dimensione distinta da quella fisica, consentendo loro forme di interazione con la nostra dimensione. 1. La morte di Myers Il fascicolo XLII dei Proceedings della SPR del 1901 si apre con alcuni interventi in memoria di Frederic W. H. Myers, morto a Roma nel gennaio di quello stesso anno all'età di 58 anni. Myers era stato (con Sidgwick, Barrett e Gurney) uno dei fondatori della Società, al servizio della quale aveva messo tutte le sue energie. Nel 1900 ne era stato eletto presidente, ma l'improvvisa malattia che lo colpì alla fine di quell'anno, mentre soggiornava nel nostro paese, pose fine alla sua instancabile attività: l'ultima sua opera – e la più importante – La personalità umana e la sua sopravvivenza alla morte del corpo, vedrà la luce postuma nel 1903. Nei Proceedings Myers venne commemorato dal nuovo presidente della SPR , Oliver Lodge, da William James, da Charles Richet, da Frank Podmore e da Walter Leaf. Tanto James quanto Richet - grandi estimatori di Myers e del valore delle sue indagini - dichiararono la loro convinzione che l'opera di Myers rappresentasse una pietra miliare nello sviluppo della conoscenza umana, soprattutto nel campo della psicologia; anzi Richet arrivò ad affermare che solo in futuro i meriti e la gloria di Myers sarebbero stati riconosciuti. Tuttavia questo futuro, trascorso più di un secolo, non è ancora arrivato. Myers non si mostrò per niente contrariato quando gli fu diagnosticata la malattia fatale: nel novembre 1900, allorché il suo medico lo avvertì che aveva i giorni contati, scrisse agli amici dicendo che non vedeva l'ora che arrivasse il grande mutamento, e che passassero i giorni che ancora lo separavano dalle sospirate vacanze . Sopportava pazientemente i dolorosi spasimi che, nella fase terminale della malattia, gli impedivano di respirare, ed il suo trapasso fu descritto da un testimone come "uno spettacolo per gli dèi: è stato davvero edificante vedere come un'autentica fede nell'immortalità possa rendere un uomo del tutto indifferente a quello che alla maggior parte della gente apparirebbe orribile". Insomma, una morte socratica. Per Myers infatti tutti i sintomi, gli affanni e le pene del corpo all'approssimarsi della morte erano necessariamente correlati al risveglio dell'anima ed alla liberazione dello spirito, come aveva prefigurato nella sua opera poetica giovanile La rigenerazione della gioventù. Nel caso di Myers la fede nella sopravvivenza dell'anima non nasceva dalla religione, ma dalla ragione e dalla conoscenza (anche se tutta la sua personalità dimostrava un orientamento dichiaratamente e consapevolmente spirituale). Inoltre, pur non essendo per formazione e per cultura uno scienziato ma un letterato, Myers era vivamente interessato alla scienza e mostrava un acume ed un intuito scientifico fuori del comune, come testimoniarono tutti gli scienziati con i quali ebbe frequenti scambi di vedute. Aveva inoltre una capacità straordinaria di indagare e di sperimentare in ambiti molto diversi e, all'epoca, considerati del tutto separati tra loro, come le personalità multiple, l'ipnosi, la trance medianica, il sogno, la telepatia, le apparizioni, tanto che Gurney - egli stesso studioso di non comuni capacità - era solito dire: "Nel tempo che occorre a me per leggere un libro, Myers riesce a padroneggiare tutta una letteratura". Tra il 1872 ed il 1876 Myers aveva condotto diversi esperimenti di verifica dei fenomeni paranormali di tipo fisico, che tuttavia riteneva di interesse secondario, tanto da affermare che quelle investigazioni erano state "faticose ed alquanto sgradevoli". Personalmente si era convinto della realtà di alcuni fenomeni di telecinesi, ma non ritenne di doverne far cenno nel suo libro postumo, limitandosi a suggerire una possibile spiegazione di tipo spiritista: uno spirito esterno può prendere possesso di un organismo, gestendolo con più efficacia ed abilità di quanto non faccia lo spirito "proprietario", ed emettendo una forma di energia in grado di muovere a distanza oggetti fisici con i quali l'organismo non entra in contatto. Nel 1874 Myers e Gurney fecero conoscenza del rev. Stainton Moses. Ben presto la conoscenza si trasformò in amicizia, anche se Myers non investigò mai direttamente la medianità di Moses. Tuttavia alla morte di Moses, nel 1892, tutti i suoi quaderni di appunti contenenti comunicazioni medianiche che non aveva voluto rendere pubbliche da vivo furono consegnati a Myers perché potesse studiarli. In seguito Myers pubblicò una serie di articoli nei Proceedings concernenti proprio le non comuni doti medianiche di Moses. Quando, nel 1878, potè condurre personalmente alcuni esperimenti con le medium Wood e Fairland, non pubblicò niente. Il fatto è abbastanza strano perché le sedute, condotte a Cambridge con gli auspici della SPR e sotto la supervisione di Alfred Russel Wallace e di Henry Sidgwick, avevano dato risultati di rilievo: i polsi e le caviglie delle medium erano stati legati alle sedie con del nastro adesivo le cui estremità erano poi incollate al pavimento e sigillate. Diverse forme ectoplasmiche, sia di adulti che di bambini, furono viste uscire dal gabinetto medianico, ed al termine di ogni seduta i sigilli furono ritrovati intatti. Ad ogni seduta venivano cambiati - a sorpresa - sia il colore del nastro adesivo (per evitare che la medium potesse procurarsene in anticipo uno simile) sia quello della ceralacca dei sigilli. In una seduta le medium furono anche sistemate in una specie di amaca collegata con puleggie ad un sistema di contrappesi che si sarebbero mossi se esse avessero compiuto dei gesti: i pesi restarono fermi, ed i fenomeni si produssero egualmente senza che se ne potesse individuare alcuna causa fraudolenta. Nel 1894, ospite di Charles Richet, Myers partecipò ad una serie di sedute sperimentali con Eusapia Palladino. Sebbene in un primo momento avesse ammmesso di credere alla genuinità dei fenomeni, la successiva denuncia dei tentativi di frode messi in atto dalla medium nel corso delle sedute di Cambridge gli fece cambiare idea, tanto che scrisse: "Non avevo alcun dubbio che una serie sistematica di trucchi potesse esser messa in atto dal principio alla fine, e che non vi fossero sufficienti prove per poter attribuire anche uno solo dei fenomeni che si produssero ad una causa soprannaturale". In seguito, tuttavia, partecipò ad un'altra serie di sedute sempre con la Palladino a Parigi, in casa di Richet, ed alla richiesta di quest'ultimo di dare una sua testimonianza giurata, Myers dichiarò di ritenere tanto la telecinesi quanto l'emissione di ectoplasma fenomeni genuini e reali. Ma, come si è detto, Myers si trovò sempre a disagio nello sperimentare sui fenomeni fisici, anche se pubblicò due articoli nei Proceedings del 1891-92 su Presunti movimenti di oggetti senza contatto fisico, avvenuti non in presenza di un medium a pagamento. Myers continuò a sperimentare con vari medium tra i quali Mrs. Everitt, la d'Esperance e David Duguid, ma la medium che lo interessò maggiormente fu Rosalie Thompson, dato che le comunicazioni ricevute per suo tramite gli fornirono le conferme definitive della sua fede nella sopravvivenza. Poiché il caso della Thompson riveste un interesse non secondario per gli studi di cui fu oggetto nell'ambito della SPR, e non solo da parte di Myers, quest'articolo sarà in gran parte dedicato ai risultati degli esperimenti condotti su di lei dai vari ricercatori. 2. Rosalie Thompson Nata nel 1868, figlia di un architetto di Birmingham, Rosalie sposò Edmond Thompson, titolare di un'importante impresa commerciale di Hampstead, nel 1886. Sebbene alcuni fenomeni particolari l'avessero accompagnata fin dall'infanzia, fu solo nel 1896 che la Thompson consultò Frederic Thurstan, un ricercatore laureato a Cambridge che si occupava di fenomeni paranormali, in merito ad alcuni stati di trance nei quali cadeva con una certa frequenza. Mrs. Thompson ci viene descritta come una donna attiva, vigorosa e concreta, dedita alla cura dei figli ed alla gestione domestica, e con vari interessi tanto in attività sportive quanto culturali. Sia lei che il marito, pur non essendo particolarmente interessati alla ricerca psichica, erano animati dal desiderio di contribuire al progresso della scienza, e dunque accettarono di buon grado la proposta di Myers, col quale erano stati messi in contatto dallo stesso Thurstan, di condurre una serie di esperimenti sotto la sua supervisione. Rosalie Thompson non accettò mai alcun pagamento come medium, né si considerò una medium professionista. Va riconosciuto a suo merito che, in una lettera scritta al direttore del Journal della SPR nell'ottobre 1901, affermò di non comprendere "come una sperimentazione degna di questo nome possa essere condotta se l'investigatore non è libero di affrontare il problema sotto ogni ragionevole aspetto: data la notevole quantità di frodi che sono state riscontrate nell'ambito dei fenomeni studiati dalla SPR, mi sembrerebbe irragionevole che gli esperimenti non fossero condotti con metodo rigoroso e sottoposti ai test più severi..." Lei stessa si sforzava sempre di offrire agli sperimentatori tutte le possibili spiegazioni di natura psichica cosciente o inconscia che potessero giustificare le comunicazioni medianiche avvenute per suo tramite. Probabilmente fu proprio la sua personalità leale, disinteressata, sincera ed aliena dal perseguire obiettivi e risultati sensazionali a renderla particolarmente congeniale a Myers. Durante una prima serie di sedute svoltasi con la Thompson come medium nel 1897/98 nell'ambito del Circolo Delfico dii Battersea sotto la supervisione di Thurstan (e prima che la medium conoscesse Myers) si erano verificati fenomeni fisici di notevole intensità: raps, movimenti di oggetti, luci psichiche, elongazioni, voci dirette, apporti, profumi, materializzazioni. Di questi fenomeni venne data ampia testimonianza in una serie di articoli pubblicati sulla rivista Light , nei quali si fa riferimento alla medium come a Mrs. T. Ma Myers fece il possibile per scoraggiare tali manifestazioni fisiche e per convincere la Thompson a mettere le sue doti a disposizione della SPR a partire dal 1898, come medium a trance. Dal 1898 al 1901 la Thompson fece 217 sedute per i membri della SPR . Oltre a Myers fu studiata da Hodgson, da Podmore, da van Eeden e da Mrs. Verrall. Quando Myers si ammalò la medium sospese del tutto le sedute, ma dopo la sua morte sentì l'impulso di dare due sedute per Oliver Lodge, il quale dichiarò poi di aver ricevuto alcune comunicazioni che sembravano provenire direttamente da Myers. A parte Hodgson, che fece solo sei sedute con la Thompson e diede un giudizio decisamente sfavorevole (non certo sulla personalità della medium ma sul valore delle comunicazioni) tutti gli altri sperimentatori dichiararono che una buona parte delle informazioni ricevute conteneva elementi degni di attenzione e non spiegabili con le forme di conoscenza ordinaria, nemmeno di tipo subliminale. 3. Il metodo di Myers Va ricordato che all'epoca era in corso nell'ambito della SPR un approfondito dibattito sulle modalità con le quali determinate informazioni (quelle che sono poi oggetto di comunicazioni medianiche) possano venire a conoscenza del medium, anche a livello inconscio. Il motivo per cui Myers era poco interessato ai fenomeni fisici stava nel fatto che secondo lui quei fenomeni, pur essendo certamente provocati da forze non ordinarie e comunque distinte da quelle di cui abbiamo conoscenza nel mondo fisico, non danno nessuna informazione o certezza circa la sopravvivenza, che era l'unica questione che lo interessava veramente. Era invece convinto che l'unica prova veramente valida sotto questo profilo fosse costituita da quelle dichiarazioni delle entità comunicanti che non potessero scaturire da altra sorgente se non dalla personalità e dalla memoria dei trapassati. Ecco perché Myers cercava di scoraggiare i fenomeni fisici nei medium con cui sperimentava, concentrandosi invece sulle comunicazioni medianiche. Nel merito Myers stesso, nel suo intervento sui fenomeni medianici di Mrs. Thompson tenuto nel 1901 al Congresso internazionale di psicologia di Parigi, affermava quanto segue. « Le comunicazioni medianiche possono essere classificate nelle seguenti quattro categorie che, nell'ambito di una seduta, si mescolano in proporzioni variabili a seconda della natura degli assistenti. Affermazioni confuse di natura semionirica, con errori ed occasionali approssimazioni alla realtà. Questo tipo di comunicazioni hanno origine probabilmente dal sé subliminale di Mrs. Thompson, ed hanno luogo frequentemente quando non è presente alcun tipo di "controllo". Non sembrano connesse con alcuna forma di chiara consapevolezza, e quando si presentano di solito vengono interrotte da un "controllo" che pone fine alla trance imperfetta, quasi fosse una forma di confuso dormiveglia dal quale è opportuno o svegliarsi o addormentarsi come si deve. Informazioni su fatti che vanno al di là della portata sensoria, ma che non implicano necessariamente spiriti disincarnati come loro origine. Si tratta di percezioni di eventi che avvengono a distanza, oppure accaduti in passato o che accadranno in futuro. Non siamo in grado di dire, allo stato attuale, fino a che punto il sé subliminale di Mrs. Thompson o quello di qualche entità disincarnata che con lei collabora sia responsabile della grande varietà di informazioni di questo genere fino ad oggi ottenute. Vengono poi le informazioni apparentemente fornite da spiriti di trapassati, così come dovrebbero plausibilmente presentarsi alla loro memoria. Tuttavia nel nostro caso, al pari di quanto accade con le comunicazioni di Mrs. Piper, la maggior parte di queste informazioni riguardano fatti che sono presenti anche nella memoria degli assistenti (ma non in quella della medium), così da poter ipotizzare che vi possa essere una trasmissione telepatica dalla mente degli assistenti alle facoltà subliminali della medium, senza alcun effettivo intervento degli spiriti dei trapassati. Infine rimane un piccolo ma significativo gruppo di comunicazioni su fatti che non sono noti neanche agli assistenti, e che quindi possono provenire solo dalla memoria dello spirito della persona trapassata che comunica; oppure (e questo è ancora più strano) si tratta di fatti dei quali le stesse persone defunte avrebbero voluto venire a conoscenza dopo la morte. Il graduale e progressivo accumulo di fatti di questo tipo diviene alla lunga un argomento forte per convalidare l'autenticità della provenienza "spiritica" delle comunicazioni. Io credo di avere valide ragioni per ascrivere molti di questi messaggi a ben definite personalità sopravvissute alla morte, e conosciute, durante la vita terrena, tanto da miei amici alla cui presenza Mrs. Thompson ha comunicato i messaggi, quanto da me stesso. Credo che la maggior parte di questi messaggi siano comunicati a voce tramite l'organismo della medium da parte di spiriti che temporaneamente controllano o prendono possesso dell'organismo stesso, mentre altri sono comunicati da altri spiriti direttamente allo spirito della medium in una dimensione invisibile, e poi ricordati parzialmente, in modo che la medium possa ricordarli emergendo dallo stato di trance. Questo tuttavia non implica assolutamente che tutti i fenomeni, in questo come in altri casi consimili, abbiano origine da spiriti di trapassati. Gran parte delle comunicazioni hanno luogo infatti telepaticamente tanto tra gli spiriti degli incarnati quanto tra quelli disincarnati, oltre ad implicare conoscenze di tipo telestetico o chiaroveggente su eventi reali presenti, passati e futuri.» Queste chiare affermazioni di Myers ci danno un'idea abbastanza precisa dello stato dell'arte della ricerca psichica quale si presentava all'inizio del '900. Tutto il dibattito verteva sulla possibilità di determinare quanto poteva essere ottenuto dai poteri (noti e non noti, ordinari e straordinari) della mente umana - ascrivibile cioè ad un organismo che vive solo in questa dimensione terrena - e quanto dovesse essere necessariamente escluso da questo ambito. Si tratta di un dibattito che resta aperto ancor oggi: a me personalmente le conclusioni di Myers sembrano fondate e coerenti, ma altri possono non esser d'accordo. Bisogna però convenire sul fatto che lo stesso Myers assegnava alla mente umana capacità telepatiche, telestetiche e di chiaroveggenza, senza offrire al riguardo alcun quadro conoscitivo ed interpretativo coerente, a meno di non voler riconoscere che tali capacità si attivano quando (e solo quando) la mente si connette ad un sistema diverso; il che implica che nella vita ordinaria la mente non è quasi mai connessa a tale sistema. Per quanto riguarda la medianità della Thompson, si trattava prevalentemente di trance ad incorporazione con frequente perdita di coscienza, comunicazione a voce (non dissimile dalla normale voce della medium) e qualche episodio intermittente di scrittura automatica. Percezioni visive ed auditive sulla presenza degli spiriti e sulle loro voci erano consentite alla sola medium, dunque, dal punto di vista della ricerca psichica, l'unico interesse era rappresentato dal contenuto delle comunicazioni. La Thompson si risvegliava dalla trance riposata ed allegra, e riteneva che la sua salute avesse tratto un notevole beneficio dalle sedute. 4. Assistenti e comunicazioni Myers partecipava alle sedute con la Thompson in compagnia delle persone più disparate: potevano essere membri della SPR o note personalità di studiosi, con cui aveva un rapporto di amicizia, oppure conoscenze occasionali, appena incontrate. In qualche caso diversi eventi della vita di queste persone erano ben noti al Myers, in altri casi era all'oscuro praticamente di tutto. Quanto alla Thompson, tutte le persone che accompagnavano Myers le venivano presentate in forma anonima, e veniva loro chiesto di non parlare per non influenzare la mente della medium con il loro accento o con qualche espressione rivelatrice. E se alcuni di questi personaggi erano noti anche alla Thompson, la maggior parte le era totalmente sconosciuta. Lo scopo di Myers era anche quello di verificare in che modo la personalità ed il carattere degli assistenti potessero eventualmente influenzare i messaggi ricevuti: venne alla conclusione che le comunicazioni più significative erano indirizzate a persone la cui identità era completamente ignota alla medium, mentre ricercatori più noti e celebri - come Crookes, Sidgwick, Hodgson ed altri - che la medium ben conosceva e sulla vita dei quali avrebbe avuto agio di documentarsi a dovere, non ottenevano quasi nulla. Myers osservò inoltre che il successo delle sedute dipendeva in parte dalla sensibilità degli assistenti, dal modo in cui entravano in sintonia con la sensibilità della medium, ma soprattutto dal fatto che vi fosse un'entità desiderosa di comunicare con l'assistente ed in grado di riuscire a farlo. A queste stesse conclusioni era anche pervenuto Hodgson a seguito delle numerose sedute eseguite con la Piper: egli aveva osservato che i migliori risultati si ottenevano quando si agiva in base all'ipotesi spiritica, cioè trattando le entità comunicanti per quello che le stesse dichiaravano di essere. Una volta Myers andò dalla Thompson con una scrittrice di romanzi americana, Miss Sedgwick, che lui stesso aveva appena incontrato e della quale non conosceva se non il nome ed alcuni titoli dei suoi romanzi. La Thompson non la conosceva nemmeno di nome, ma subito - mentre il solo Myers era in presenza della medium - scaturì dalle comunicazioni un flusso di ricordi di natura intima e familiare da parte di un'entità che si presentò come uno spirito amico della scrittrice. Quando la Sedgwick si fu unita al Myers ed alla medium, restò in silenzio per non offrire nessun indizio, ma le comunicazioni continuarono ed alla fine lei riconobbe che erano stati rievocati molti avvenimenti di cui lei stessa non aveva più memoria. Un resoconto dettagliato e ben documentato di una serie di sedute con la Thompson fu fatto da Frederik van Eeden, il medico e ricercatore olandese che si occupò di diversi aspetti relativi alla psicologia ed alla ricerca psichica (il suo studio sui "sogni lucidi" - un termine da lui coniato - è stato pubblicato su Luce e ombra , anno 100° - n. 3 del 2000). Van Eeden (1860-1932), dopo la laurea in medicina, pur lavorando come medico partecipò attivamente sia alla vita culturale olandese - fondò un giornale politico-letterario e fu (ed è tuttora) molto apprezzato come poeta e romanziere - sia allo sviluppo della psicoterapia: si deve proprio a lui la formulazione del termine "psicoterapia" definita come la guarigione del corpo mediante la mente, coadiuvata dall'impulso di una mente sull'altra . Nel 1887 aprì il primo istituto psicoterapeutico olandese, nel quale condusse esperimenti con l'ipnosi in merito ai quali pubblicò diversi articoli su riviste europee. Si occupò anche di problemi sociali, come le condizioni dei lavoratori nel suo paese,e partecipò attivamente alle ricerche della SPR , pubblicando un lungo resoconto sulle sedute con Mrs. Thompson. 5. Il punto di vista di van Eeden Il resoconto di van Eeden si apre con la sua classificazione degli studiosi dei fenomeni psichici in tre categorie principali: gli scettici totali, gli spiritualisti ed i non spiritualisti. Potremmo affermare che questa classificazione può essere considerata valida anche ai nostri giorni. Van Eeden tuttavia afferma che tra gli scienziati che si son presi la briga di esaminare i fatti e di sperimentare pazientemente e senza pregiudizi, gli scettici totali diventano sempre più scarsi. Questo era lo stato di fatto nel 1902, mentre oggi non credo che si possa dire lo stesso. Comunque per van Eeden le opinioni degli scettici totali non meritavano nemmeno di essere prese in considerazione. Più interessante per lui è la divisione in due gruppi di coloro che credono nella genuinità dei fenomeni medianici: il primo gruppo crede nell'influenza degli "spiriti" - entità impalpabili ed impercettibili per i nostri sensi ordinari - sulla mente e sul corpo degli esseri umani viventi; il secondo gruppo riconosce che i fatti sono straordinari ed inesplicabili secondo le leggi fisiche e le loro cause conosciute, ma non è disposto ad ammettere che siano state fatte scoperte tali da indurre inevitabilmente a credere nell'esistenza degli spiriti. Per la cronaca, van Eeden ascrive al primo gruppo ricercatori come Alfred Russel Wallace, William Crookes e Myers, mentre al secondo Sidgwick, Podmore, Hodgson e altri. Per van Eeden la teoria spiritica è la più semplice: una volta concesso che esseri le cui condizioni di esistenza sono per noi impercettibili (e perfino inimmaginabili) possano esercitare un'azione su di noi, tutto il resto si spiega facilmente. Dal punto di vista filosofico questa posizione non ha in sé nulla di assurdo o di impossibile. Anzi, in termini di probabilità, è senz'altro più semplice pensare che esista un'infinità di spiriti impercettibili - anche tutt'intorno a noi - che non ritenere che la nostra sia l'unica forma di esistenza possibile, in grado di avere un potere di percezione così completo da poter identificare qualsiasi altra forma di esistenza. E questo è tanto più vero quanto più siamo coscienti dei limiti dei nostri sensi nello stesso ambito delle energie fisiche. Dal punto di vista filosofico, afferma van Eeden, credere che ogni forma di vita e di esistenza debba ricadere sotto il nostro potere di osservazione è altrettanto assurdo quanto ritenere che non vi siano altri corpi celesti al di là di quelli che il nostro occhio può vedere. Il secondo gruppo di studiosi, tuttavia, pur accettando la possibilità filosofica (o perfino la probabilità) dell'esistenza di altri esseri (come angeli o spiriti) che stanno accanto a noi e possono influenzarci, ritiene che sia scientificamente più corretto opporsi per quanto possibile alla teoria dell'intervento spiritico per spiegare i fenomeni, in quanto il metodo scientifico prescrive di attenersi strettamente alle cause note, evitando il ricorso alle cause ultime e ponendo la massima cura a non muovere passi avventati verso l'ignoto. In parole povere, all'inizio del secolo scorso facoltà come la telepatia e la chiaroveggenza venivano riconosciute come reali, e si dava per scontato che l'inconscio e la mente subliminale fossero dotati di poteri straordinari, anche se di solito non attivi, per cui non si doveva ricorrere all'interpretazione spiritica a meno che non fosse assolutamente indispensabile. Per van Eeden è molto difficile, se non impossibile, attaccare le posizioni del secondo gruppo dal punto di vista teoretico una volta ammesse facoltà come la chiaroveggenza, la memoria inconscia, la telepatia o la telecinesi. Per esemplificare le difficoltà interpretative, van Eeden ricorre proprio all'esempio delle sue prime sedute con la Thompson (la quale comunicava a voce in stato di trance o di semitrance avendo come controllo principale Nelly, una sua figlioletta morta all'età di tre mesi). Alla sua prima seduta (30 novembre 1899) van Eeden partecipò in incognito: erano state prese tutte le precauzioni affinché la medium non sapesse nulla né del suo nome né della sua nazionalità. Van Eeden restò quasi sempre in silenzio, e tuttavia fu comunicato il suo nome, Frederik, e venne fatto qualche tentativo di pronunciare il cognome (fon ...fondalin). Alla seconda seduta, tenutasi due giorni dopo sempre con le stesse precauzioni, il nome van Eeden fu comunicato per esteso (anche se pronunciato in inglese) e furono indicati il paese di origine (Netherlands), ed il nome di sua moglie e di uno dei suoi figli. Alla terza seduta fu comunicato il nome della città in cui van Eeden viveva (Bossum). Sebbene questi nomi fossero comunicati alla rinfusa e non sempre in modo appropriato (per esempio, il controllo della medium poteva rivolgersi a van Eeden chiamandolo Mr. Bossum ), il ricercatore cominciò a interrogarsi sul fatto che tanti dati, che effettivamente si riferivano alla sua persona, potessero essere "indovinati" per puro caso. Inoltre riscontrò che ad ogni successiva seduta i riferimenti diventavano sempre più precisi ed abbondanti. Egli formulò quattro ipotesi per spiegare queste "coincidenze". La prima ipotesi era quella di frode cosciente da parte della medium, che avrebbe dovuto servirsi di un efficiente sistema di informazioni da parte di detective privati; van Eeden scarta questa ipotesi dicendo di ritenerla inverosimile in base alla sua conoscenza della medium, conoscenza che si era approfondita nel corso di tutte le frequentazioni successive, oltre che per altre ragioni che vedremo tra poco. Oggi quest'affermazione non può lasciarci del tutto soddisfatti, perché se è vero che tutti consideravano Mrs. Thompson come una persona di specchiata lealtà ed onestà, tuttavia o van Eeden conosceva bene la medium sin dall'inizio delle sedute (ed allora anche lei avrebbe dovuto conoscerlo bene) oppure non la conosceva, ed allora sarebbe stato opportuno prendere qualche precauzione in più. La seconda ipotesi riguardava la frode inconscia, in base alla quale si doveva riconoscere all'inconscio della medium una straordinaria capacità di saper percepire, leggere e decifrare indizi anche minimi sulla personalità dell'assistente, in modo da poterne dedurre le indicazioni avanzate nel corso delle sedute. La terza ipotesi era fondata sulla natura spiritica delle informazioni ottenute. Questa era la spiegazione data dalla medium stessa, che affermava che gli spiriti parlavano attraverso la sua bocca mentre lei - addormentata – sognava tutt'altro. Ogni tanto al suo risveglio raccontava anche i sogni che aveva fatto. La quarta ipotesi implicava la chiaroveggenza e la telepatia. In questo caso la mente della medium sarebbe stata in grado di ricevere per via inconscia informazioni dalla mente dello stesso van Eeden, costruendo nel contempo la figura drammatica e fantastica dello spirito comunicatore. Prima di esaminare le critiche che van Eeden avanza in relazione alle diverse ipotesi, si deve riconoscere che la loro stessa plausibilità è resa possibile dal fatto che la medium comunicava attraverso la propria voce, o comunque attraverso una voce che poco si differenziava dalla sua e che sembrava provenire a tutti gli effetti dalle corde vocali della Thompson: questo almeno è quanto affermò Mrs. Verrall, altra ricercatrice che condusse esperimenti con la Thompson nel corso di diverse sedute con esito positivo. Diverso sarebbe stato il caso qualora le comunicazioni fossero avvenute per voce diretta, perché allora le ipotesi della chiaroveggenza, della telepatia e della frode avrebbero dovuto anche attribuire alla mente della medium l'inconsueto potere di produrre il fenomeno. Sotto questo aspetto non possiamo che rammaricarci per la posizione assunta dal Myers, che - come abbiamo già osservato - fece il possibile per dissuadere la medium dal produrre i fenomeni fisici (tra cui la voce diretta) che si manifestavano nelle sedute del Circolo Delfico. Van Eeden comunque giudica insostenibile l'ipotesi della frode cosciente anche in base al fatto di aver ricevuto informazioni, da parte del controllo della medium, su oggetti la cui origine era nota a lui soltanto. Per esempio, avendo recato con sé una ciocca di capelli appartenuti ad un uomo vissuto e morto ad Utrecht, il controllo della medium vi fece riferimento chiamandoli "i capelli di Utrecht". In un'altra occasione portò un pezzo di stoffa appartenuto ad un giovane che si era suicidato, senza che alcun altro sapesse a chi quella stoffa era appartenuta, ed ancora il controllo diede un'esatta descrizione del giovane (del quale indicò anche il nome di battesimo) e del modo in cui si era suicidato. In merito all'ipotesi telepatica, van Eeden giustamente osserva che - una volta che noi accettiamo tale facoltà senza alcuna ulteriore conoscenza sulle modalità con le quali la stessa può estrinsecarsi - cade anche la possibilità di poter considerare di sicura origine spiritica (come aveva proposto Myers) quelle informazioni di origine medianica delle quali gli stessi assistenti sono all'oscuro. Infatti la telepatia senza limiti di spazio e di tempo implica la straordinaria facoltà, da parte del medium, di accedere a qualsiasi tipo di informazione comunque presente su questo pianeta. Ma l'esistenza di questa facoltà non è mai stata provata in questi termini. Ancora più vaghe ed indefinite sono le nostre conoscenze sulla chiaroveggenza, dunque nulla può essere provato sulla base di queste ipotesi, che si dimostrano ancora più inconcludenti di quella spiritica. Si tratta cioè di mere ipotesi, prive di alcun fondamento scientificamente convalidato. Tutto quello che possiamo dire - sostiene van Eeden - è che la nostra mente subliminale è in grado di produrre drammatizzazioni in grande stile, in grado di coinvolgere la nostra coscienza che ne resa affascinata e stupita: questo, per esempio, è quanto accade nei fenomeni dell'ipnosi, nei sogni lucidi o coscienti, nelle allucinazioni, ecc. Nello stesso tempo, noi non sappiamo nulla circa le condizioni nelle quali gli spiriti (intesi come "entità impercettibili con i sensi ordinari") possono influenzare il cervello umano e la mente. Da un punto di vista conoscitivo e filosofico, van Eeden avanza una critica non infondata, che verrà ripresa diversi anni dopo anche da Jung: termini come "inconscio", "coscienza subliminale", "personalità secondaria" sono realmente più chiari e più scientifici di termini come "demone", "spirito" o "spettro"? Oppure non rappresentano altro che diverse etichette che lo spirito del tempo applica su un barattolo il cui contenuto continua a restare misterioso? In base alla propria pratica come ipnotista van Eeden sapeva di essere in grado di suscitare nel soggetto ipnotizzato un personalità secondaria o anche terziaria, ma riconosceva apertamente di non sapere come il fenomeno potesse prodursi. Non scartava pertanto l'ipotesi che mediante la trance ipnotica l'ipnotista agisse sul soggetto in modo analogo a quello utilizzato dagli spiriti nel corso della trance medianica. |
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