la coscienza e la ricerca psichica 8 – seconda parte |
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Altri esperimenti ebbero luogo in casa di Bolton, a Londra, con un sensitivo di circa 34 anni. In una di queste occasioni il medium – seduto sulla poltrona in stato di trance profonda ed in vista di tutti i presenti, alla luce di lampade a gas schermate con carta rossa – respirava affannosamente, mentre due entità femminili si materializzavano simultaneamente, una accanto a lui, l'altra a quasi due metri di distanza, più vicina agli assistenti. Quest'ultima cominciò a parlare con i presenti, con voce melodiosa, mentre l'altra, dopo esser passata attraverso il semicerchio dei 16 assistenti, camminò nello spazio della stanza esterno al circolo e si pose alle spalle di due dei presenti, parlando con loro in modo perfettamente comprensibile ed intrattenendo poi una breve conversazione con l'altra entità che si trovava all'interno del circolo: le voci delle due entità potevano essere udite contemporaneamente. Una delle due entità appariva come una donna di alta statura e molto graziosa, dell'età di circa 25 anni. Passando tra gli assistenti e parlando con loro, mostrava le sue belle mani finemente modellate, con lunghe dita affusolate. Fermandosi davanti a Mr. D, uno degli assistenti, ed indovinando i suoi pensieri, gli chiese di darle l'anello d'oro cesellato che D portava al dito mignolo. In seguito Mr. D riconobbe che proprio in quel momento gli era venuto il sospetto che – contro ogni evidenza – il medium potesse esser riuscito ad alzarsi dalla sua poltrona e si fosse camuffato da donna. Con non poca difficoltà si sfilò l'anello dal mignolo e lo porse all'entità la quale si portò al centro del circolo e, dopo aver mostrato l'oggetto a tutti i presenti, fece osservare come poteva infilarlo agevolmente non solo in tutte le otto dita delle mani, ma anche nei due pollici. Poi rimise l'anello nella tasca della giacca di D. Al termine della seduta Mr. D e tutti gli altri poterono constatare come l'anello – per quanto spinto – non riuscisse andare al di là della seconda giuntura di nessuna delle dita del medium, mentre nei pollici non entrava proprio. Ad una delle sedute tenute con quel sensitivo che non andava in trance non venne suonato l'organo a causa dell'assenza del musicista che di solito vi provvedeva. Lo strumento era rimasto chiuso, vicino ad una parete, ad oltre sei metri dal circolo degli assistenti. Dopo una decina di minuti dall'inizio della seduta un uomo alto e magro fece la sua comparsa in mezzo al circolo e poi, passando tra gli astanti, si diresse lentamente verso l'harmonium , ne sollevò il coperchio che proteggeva la tastiera, si mise a sedere sullo sgabello, e dopo aver regolato alcuni dei pulsanti dell'organo, suonò degli accordi ben intonati usando entrambe le mani ed anche i piedi sulla pedaliera. Questi accordi furono chiaramente uditi non solo dai 14 assistenti, ma anche da due collaboratori rimasti fuori dalla stanza per controllarne la porta di ingresso. Il sensitivo nel frattempo non si era mosso dalla sua sedia, situata a più di sei metri di distanza dallo strumento. Più tardi, nel corso della stessa seduta, un'entità disse che un po' di musica avrebbe aiutato a creare condizioni più favorevoli. Lo stesso Bolton andò allora all'organo e stava per mettersi a suonare quando sentì la voce del medium, sempre alla stessa distanza, che gli diceva: "Guarda alle tue spalle, per favore". Girandosi, Bolton vide proprio accanto a lui la stessa entità alta e magra che aveva suonato all'inizio della seduta – le cui fattezze erano decisamente diverse da quelle del sensitivo – la quale gli disse: "Grazie, amico, per la tua gentile collaborazione: le vibrazioni prodotte da questo strumento ci sono di grande aiuto durante questi delicati esperimenti". Un'altra volta due giovani gentiluomini, dopo aver assistito ad una seduta a casa di Bolton, gli chiesero se il sensitivo (un uomo di 34 anni) avrebbe acconsentito a tenere una seduta nel loro "ufficio". Essendo il medium d'accordo, anche Bolton fu invitato a partecipare, ed a lui fu lasciato l'indirizzo a cui avrebbe dovuto accompagnare il medium all'ora convenuta. Negli anni seguenti quei due giovanotti diventarono importanti membri del governo, ma all'epoca delle sedute Bolton non era al corrente della loro attività. Fu solo quando lui ed il medium giunsero all'indirizzo ricevuto, un'entrata laterale di un grande palazzo che fronteggiava Whitehall (la strada di Londra in cui hanno sede molti importanti uffici governativi) che ebbe qualche sospetto sul fatto che l'ufficio di quei due giovani non fosse quello di una normale società commerciale, come aveva creduto inizialmente. Comunque, prima ancora che avesse modo di manifestare i suoi dubbi al sensitivo, i due giovanotti uscirono in strada ed in tutta fretta accompagnarono Bolton ed il medium all'interno dell'edificio, passando per una grandiosa hall e poi su per una scalinata, fino ad entrare in un'ampia stanza lussuosamente arredata e decorata, con una massiccia scrivania, diverse sedie e poltrone di cuoio e ricchi tappeti. Nella stanza li aspettavano due signore, ed appena furono entrati la porta venne chiusa a chiave, i cinque assistenti si sedettero in un angolo intorno al medium e la seduta ebbe inizio. Sebbene Bolton ritenesse che l'ambiente fosse poco propizio ad ottenere buoni risultati, il sensitivo andò rapidamente in trance, e dopo una decina di minuti apparve l'alta figura di un uomo in età, che nel camminare zoppicava leggermente. I due giovanotti e le signore mostrarono di riconoscerlo all'istante, ma nessuno ne pronunciò il nome. Dopo un paio di minuti il personaggio si girò e si avvicinò a Bolton, portandosi a meno di mezzo metro da lui. Anche Bolton allora lo riconobbe, esclamando: "Ehi, ma è Lord X, che tante volte ho incontrato nel 1881!"; al che l'entità fece un piccolo inchino con la testa, sorridendo amichevolmente e muovendo distintamente le labbra come se parlasse, anche se non fu possibile udire quello che diceva. Uno dei due giovani fu il primo a parlare, e disse: "Questo è davvero straordinario! Noi ci troviamo nella sede del Ministero... e questa è proprio la stanza in cui Lord X lavorava. L'abbiamo scelta come test per il medium, senza dir niente a nessuno di voi, per vedere se fosse possibile far tornare Lord X in questo luogo che lui aveva tanto amato, e nel quale aveva portato a buon fine i suoi più importanti successi diplomatici". Comparvero poi un paio di altre entità, ed una mangusta indiana. Nonostante Bolton implorasse le entità di non lasciare in libertà quel piccolo animale in una stanza così sontuosamente arredata, queste risposero che non potevano farci niente, e così la mangusta cominciò a scorrazzare per la camera, saltando sulla scrivania, rovesciando penne e matite e sparpagliando documenti ufficiali. Bolton afferma di essersi sempre chiesto come avessero poi fatto quei due audaci giovanotti a venir fuori indenni da quell'impresa, senza essere incriminati per violazione e manomissione di una sede governativa. In un'altra seduta a Londra, mentre lo stesso sensitivo dell'avventura precedente era in trance, si materializzò un'entità femminile che prese a camminare tra gli astanti, fermandosi a parlare con loro per più di cinque minuti. Improvvisamente, quando l'entità si trovava a più di due metri di distanza dal medium, una delle gambe della sedia sulla quale questi era seduto cedette, ed il sensitivo cadde pesantemente proprio tra le braccia di Bolton, che gli era seduto accanto. Il medium era in trance profonda, respirava pesantemente ed emetteva alcuni gemiti. Mentre gli assistenti si agitavano, sorpresi ed allarmati per l'incidente, l'entità si mantenne calma, pensando solo alla sicurezza del sensitivo: restò perfettamente immobile nel punto in cui si trovava al momento dello schianto, e non appena la sedia fu sostituita ed il sensitivo fu di nuovo adagiato su di essa, si avvicinò lentamente al medium e poi si dematerializzò – come al solito – passando apparentemente attraverso il pavimento. Bolton aveva potuto attentamente osservare questa fase in diverse occasioni, e così la descrive: «Dapprima scompaiono i piedi e le caviglie, poi, lentamente, le gambe si sciolgono verso il basso, fino alle anche; segue poi il tronco, che scende progressivamente giù fino al collo; rimane la testa che, dopo alcune parole di commiato, scompare, lasciando che la parte superiore del capo resti visibile sulla superficie del pavimento ancora per una trentina di secondi, mentre il bianco "tessuto" in cui la testa dell'entità era avvolta durante la materializzazione è ancora ben percepibile sul fondo scuro del tappeto. In tutto la dematerializzazione dura da un minuto ad un minuto e mezzo, ed è chiaramente osservabile, alla luce artificiale, da tutti i partecipanti». Un altro aspetto di particolare interesse negli esperimenti di Bolton è rappresentato dalle materializzazioni di animali, come la mangusta che si mise a correre all'interno dell'edificio governativo. Il caso più eclatante, citato spesso nella letteratura sui fenomeni medianici, è rappresentato dalla materializzazione di una foca durante una seduta alla quale era presente un ufficiale di alto grado dell'esercito, lord Wolseley. Ad un'altra seduta, che si teneva in una casa nella quale il medium non aveva mai messo piede prima, si udì una voce che pronunciava quasi strillando alcune frasi assurde, terminando poi con una specie di stridulo fischio. "Questo dev'essere il nostro vecchio pappagallo – spiegò la padrona di casa – vissuto proprio in questa stanza per molti anni: non faceva che ripetere le parole che abbiamo appena sentito". La cosa fu confermata dalla figlia e dalla governante, anch'esse presenti alla seduta. Una signora presente alle sedute, durante un suo lungo soggiorno in India, si era affezionata ad un piccolo animale di compagnia (che Bolton definisce "selvatico", senza dare ulteriori ragguagli) che le era morto circa tre anni prima. Nessuno dei presenti, oltre a lei, era al corrente di questo fatto, ma durante una seduta questa creatura saltò improvvisamente fuori dal posto in cui stava il sensitivo, in profondo stato di trance e col respiro affannoso, ed emise esattamente lo stesso verso che faceva da viva per esprimere il suo piacere quando veniva accarezzata. L'animaletto si manifestò ancora in una decina di occasioni, restando nella stanza delle sedute per non più di due minuti ogni volta, e poi scomparendo altrettanto repentinamente com'era apparso. Ma una volta la signora a cui la creatura era affezionata la chiamò per nome, subito le si avvicinò e si arrampicò sulle sue gonne per salirle in grembo. Dopo essere rimasta accoccolata e tranquilla per un po', fece per scendere, ma una delle sue zampette restò impigliata nei merletti che adornavano la gonna della signora. L'animale diede un violento strattone, e riuscì a liberarsi, lasciando uno strappo di qualche centimetro nel vestito. Al termine della seduta un medico presente chiese a tutti gli astanti di restare fermi ai loro posti mentre esaminava lo strappo della gonna. Vi trovò cinque peli di color verde, che evidentemente si erano strappati dalla zampetta della creatura. La signora riconobbe le caratteristiche del pelame come tipiche del suo animaletto, e questo fu confermato anche da uno zoologo presente, che aveva spesso visto e maneggiato animali di quella specie. I cinque peli furono raccolti e conservati con cura in una scatoletta sigillata per esser fatti esaminare da specialisti, ma dopo qualche giorno cominciarono ad assottigliarsi fino a scomparire del tutto, probabilmente a causa dell'azione della luce diurna. In merito alla conservazione dei reperti, spesso gli sperimentatori ottennero dalle entità materializzate il permesso di tagliare con le forbici pezzi di tessuto dei drappeggi in cui erano avvolte: tali frammenti venivano conservati con ogni cura all'interno di idonee scatolette, per essere successivamente esaminati in luce attenuata. Però, nonostante le precauzioni prese, quando le scatole venivano aperte il materiale si presentava inevitabilmente ridotto nelle dimensioni, ed infine scompariva. Non fu mai possibile compiere indagini approfondite sulla natura della sostanza ectoplasmica. Gli sperimentatori rivolsero spesso alle entità domande sulla possibilità che anche gli animali avessero uno spirito, e sulle cause che ne consentivano la materializzazione. Le entità risposero che l'energia che determinava le materializzazioni era fornita in parte dall'interesse naturalistico di alcuni degli assistenti, ma soprattutto dal profondo attaccamento che alcuni animali hanno per gli esseri umani ai quali si sono affezionati in vita. In ogni caso si trattava di una forma di amore. Tuttavia le stesse entità non erano in grado di spiegarsi, e di spiegare, come queste creature potessero ottenere i materiali con i quali riprodurre una replica del proprio corpo, con l'esatta composizione delle pellicce o dei piumaggi ed i relativi colori, dato che si trattava di materiali di origine non umana. Inoltre il comportamento degli animali materializzati sfuggiva la controllo delle entità umane, anzi si aveva l'impressione che le entità animali riuscissero ad intrufolarsi – per così dire – nell'ambiente dell'aldilà nel quale gli spiriti umani si predisponevano a materializzarsi, proprio approfittando della temporanea distrazione degli spiriti impegnati nel trasferimento da una dimensione all'altra. Alla domanda di come vi potesse essere sufficiente spazio per la sopravvivenza dei miliardi di miliardi di animali vissuti sulla terra, un'entità rispose, molto sensatamente: "Amico, risponderò alla tua domanda sullo spazio quando tu saprai spiegarmi cos'è l'eternità". Sembra dunque che vi possa essere un aldilà anche per gli animali, una dimensione nella quale le leggi naturali che operano in questo mondo non sono più valide, dato che nessun animale può recare danno ad un altro, né gli esseri umani possono molestare gli animali. Quando fu chiesto ad un'entità il motivo per cui il Creatore consente che in questo mondo valgano leggi che consentono ad una creatura di causare danno e sofferenza ad altre creature, essa rispose: "Imparerai che ci sono stati diversi Creatori". E questo corrisponde a quanto affermato anche da altre comunicazioni medianiche, cioè al fatto che l'universo (o il multiverso) è composto da molti (forse infiniti) livelli di creazione, ciascuno con le sue leggi e con il suo grado di sviluppo della coscienza rispetto ad uno stato di incoscienza totale. Dunque la responsabilità di ciò che accade in un "mondo" è sempre da attribuire soprattutto al Creatore di quel mondo e delle leggi che lo regolano, piuttosto che alle creature che vi dimorano. Come si è visto, Bolton condusse anche diversi test con Florence Cook. Questa medium, che da giovane era stata oggetto di indagini e di esperimenti da parte di William Crookes, era ormai una donna di quasi 50 anni, in precarie condizioni di salute e madre di due figlie già grandi. Già in passato aveva dato prova di poter produrre materializzazioni in buone condizioni di luce (come la famosa Katie King) ma i suoi detrattori l'avevano accusata o di esser lei stessa ad impersonare le entità materializzate o di servirsi di una complice. Bolton assicura di aver visto più volte – alla luce di una lampada a gas accesa al massimo della potenza, e schermata con un solo foglio di carta gialla – l'entità materializzata di una giovane, che veniva chiamata "la danzatrice francese", contemporaneamente alla medium in trance sulla sua sedia. Afferma inoltre che le fattezze somatiche e molti altri dettagli sulla statura e la corporatura dell'entità portavano ad escludere con assoluta certezza che potesse trattarsi della medium camuffata; che prima e dopo la seduta la Cook veniva fatta spogliare e veniva accertato che tutti i suoi abiti ed indumenti fossero senza eccezione di colore scuro, mentre l'entità della danzatrice era sempre avvolta in drappeggi di un bianco brillante; che le condizioni ambientali in cui si svolgeva la seduta, l'identità degli assistenti e le precauzioni prese portavano ad escludere l'ipotesi della presenza di una complice della medium; che lui stesso aveva potuto constatare come – se l'entità veniva colpita direttamente dai raggi luminosi della lampada a gas non schermata – cominciava a fluttuare e si dematerializzava, sciogliendosi come cera al calore (Bolton descrive questo processo come «qualcosa di veramente penoso e spiacevole da vedere»). Nel suo libro, Bolton rende apertamente omaggio alla memoria di Florence Cook, affermando che la medium non si era mai sottratta ad alcun test o ad alcuna richiesta di controllo, ma anzi aveva sempre collaborato con buona volontà e di buon animo affinché le sedute potessero svolgersi nelle condizioni volute dagli sperimentatori. 6. Comunicazioni delle entità Spesso gli assistenti rivolgevano alle entità materializzate domande che di solito vertevano sull'aldilà, sulla vita dello spirito o sul modo in cui si producevano i fenomeni medianici, ottenendone risposte più o meno esaurienti. Per esempio, viene offerta una descrizione abbastanza interessante delle cosiddette "sfere" di esistenza nell'aldilà (l'entità che comunica si scusa, dicendo di utilizzare termini figurati che consentono di comunicare secondo il linguaggio umano): la morte, così come la nascita in questo mondo, sono dei cambiamenti, e così come nascendo ci troviamo a vivere in questa "sfera" che è la Terra, morendo andremo a vivere in una diversa sfera, a seconda del livello da noi raggiunto sul cammino della conoscenza spirituale. In linea di massima tutti vanno nella prima sfera, mentre qualcuno riesce ad andare nella seconda. C'è una legge fissa ed immutabile per la quale da ogni sfera ci si può manifestare in quelle inferiori (come fanno le entità che si materializzano in questo mondo) ma non in quelle superiori. Quando giunge per lo spirito il momento evolutivo in cui è pronto a passare ad una delle sfere superiori, esso "muore", cioè si sottopone ad un cambiamento che gli permette di rinascere nella sfera superiore. Ogni sfera appare più bella, più grande e più perfetta della precedente. Il progresso, comunque, avviene sempre verso l'altro, ma solo quando un'entità ha "vissuto" sufficientemente a lungo in una sfera da potersene distaccare; tuttavia, come si è detto, un'entità è sempre libera di tornare nelle sfere inferiori. Quanto alle materializzazioni, nella prima e nella seconda sfera – secondo quanto affermato dalle entità comunicanti – vi sono esperti in chimica che sanno come utilizzare, se le condizioni sono favorevoli, le sostanze presenti nella nostra dimensione per produrre i corpi materializzati. Il termine corretto per descrivere il fenomeno, tuttavia, è "spiritualizzazione della materia" e non quello di solito usato dagli esseri umani, cioè "materializzazione degli spiriti". La spiritualizzazione della materia è governata da leggi naturali che, come tutte le leggi, sono immutabili ed eterne. Queste leggi vengono studiate ed applicate nelle sfere superiori. Anche i cosiddetti miracoli rientrano nell'ambito dei fenomeni di questo tipo, per i quali entità presenti in una sfera superiore riescono ad esercitare il controllo sulle sostanze presenti in una sfera inferiore. In genere le sostanze necessarie per la produzione dei fenomeni vengono prelevate dal sensitivo, dagli assistenti e dall'atmosfera stessa. Se le condizioni non sono favorevoli, le materializzazioni non si completano oppure si producono solo fenomeni parziali, come le apparizioni, la voce diretta, le trasfigurazioni, ecc. Quanto meno favorevoli sono le condizioni, tanto più è necessaria l'oscurità, e tanto maggiori sono i rischi per il medium nel caso in cui le condizioni ambientali vengano bruscamente alterate. Sulla base delle informazioni fornite dalle entità, Bolton ed i suoi collaboratori decisero di astenersi da qualsiasi esperimento qualora le condizioni non si presentassero come ottimali fin dall'inizio della seduta, operando sempre con una sorgente luminosa e perseguendo solo i fenomeni di materializzazione. Se tali fenomeni non si producevano in tempi ragionevoli e nelle condizioni stabilite, la seduta veniva interrotta. Un'altra comunicazione delle entità riguarda la distinzione tra spirito, anima e corpo, ed è in accordo con simili informazioni presenti in altre comunicazioni medianiche: lo spirito è individuale, eterno ed immutabile attraverso tutte le epoche e tutte le "vite" nelle varie sfere; l'anima è un corpo spirituale che vive tanto in questa vita quanto in parte delle vite nelle altre sfere (ma non è eterno); il corpo fisico è quello con cui viviamo nella vita terrena e che abbandoniamo con la morte. In questo consiste la nostra autentica "trinità". Il nostro corpo naturale non è certamente quello spirituale, dunque credere alla resurrezione della carne è semplicemente ridicolo. La nostra essenza viene seminata in un corpo naturale, ed elevata allo stato spirituale. Gli spiriti immortali "visitano" la Terra in base ad un programma di evoluzione spirituale, per un periodo di addestramento e di disciplina. Man mano che lo spirito passa attraverso esperienze successive, si purifica diventando sempre più etereo, finché non si libera completamente da ogni residuo attaccamento di tipo psichico. La condizione umana, quale la sperimentiamo in questa vita, segna la fase conclusiva di un ciclo nel quale lo spirito acquista e rafforza l'autocoscienza, cioè la consapevolezza della propria esistenza in quanto spirito. Quando questo avviene, lo spirito passa ad altri cicli di esperienze e di esistenze nelle sfere superiori, per perfezionarsi nell'amore e nella sapienza. Prima. tuttavia, è necessario che si sia liberato dei vincoli – soprattutto di quelli, anche psichici, prodotti dalla nostra natura animale – che lo legano all'esperienza terrena. In merito alle modalità con cui si producevano le materializzazioni, le entità affermavano che il loro principale desiderio era quello di essere riconosciute anzitutto tramite la voce e poi dalle fattezze del viso. Per questo, nella maggior parte dei casi, le materializzazioni si limitavano alla testa ed alla gola, completa degli organi della fonazione, per poi estendersi – se le condizioni ambientali erano favorevoli e se vi era abbastanza energia – alle braccia, alle mani ed alla parte superiore del corpo, che in genere appariva avvolto in drappeggi piuttosto informi. Solo in casi eccezionali si potevano ottenere materializzazioni complete e ben definite in tutti i dettagli, con notevole dispendio di energie da parte del medium e degli astanti. Un'entità, interpellata a proposito dell'esistenza dei fenomeni medianici fraudolenti e del danno da questi prodotto in relazione alla possibilità di indagare quelli genuini, rispose giudiziosamente che in tutte le cose umane la frode è un fenomeno diffuso e praticato: negli affari, nello sport, nel giornalismo, nelle relazioni umane, e perfino nella scienza. Questo non significa che non vi siano elementi genuini in ciascuno di questi campi. Pertanto un investigatore dalla mente aperta non darà mai a priori un giudizio drastico – tutto vero o tutto falso – senza aver prima operato un attento discernimento dei fenomeni oggetto di indagine. Le ipotesi di frode da prendere in considerazione sono due: la prima, e la più ovvia, è quella di frode cosciente da parte del sensitivo e dei suoi complici; la seconda è quella di frode inconscia da parte del sensitivo, che viene "usato" in modo ingannevole dalle entità di controllo che operano per suo tramite. Le precauzioni messe in atto da Bolton e dai suoi collaboratori si dimostrarono efficaci nei confronti delle frodi del primo tipo. Le entità però non negavano la possibilità di frodi del secondo tipo, e dettero a Bolton e collaboratori una serie di istruzioni sulle misure cautelativa da prendere per evitare che il medium possa essere utilizzato da entità fraudolente. Non mi soffermerò ulteriormente su questo argomento, che richiederebbe una trattazione approfondita. 7. Cosa è cambiato oggi? Nel suo libro Bolton afferma di aver svolto un'indagine con seri criteri di ricerca, e sostiene che chiunque voglia compiere ulteriori esperimenti adottando il suo metodo otterrà risultati analoghi. Come sappiamo, il problema principale nelle sperimentazioni di questo tipo è rappresentato dalla possibilità di disporre di un medium adeguato: già Bolton, come si è visto, dichiarava che i sensitivi in grado di produrre i fenomeni da lui descritti si contavano, in Inghilterra, sulle dita di una mano, tuttavia oggi sembra che siano ancora più rari, se non del tutto assenti. Questo porta i detrattori dei fenomeni medianici a sostenere che i ricercatori del passato erano degli ingenui che si facevano menare facilmente per il naso, e che oggi – dato che siamo più smaliziati – di quei fenomeni non vi è più traccia. A me sembra, leggendo i resoconti delle loro indagini, che quei ricercatori – o quanto meno alcuni di essi – non fossero affatto degli sprovveduti. Resta però il fatto che i fenomeni di materializzazione da loro descritti, nelle condizioni sperimentali in cui si verificavano allora, oggi non si producono più, almeno stando a quanto viene riportato dalla letteratura specializzata. Nel merito, se qualcuno fosse al corrente dell'esistenza di medium viventi in grado di produrre simili fenomeni, gli sarei grato se potesse farmi avere qualche informazione. Ci sono alcune considerazioni, tuttavia, che riguardano i cambiamenti epocali avvenuti in quest'ultimo secolo, che forse possono aiutare a definire alcuni dei motivi per cui fenomeni non certo frequenti, ma nemmeno rarissimi, fino ai primi decenni del novecento, oggi sono praticamente scomparsi. La vita, infatti, è completamente cambiata in relazione alle attrazioni ed alle sollecitazioni che stimolano continuamente la nostra attenzione e la nostra attuale attività psichica. Ancora cento anni fa, al di là della lettura di libri e giornali, non vi era alcuna attività di carattere ricreativo o culturale che non fosse fondata sulle interazioni umane dirette. Anche la musica veniva praticata essenzialmente in un contesto sociale, a teatro o nei salotti. Le difficoltà della vita assorbivano gran parte delle energie psichiche, ma per coloro che disponevano ancora di risorse da impegnare per accrescere la propria cultura e per soddisfare il desiderio di sapere, le uniche fonti di informazione erano costituite dalla carta stampata e dalla circolazione delle idee e delle conoscenze attraverso i contatti umani, diretti o epistolari. Nell'epoca dell'Illuminismo prima, e del Positivismo poi, la fiducia nelle potenzialità che si aprivano alla sete umana di conoscenza si era enormemente sviluppata, e per certi aspetti anche in modo acritico. L'intensità con cui l'intelletto delle persone più dotate si applicava alle varie questioni inerenti la vita, la natura, il mondo e l'universo era fortissima, e l'opinione pubblica, o almeno quella più informata, si appassionava alle nuove scoperte, alle nuove teorie ed ai dibattiti che ne seguivano. In quest'ambiente, come sappiamo, le sedute "spiritiche" potevano essere un po' di tutto: un'attività salottiera, un passatempo, una ricerca di conforto per la perdita dei propri cari, uno strumento di indagine in relazione all'esistenza dopo la morte, ma anche una vera e propria attività di ricerca scientifica. Vi era comunque un interesse molto forte, e da parte di un consistente numero di persone, nei confronti di questo campo di indagine. Quest'interesse faceva sì che moltissime persone impegnassero volentieri ed assiduamente tempo ed energie in un'attività che per quell'epoca era anche emozionante, ma che ai nostri giorni risulterebbe piuttosto tediosa, al di là dell'interesse che potrebbero presentare i risultati. In effetti l'eccezionalità dei fenomeni medianici più eclatanti, tra i quali sono certamente da annoverare le materializzazioni, e l'interesse per alcune delle comunicazioni ottenute dalle entità, non escludono una certa ripetitività dei risultati ottenuti nel corso delle sedute, come si può constatare consultando i verbali che sono giunti fino a noi. Si potrebbe affermare che, dopo la meraviglia e lo stupore delle prime volte, dalla quinta seduta in poi lo "spettacolo" finiva per assomigliarsi sempre. Ma se in passato i motivi di svago e di distrazione erano molto più limitati di quelli di cui disponiamo attualmente – ragione per cui la partecipazione a questo tipo di attività poteva assumere anche un carattere ricreativo e di interesse culturale – oggi la ricerca nel campo dei fenomeni medianici finisce col presentare piuttosto i caratteri di un'attività di laboratorio, qualcosa che si fa come "lavoro" per far progredire la conoscenza, ma non più per curiosità o come forma di intrattenimento sociale. La nostra psiche dispone oggi di una quantità di stimoli inimmaginabile solo un secolo fa, ed anche le modalità con le quali le informazioni di ogni genere vengono trasmesse e circolano si sono enormemente amplificate. Questo può far sì che venga meno la "messa a fuoco" delle energie psichiche necessarie per la produzione dei più interessanti fenomeni medianici. Certo, questa mia, più che un'ipotesi, è una semplice riflessione personale, basata anche sulla mancanza di un minimo quadro conoscitivo – anche solo appena soddisfacente – sulle modalità con le quali le facoltà medianiche intervengono nella produzione dei fenomeni. Perché i medium sono così rari? Perché in presenza di un medium certi fenomeni si producono, ed in sua assenza no? Perché uno stesso medium, ad un certo punto della sua vita, non è più in grado di far accadere quegli stessi fenomeni che prima si producevano? Perché alcuni medium devono andare in trance, ed altri no? Sono tutte domande per le quali, dopo oltre un secolo e mezzo di studi, mancano le risposte, ed anche quelle frammentarie ed a volte contraddittorie informazioni che abbiamo ottenuto dalle entità comunicanti dall'altra parte ci sono state di scarso aiuto nella messa a punto di un quadro conoscitivo coerente, soddisfacente e suscettibile di ulteriori sviluppi. Mi sembra che il "fallimento" – se così vogliamo chiamarlo – o comunque il mancato decollo delle ricerche sui fenomeni di origine medianica, e direi anche spiritica, nell'ambito della ricerca psichica, sia proprio da imputare al fatto che lo studio di questi fenomeni sembra rimasto ancora al livello iniziale relativo all'accertamento ed alla verifica della loro produzione, con maggiore o minore successo in relazione ai loro esiti, ma senza che sia stato possibile riuscire a mettere a punto – almeno nella nostra dimensione – un quadro conoscitivo in grado di farli progredire in modo da favorire lo scambio di informazioni affidabili con altre dimensioni. Probabilmente è ancora troppo presto, nella storia dell'umanità, perché questo possa accadere. |
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