la coscienza e la ricerca psichica 8 – prima parte |
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1. Robert Gambier Bolton Nel 1914 fu pubblicato Ghosts in Solid Form (Fantasmi in forma solida), un volumetto nel quale Gambier Bolton (1854-1928) esponeva i metodi di ricerca ed i risultati di sette anni di sperimentazioni (con medium diversi) sui fenomeni di materializzazione. Si tratta di un testo di notevole interesse, non solo perché riporta fenomeni osservati dall'autore in prima persona, ma soprattutto perché definisce con particolare cura tutte le precauzioni che i ricercatori dovrebbero prendere per garantirsi contro la possibilità di frode. La citazione iniziale del libro "Un solo grammo di fatti accertati vale più di dieci tonnellate di teorie" è sintomatica dell'atteggiamento pragmatico di Bolton di fronte ad eventi per i quali riteneva di dover garantire soprattutto la realtà oggettiva. Gambier Bolton fu un fotografo naturalista ed uno zoologo. Membro della Royal Geographical Society e dalla Zoological Society, ricoprì anche la carica di presidente della Psychological Society inglese. Viaggiò in molti paesi, pubblicando vari libri con fotografie di documentazione tanto del mondo animale (suo principale interesse), quanto degli usi e costumi umani (celebri i suoi studi sui tatuaggi). Collezioni di sue fotografie prese sul campo sono ancor oggi ricercate dai collezionisti e presenti nelle documentazioni di importanti istituzioni come il British Museum. La sua vita fu quella di un attivo gentiluomo inglese di famiglia agiata e di ottima cultura. Nel 1893-94 accompagnò il duca di Newcastle in una spedizione a carattere scientifico-culturale che fece il giro del mondo. Quanto ai motivi che indussero Bolton a studiare le materializzazioni, va ricordato che l'interesse per i fenomeni spiritici era molto diffuso nell' upper class inglese dell'epoca. I diversi cicli di sedute a cui assistette vanno situati negli anni attorno al 1900, probabilmente tra il 1896 ed il 1908. Lo scopo da lui perseguito era essenzialmente pragmatico: intendeva scrivere una specie di libro di testo sui metodi di indagine ai quali i ricercatori – nello specifico ambito delle materializzazioni – avrebbero dovuto attenersi affinché i risultati ottenuti potessero essere considerati a prova di frode, di inganno o di complicità. Le entità materializzate a cui avevano fatto riferimento, tra gli altri, insigni scienziati come William Crookes o Alfred Russel Wallace costituivano per Bolton il più straordinario ed il più misterioso tra i fenomeni ai quali il ricercatore delle meraviglie della natura potesse assistere: si trattava infatti della possibilità che, in determinate condizioni di luce, temperatura ed ambiente, ed attraverso la mediazione di persone di ambo i sessi dotate di particolari requisiti (che Bolton preferiva chiamare sensitivi piuttosto che medium), entità esistenti in una dimensione distinta e separata dalla nostra potessero manifestarsi sul piano fisico in corpi temporanei la cui origine restava misteriosa. Di fronte a questa possibilità – sosteneva Bolton – anche i fenomeni naturali più straordinari come la procreazione e la crescita delle creature viventi impallidiscono, se è vero che possiamo trovarci di fronte un corpo umano perfettamente formato, dotato di organi vitali funzionanti, e temporaneamente abitato da un'entità pensante, in grado di vedere, udire, toccare, sentire ed odorare: un corpo fisico, dunque, che può essere toccato, pesato, misurato e fotografato. In effetti, a questo portavano i risultati delle indagini e degli esperimenti eseguiti: ciò che era ritenuto impossibile veniva poi dichiarato possibile, per quanto inspiegabile. Difficile non essere d'accordo con Bolton quando afferma che, una volta venuto a conoscenza di questi fenomeni, ritenne di trovarsi di fronte ad un problema che meritava di essere indagato in profondità e con la massima attenzione. Essendo un uomo d'azione, decise di mettere da parte ogni altro impegno per dedicare tutto il suo tempo e le sue energie – anni, se necessario – ad un esame critico di quanto veniva affermato in merito alle materializzazioni. Il suo impegno voleva essere semplicemente quello di confermare o confutare i fatti al di là di ogni ragionevole dubbio, e nient'altro. Il risultato di sette anni di ricerca appassionata – come Bolton ci riferisce all'inizio del suo libro, anticipando le conclusioni – è la piena conferma della realtà dei fenomeni di materializzazione. 2. Il metodo di Bolton Bolton non si pone nemmeno il problema della spiegazione dei fenomeni né avanza ipotesi sulla natura delle entità: si limita a riconoscere la loro effettiva esistenza in una sfera distinta dalla nostra, affermando che, alla luce dei risultati delle sue investigazioni, su questo fatto non vi può essere più alcun dubbio. Mi sembra dunque importante esaminare il metodo adottato da Bolton per le sue indagini, proprio perché – qualora ne venga riconosciuta la validità – non dovrebbero poi essere messi in dubbio i risultati, a meno di non accusare lo stesso Bolton di frode, e di complicità o di dabbenaggine le numerose personalità che presero parte alle sedute da lui organizzate in collaborazione con altri ricercatori, le quali testimoniarono sulla realtà dei fenomeni. Lo stesso Bolton afferma più volte che, utilizzando il metodo da lui adottato, sarà possibile a qualsiasi gruppo di ricerca ottenere gli stessi risultati, purché i ricercatori non siano animati da un'ostilità pregiudiziale nei confronti delle materializzazioni ed il sensitivo utilizzato abbia sufficienti capacità. Infatti Bolton attribuisce al circolo degli sperimentatori una notevole importanza in relazione alla produzione dell'energia necessaria affinché le materializzazioni possano aver luogo: solo una parte di quest'energia è fornita direttamente dal sensitivo, la cui funzione principale è piuttosto quella di fare da accumulatore e trasformatore dell'energia fornita dagli assistenti, i quali nel loro insieme vengono a costituire una specie di batteria energetica. Sotto questo aspetto la presenza nel circolo anche di una sola persona pregiudizialmente ostile può produrre un'interruzione nel flusso energetico all'interno del circolo, proprio come un solo elemento difettoso pregiudica il funzionamento di una batteria di accumulatori. Bolton pertanto suggerisce ai ricercatori un atteggiamento neutro ma non pregiudizialmente negativo nei confronti della possibilità che i fenomeni si verifichino. Le misure di garanzia nei confronti della frode da parte del medium devono essere adottate senza riserve, ma l'atteggiamento degli assistenti e dei ricercatori deve essere tale da favorire per quanto possibile il prodursi dei fenomeni, senza escludere la possibilità che gli stessi possano verificarsi. Dal punto di vista sperimentale, credo che Bolton avesse ragione: uno degli errori nei confronti dei fenomeni di materializzazione in cui incorrono, oggi come in passato, alcuni ricercatori, è quello di considerare i fenomeni di origine medianica alla stregua degli altri fenomeni di natura fisica, cioè indipendenti dall'orientamento psichico dell'osservatore. Questi ricercatori hanno ritenuto di poter procedere con metodi da laboratorio, senza tanti riguardi soprattutto nei confronti dei medium, considerati spesso quasi come cavie (o peggio). Ma nulla giustifica questo atteggiamento, anzi è molto più probabile che i fenomeni medianici – compresi quelli di natura fisica – coinvolgano energie di tipo diverso rispetto a quelle a cui siamo abituati nella dimensione fisica. Secondo Bolton le materializzazioni sono fenomeni completamente diversi dalle apparizioni astrali o eteree di natura essenzialmente visiva: mentre queste ultime non possono essere toccate, le materializzazioni sono modellazioni temporanee di corpi di uomini, donne, bambini ed anche animali, dotati di specifici caratteri fisici (spesso quelli appartenuti all'entità mentre viveva in questo mondo), e consolidati mediante materia ed energia messe a disposizione in parte dal sensitivo e dagli assistenti, in parte anche dalle entità che collaborano. Trattandosi di fenomeni che hanno una componente fisica ed energetica, è ben comprensibile che possano essere agevolati od ostacolati anche da particolari condizioni di natura fisica, quali possono essere la luce, l'umidità, la temperatura o le onde sonore. Fu questo uno degli aspetti ai quali Bolton dedicò particolare attenzione, in modo da poter distinguere le condizioni favorevoli da quelle sfavorevoli per lo svolgimento dei fenomeni, fino a determinare quali sono le condizioni limite che impediscono del tutto le materializzazioni. Per prima cosa Bolton considera la lunghezza d'onda della luce (cioè il colore), stabilendo senza mezzi termini che è necessario che le sedute non si svolgano al buio, dato che qualsiasi evento che si produca nella stanza delle sedute e qualsiasi posizione del medium e degli assistenti devono essere controllate e controllabili in ogni momento. Questa condizione è sufficiente a far venir meno l'accusa, ormai obsoleta, che tutti i fenomeni medianici debbano aver luogo nell'oscurità. Bolton afferma che in due occasioni fu testimone di materializzazioni avvenute in luce diurna. In ogni caso negli esperimenti da lui condotti veniva sempre mantenuta accesa almeno una lampada a gas, dato che, in base alle sue ricerche, tanto la luce solare quanto quella elettrica o quella prodotta dal gas possono essere utilizzate durante le sedute, purché siano adeguatamente filtrate in modo da lasciar passare le vibrazioni della parte inferiore dello spettro (verso il rosso) e non quelle della parte alta (blu-violetto), in quanto queste ultime (che Bolton chiama attiniche, cioè in grado di causare reazioni fotochimiche) hanno un effetto disgregante nei confronti delle materializzazioni. In merito al livello termico dell'ambiente, Bolton era del parere che temperature intorno ai 18°C fossero le più idonee al manifestarsi dei fenomeni: temperature troppo rigide d'inverno o elevate d'estate tendevano ad indebolire le materializzazioni o a inibirle del tutto. Era poi molto opportuno, anche se non indispensabile, poter disporre di adeguate vibrazioni musicali: dopo aver condotto una serie di esperimenti con strumenti diversi, Bolton giunse alla conclusione che le vibrazioni migliori erano quelle prodotte suonando l'harmonium (organo americano con mantici a pedali oppure azionati da un motore elettrico) o la concertina (una specie di fisarmonica). Diversi testimoni della fenomenologia medianica hanno sottolineato l'importanza delle vibrazioni musicali come generatrici di un'energia che favorisce le manifestazioni: la musica non è indispensabile – sembra di capire – ma esercita un notevole effetto amplificatore. Bolton affermava di aver ottenuto in un paio di occasioni buoni risultati anche senza musica, ma considerava tali eventi come eccezionali: di regola riteneva necessario che alle sedute partecipasse anche un assistente in grado di suonare lo strumento (in qualche occasione suonava lui stesso). Bolton sperimentò con diversi medium. A suo avviso era essenziale che si trattasse di persone in buone condizioni di salute e disposte ad assoggettarsi a tutti i controlli resi necessari dal metodo da lui adottato. Il riferimento alle condizioni di salute non è privo di significato se si considerano i rischi ai quali il sensitivo poteva andare incontro: durante alcuni esperimenti – nei quali il medium veniva legato ad una sedia collegata con un meccanismo elettrico di allarme, che si sarebbe attivato qualora il medium avesse tentato di alzarsi – fu registrata una perdita di peso del sensitivo. in corrispondenza con la fase più completa delle materializzazioni, dell'ordine dei 30 chili. Bolton afferma inoltre di aver potuto esaminare uno dei sensitivi nello stesso momento in cui un'entità, servendosi di un corpo temporaneo perfettamente formato, girava tra gli assistenti: aveva i lineamenti contratti, gli arti quasi disseccati ed il tronco contorto, tanto da sembrare in pericolo di vita. Per questi motivi alle sedute doveva essere sempre presente un medico, che aveva l'incarico di accertarsi, tra l'altro, delle condizioni di salute del medium prima di ogni seduta. Anche ai tempi di Bolton i medium in grado di produrre materializzazioni erano rarissimi, non più di tre o quattro in tutta l'Inghilterra, e dunque uno dei principali problemi per gli sperimentatori era quello di assicurarsi la collaborazione di questi sensitivi. Il circolo degli assistenti (i quali, secondo Bolton, esercitano anche una funzione coadiuvante nella produzione delle energie necessarie per le materializzazioni) dovrebbe essere formato da un minimo di dodici ad un massimo di sedici persone, uomini e donne, dotate di adeguata preparazione scientifica, affidabili, animate da sincero spirito di ricerca ed in armonia tra loro, tutte seriamente determinate a smascherare ed a denunciare qualsiasi tentativo o sospetto di frode. Nello stesso tempo i partecipanti devono evitare qualsiasi pensiero ostile o negativo nei confronti del sensitivo, il quale – con la sua presenza ed il suo impegno – rende possibile il prodursi dei fenomeni. Poiché Bolton riteneva che gli assistenti (the sitters) formassero una specie di batteria umana, preferiva alternare, quando possibile, un uomo con una donna, seduti a semicerchio intorno al sensitivo su sedie di legno (quelle che gli sembravano più idonee erano le cosiddette "sedie viennesi" nelle quali il piano di seduta è circolare e forato). Anche gli assistenti dovevano essere in buone condizioni di salute: un paio d'ore prima della seduta era opportuno che facessero un bagno e si vestissero con indumenti puliti, le donne in bianco e gli uomini in abito scuro, poi potevano consumare un pasto leggero, ma senza alcolici né carne. Queste precauzioni, che possono sembrare eccessive, testimoniano comunque la serietà di intenti degli sperimentatori e la loro consapevolezza dell'importanza dell'obiettivo da perseguire: la conferma della realtà dei fenomeni di materializzazione. Dovevano dunque esser prese non solo tutte le precauzioni per scongiurare tentativi di frode, ma anche tutte le misure che potessero dimostrarsi favorevoli per l'estrinsecarsi dei fenomeni. 3. Le precauzioni contro la frode Bolton passa poi a descrivere le condizioni sperimentali ideali per un esperimento che possa essere considerato "di valore scientifico", aggiungendo però che non sempre fu possibile rispettare tutte le condizioni dell'esperimento nel corso delle centinaia di sedute da lui organizzate con non meno di sei diversi sensitivi. Solo in un'occasione, a Londra, fu infatti possibile prendere in affitto un'intera casa vuota nella quale nessuno, né il medium né gli assistenti, era mai stato prima. Per Bolton infatti l'ambiente ideale per le sedute (onde potersi cautelare contro i tentativi di frode) era rappresentato da una casa con più stanze vuote, disabitata ed utilizzata esclusivamente per quello scopo. Bolton afferma apertamente che – data l'importanza della posta in gioco – non ci si deve fidare di nessuno (nemmeno tra gli assistenti) dunque la cosa più conveniente da fare è quella di procurarsi una casa priva di mobili, che possa dapprima essere adeguatamente ispezionata dagli sperimentatori, e poi venire ben chiusa dopo aver messo sigilli alle porte interne ed alle finestre. È importante che la casa disponga di più stanze perché la camera destinata alla seduta deve essere scelta a sorte o messa ai voti tra gli assistenti, che si riuniscono nella hall ad un'ora convenuta (al medium, accompagnato da qualcuno degli assistenti, non deve essere consentito l'ingresso nella casa se non mezz'ora prima che la seduta abbia inizio). Una volta scelta la stanza per la seduta, la persona incaricata di dirigere le indagini vi entra, accompagnata da un architetto di provata esperienza (possibilmente scettico sulla possibilità di ottenere materializzazioni senza frode), lasciando chiunque altro fuori dalla stanza. Entrambi procedono ad un'accurata verifica dell'ambiente, che deve consistere unicamente di quattro nude pareti, pavimento, soffitto, finestre (se ve ne sono), una porta, un eventuale caminetto ed una o più lampade a gas da parete. Esaminate con attenzione le finestre e la loro altezza dal suolo, e valutata la possibilità che qualcuno possa aprirle dall'esterno, queste vengono chiuse e vi vengono apposti dei sigilli (strisce di nastro adesivo fissate con ceralacca internamente alle ante). Se vi è un camino, sulla sua apertura viene sistemato un pannello di legno di adeguate dimensioni fissato con viti ed eventuali sigilli in modo da esser certi che nessuno possa entrare nella stanza da lì. Infine, dopo un'accurata verifica delle pareti e del pavimento, il direttore e l'architetto redigono un verbale nel quale dichiarano che a loro parere la stanza risulta idonea per le sedute e non è stata sottoposta ad alcuna manipolazione o trasformazione. A questo punto il direttore riapre la porta, consegna il verbale agli assistenti in attesa e si fa passare le 17 sedie, un harmonium ed il relativo sgabello, i drappi di stoffa nera da sistemare come schermature sulle finestre, ed un'eventuale attrezzatura fotografica. Richiusa la porta, sempre senza che nessun altro sia presente nella camera al di fuori dell'architetto, tutti gli oggetti sono ispezionati e sistemati per la seduta. Redatto un secondo verbale nel quale si attesta che nessuno degli oggetti ispezionati può celare qualcosa al suo interno, entrambi escono dalla stanza, che viene richiusa a chiave. Tutti gli assistenti, nessuno escluso, prima di entrare nella stanza devono sottoporsi ad un'attenta visita da parte del medico, che si assicura che non nascondano sulla propria persona o tra i propri indumenti nulla che possa essere utilizzato per la produzione di fenomeni fraudolenti. Subito dopo la visita ciascuno degli assistenti viene fatto entrare nella stanza, che viene poi richiusa a chiave dall'esterno. Il sensitivo viene intanto accompagnato alla casa ed appena entrato viene accuratamente esaminato dal medico: spogliato di tutti i suoi indumenti, deve indossare solo quelli che sono stati espressamente approntati dai ricercatori per la seduta, in modo da esser certi che non possa nascondere tasche segrete o altro. Tutti gli indumenti indossati dal medium devono essere rigorosamente scuri. Al termine dell'esame anche il sensitivo viene fatto entrare nella camera. Tutti sono ora all'interno della stanza all'infuori del dottore. Qualora anch'egli debba assistere alla seduta, viene scelto a sorte uno degli assistenti presenti affinché esca dalla stanza e sottoponga il medico allo stesso esame al quale sono stati assoggettati tutti gli altri. Una volta rientrati, la porta viene definitivamente chiusa a chiave e bloccata con un lucchetto interno. Almeno una lampada a gas deve restare ben accesa. Il sensitivo viene fatto sedere nell'angolo della stanza più lontano dalla porta, dalle finestre e dal caminetto, mentre i sedici assistenti si mettono a sedere in semicerchio intorno a lui in modo che il medium non possa uscire dal circolo se non scavalcando qualcuno degli assistenti. Il direttore e l'architetto mettono infine ulteriori sigilli con nastro adesivo sulla porta, sulle finestre e sul caminetto, controfirmando il nastro per accertarsi che non vi possano essere sostituzioni, e la seduta ha finalmente inizio: uno degli assistenti prende posto all'harmonium ed inizia a suonare, mentre tutti si prendono per mano, parlando gentilmente tra loro. Bolton afferma che alle sedute da lui predisposte presero parte moltissime personalità provenienti non solo da ogni parte della Gran Bretagna, ma da tutto il mondo, e cita per nome alcuni membri della famiglia reale, ufficiali di alto grado dell'esercito e della marina, medici illustri, diplomatici, membri della Camera dei Lords e di quella dei Comuni, giornalisti e scrittori (tra i quali Conan Doyle, William T. Stead e Florence Marryat), ecclesiastici, avvocati e celebri scienziati (compreso il nostro Guglielmo Marconi). Quasi tutte le "celebrità" facevano il possibile per partecipare in incognito, e spesso non era possibile adottare tutte le misure precauzionali che Bolton riteneva necessarie per la corretta applicazione del suo metodo. Tuttavia una serie di sedute vennero condotte come test con la partecipazione di assistenti accuratamente selezionati, ed in questi casi le varie precauzioni contro le possibilità di frode vennero scrupolosamente osservate. Bolton era dell'avviso che nel caso si fossero ottenute materializzazioni durante una seduta svolta adottando correttamente le precauzioni previste dal suo metodo, tali materializzazioni avrebbero dovuto essere considerate genuine. Anch'io sono dello stesso parere: infatti le condizioni imposte al medium ed agli assistenti, le modalità di ispezione e di protezione dell'ambiente, ed il mantenimento di una sufficiente sorgente luminosa durante le sedue offrono garanzie più che accettabili nei confronti della frode o di eventuali complicità. Non risulta, dai resoconti di Bolton, che alcuno dei sensitivi utilizzati si fosse mai opposto alle condizioni imposte. Sotto questo profilo dunque quello di Bolton mi sembra un buon metodo, in quanto prevede stringenti condizioni di controllo pur tenendo presenti le modalità più favorevoli allo svolgimento dei fenomeni. Naturalmente non saranno d'accordo con me coloro che per principio e per forma mentis ritengono impossibili i fenomeni di materializzazione, e in generale i più eclatanti fenomeni fisici di origine medianica. È tuttavia escluso che si possa mettere a punto un valido metodo sperimentale in grado di soddisfare questi scettici, perché il valore di un metodo consiste nel fatto che, una volta riconosciute ed accettate le modalità di sperimentazione, si convenga poi sulla veridicità dei risultati ottenuti. Ma proprio il fatto di ritenere impossibili i risultati in linea di principio comporterà che, al presentarsi dei medesimi, gli scettici ad oltranza invalideranno il metodo a posteriori, dichiarando che esso non è stato in grado di evitare qualche forma di frode che deve essere stata necessariamente messa in atto. Pretenderanno dunque (sempre a posteriori) che siano adottate forme di controllo (e di inibizione) ancora più stringenti, fino a rendere del tutto impossibile il verificarsi dei fenomeni oggetto di studio, non di rado mediante forme di autentica sevizia nei confronti del malcapitato medium. A quel punto, ovviamente, si riterranno soddisfatti (un divertente esempio di questo modo di procedere da parte di uno scettico ad oltranza si può trovare nel libro della Marryat There is no death). 4. Materializzazioni Dei sensitivi con cui Bolton ebbe modo di sperimentare, uno solo non andava in trance, ma rimaneva in condizioni perfettamente normali per tutta la durata della seduta, osservando come le entità si strutturassero vicino a lui e conversando con loro durante il processo. Si trattava di un uomo di circa 50 anni che prendeva posto all'interno del circolo, mentre due degli assistenti gli tenevano le mani. La sedute con questo medium si svolsero presso la sede della Psychological Society di Londra. In genere, all'inizio delle sedute gli assistenti potevano sentire un fresco soffio d'aria intorno alle mani, che nel giro di un paio di minuti si trasformava in un vero e proprio vento freddo. Potevano allora osservare che il medium cadeva rapidamente in una trance profonda (ad eccezione del sensitivo già citato). Dopo poco alcuni degli assistenti, dotati di facoltà percettive più acute, dichiaravano di poter vedere una specie di nebbia bianca, come una forma di vapore, che sembrava provenire dal fianco sinistro del medium, se di sesso maschile, o dall'area pelvica, se di sesso femminile. Nel suo scritto Bolton chiama questo fluido "teleplasma", mentre in seguito venne ridefinito col termine di "ectoplasma" ancor oggi in uso. Secondo gli assistenti dotati di maggior sensibilità percettiva, il fluido cominciava a circolare attraverso la catena formata dai presenti, ed in questo modo tornava al sensitivo incrementandosi nel volume e nell'intensità. Questo primo stadio veniva indicato come "la fase del vapore". Dopo poco tempo il fluido iniziava a condensarsi in una sostanza bianca, pastosa e soffice – sempre proveniente dalla persona del medium – che tutti gli assistenti potevano vedere. A Bolton fu anche consentito di toccarla: era inodore ed al tatto si presentava fredda, umida ed alquanto viscida, con una consistenza simile a quella della farina impastata. La sostanza ectoplasmica si adagiava al suolo, a lato del sensitivo, fin quando le entità non la utilizzavano per le materializzazioni. Questa seconda fase era chiamata "lo stadio solido informe". Quando un'entità iniziava a materializzarsi, la massa informe aumentava di volume e cominciava a pulsare ed a muoversi su e giù, ondeggiando da una parte all'altra via via che cresceva di altezza, animata da una forza vivificante che con ogni evidenza proveniva dal suo interno. L'entità continuava la sua opera modellando poi la massa in una forma somigliante ad un corpo umano, iniziando dalla testa, alla quale seguiva la parte superiore del tronco. A questo punto si poteva riconoscere e sentire il battito cardiaco dell'entità, il cui ritmo risultava regolare, mentre quello del medium durante questa fase era notevolmente al di sotto della norma. Infine si formavano le gambe ed i piedi, ed a questo punto l'entità materializzata era in grado di allontanarsi dal sensitivo, camminando in mezzo agli assistenti. Questo era il terzo ed ultimo stadio del fenomeno. Sebbene in alcune occasioni le entità indossassero abiti identici a quelli che avevano portato da vivi – e questo accadeva specialmente nel caso di uniformi militari o navali – più spesso si manifestavano drappeggiate in un tessuto bianco che al tatto sembrava morbidissimo e setoso. Alcuni assistenti percepivano anche la presenza di una fibra di materia che, come un cordone ombelicale, continuava a collegare l'entità materializzata col corpo del medium. Questa fibra poteva allungarsi (ma non oltre un certo limite, dai 4 ai 5 metri) senza recar danno al sensitivo ed all'entità, anche se in condizioni particolarmente favorevoli le entità si allontanarono fino a più di 10 metri dal medium. La "carne" dei corpi materializzati si presentava al tatto come naturale, cioè calda e solida. I corpi stessi erano ben proporzionati e quelli femminili spesso presentavano figure piacevoli: tuttavia quasi sempre le loro dimensioni sembravano essere di circa un terzo inferiori a quelle avute in vita dai trapassati, fatta eccezione per l'altezza, motivo per cui le entità apparivano più snelle e sottili rispetto alle persone viventi. Furono viste entità di ambo i sessi mostrare i segni evidenti dell'età avanzata, ma si presentavano anche entità nel fiore degli anni, oppure bambini. Durante una seduta si materializzarono simultaneamente in mezzo agli assistenti due neonati, uno dei quali presentava sulla faccia una grottesca deformità, che corrispondeva esattamente a quella del bimbo nato prematuramente ad una signora presente alla seduta. Fu spiegato agli assistenti che l'aspetto assunto dalle entità veniva reso per quanto possibile simile a quello che avevano sulla Terra poco prima della morte, onde consentirne l'identificazione da parte dei parenti o degli amici presenti alle sedute. Pertanto anche i difetti fisici venivano mantenuti: chi aveva perso una gamba durante la vita compariva senza gamba, chi era stato sfigurato dal vaiolo ne manteneva i segni, ecc. Ma appena avvenuto il riconoscimento, l'aspetto dell'entità materializzata cambiava all'istante: tutti i difetti scomparivano, e tanto la persona anziana quanto il bambino si trasformavano in giovani nel pieno della loro esistenza, con quell'aspetto che affermavano di avere e di sentire nella dimensione in cui ora si trovavano. Nell'assumere temporaneamente i corpi materializzati, le entità – oltre al sesso – acquisivano anche la percezione fisica, diventando sensibili al dolore, al freddo o al calore eccessivo. Si sentivano anche a disagio durante i temporali, quando l'atmosfera era più satura di elettricità, mentre apparivano più gaie e felici se la notte era serena e stellata, e la temperatura gradevole. Non solo le entità potevano conservare i tratti caratteristici della razza alla quale erano appartenute durante la vita terrena, compreso il colore della pelle, ma continuavano anche ad utilizzare il proprio linguaggio, per cui durante una seduta furono usate fino a sei lingue estere (francese, tedesco, russo, cinese, giapponese, tamil), ciascuna conosciuta da qualcuno degli assistenti, anche se il medium non parlava altro che l'inglese. Durante un'altra seduta, alla quale Bolton era l'unico europeo presente, otto indiani di entrambi i sessi provenienti da Bombay conversarono per oltre due ore in indostano con le entità materializzate. Ad un certo punto tra due delle entità ed uno degli assistenti si accese un'animata e concitata disputa sul modo di trattare i corpi dei defunti, le entità insistendo sulla cremazione, in contrasto con la pratica allora diffusa (e difesa dall'indù) di lasciare i cadaveri in pasto agli avvoltoi. Anche in questa circostanza, il sensitivo non conosceva altro che l'inglese, e qualche parola di francese. 5. Risultati di alcuni test Bolton ed i suoi collaboratori condussero diversi esperimenti per confermare la realtà delle materializzazioni ed escludere ogni possibilità di allucinazione collettiva da parte degli assistenti. Una volta il medium, un uomo di 46 anni quasi cieco, fu condotto in treno in una località a lui sconosciuta, e qui introdotto all'interno di un caravan messo a disposizione da un amico di Bolton e da questi ispezionato e chiuso a chiave prima dell'arrivo del medium. L'obiettivo era quello di condurre la seduta in condizioni estremamente sfavorevoli, e veniva dato per assai probabile l'insuccesso. Al suo arrivo, durante la notte, il medium fu introdotto nel veicolo che cominciò a vagare per la campagna, con le porte ben bloccate. All'interno del camper non c'era neanche una sedia, così il medium fu fatto sedere su una tavola sistemata nell'angolo cottura, mentre Bolton ed il suo amico si sedevano sul bordo di una cuccetta. Senza nessun altro accomodamento, dopo una decina di minuti comparve davanti a loro la figura di un uomo così alto da dover piegare la testa mentre passava attraverso l'apertura che separava l'angolo cottura dal vano cuccette, apertura alta oltre 1,80 metri. L'entità disse: «Sono il colonnello X, ucciso, come voi dite, durante una battaglia in Egitto. Per molti anni della mia vita mi sono interessato alle materializzazioni, sperimentando anche con questo stesso medium. Per questo è per me un grande piacere potermi manifestare a voi, del tutto estranei, per suo tramite. Per dimostrarvi che davanti a voi non c'è il medium mascherato, vi prego di avvicinarvi e di verificare voi stessi». Bolton si avvicinò e lo scrutò attentamente, notando che le sembianze dell'entità erano completamente diverse da quelle del medium, con una differenza di altezza di oltre 10 centimetri. Si potevano poi sentire poco più in là i gemiti ed i sospiri del medium che si agitava, per niente a suo agio, sull'improvvisato sedile sul quale era stato messo. L'entità restò con loro per qualche minuto, poi scomparve e fu sostituita da un giovane di bell'aspetto, ma di 20 centimetri più basso, che disse di essere un membro della famiglia reale recentemente trapassato, e lasciò all'amico di Bolton un messaggio per la madre, la regina Vittoria. Un altro esperimento ebbe luogo in casa di un amico di Bolton: per assicurare condizioni di rigido controllo venne invitato a partecipare alla seduta un signore, Mr. X (il nome non viene indicato nel libro), famoso per aver smascherato nel corso di due processi i trucchi di un celebre prestigiatore. Mr. X fu incaricato di esaminare la medium e di legarla alla sedia, con corde che la assicuravano ad alcuni robusti anelli di ferro fissati alle tavole di legno del parquet, nel modo da lui ritenuto più idoneo a garantire l'impossibilità per la donna di sciogliersi dai legami. Tutti i nodi furono poi sigillati da Mr. X con ceralacca sulla quale fu posto il sigillo del padrone di casa. Dopo più di un quarto d'ora di intenso lavoro, quando fu chiesto a Mr. X se poteva ritenersi soddisfatto di come aveva assicurato la medium alla sedia, questi rispose che se si fossero prodotti fenomeni di materializzazione in quelle condizioni egli ne avrebbe immediatamente riconosciuto la genuinità. La sensitiva in questione era Mrs. Corner, meglio conosciuta come Florence Cook quando – in gioventù – aveva partecipato agli esperimenti di William Crokes. All'epoca di questa seduta (circa 1903) aveva quasi 48 anni e sarebbe morta di lì a poco, nel 1904. Mrs. Corner era terrorizzata dal buio, e l'unica cosa che non accettava era di tenere sedute nell'oscurità completa. Per questo una lampada a gas era stata lasciata accesa accanto alla sua sedia, e quando Mr. X, dopo aver eseguito un ultimo controllo dell'ambiente, si avvicinò al gabinetto medianico per tirare la tenda in modo da proteggere la medium dai raggi diretti della lampada, un robusto braccio ed una mano di color scuro apparvero improvvisamente, battendo Mr. X sulla spalla, mentre una roca e forte voce maschile gli chiedeva: "Sei davvero soddisfatto?" Bolton afferma di non aver mai visto, nel corso della sua vita, un'espressione di così completo stupore come quella che si dipinse sul volto di Mr. X in quel momento. Questi dopo poco si riprese ed esaminò attentamente la medium (una donna di corporatura minuta e di statura inferiore alla media, con mani e piedi piccoli), dichiarando che tutte le corde ed i sigilli erano nelle stesse condizioni in cui li aveva lasciati non più di un minuto prima. Tra le entità che si materializzarono quella sera vi fu un ragazza di circa 18 anni, che affermò di essere stata in vita una danzatrice francese in un caffé di Algeri: si avvicinò ridendo a Mr. X e disse che il braccio e la mano appartenevano ad un vecchio lupo di mare inglese, da lei chiamato "il Comandante", il quale aveva osservato insieme a lei tutti gli sforzi fatti da Mr. X per legare ben bene la medium, come se in questo modo si potesse prevenire la produzione dei fenomeni. Il Comandante avrebbe voluto materializzarsi integralmente, ma poiché era riuscito a formare solo un braccio ed una mano la cosa lo aveva messo di cattivo umore e per questo se l'era presa con Mr. X. Mentre la ragazza si intratteneva con gli assistenti – per oltre 10 minuti – questi potevano sentire di quando in quando la ruvida voce del Comandante esprimersi in un linguaggio colorito e piuttosto spinto. Al termine della seduta, durata circa un'ora, Mr. X esaminò di nuovo le corde, i nodi ed i sigilli, dichiarando che erano esattamente come li aveva lasciati quando la seduta era iniziata. |
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