NDE – sandi |
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Ecco
una storia breve ma intensa e piena di significato, raccontata
dalla protagonista. Mi trovavo come passeggera su uno di quei camion a semirimorchio, quando urtammo un altro camion fermo sulla strada mentre viaggiavamo a discreta velocità su un'autostrada americana. Ricordo bene l'incidente, il momento dell'impatto, il rallentamento della percezione del tempo, il rumore dell'acciaio del camion che si torceva e si piegava mentre rimbalzava dapprima verso l'alto e poi si schiantava giù sull'autostrada. Non è piacevole, sebbene abbia imparato a convivere con questi ricordi, dato che ciò che accadde in seguito mi liberò da ogni dolore e mi aiutò a raggiungere una vita più gradevole e serena. Anziché NDE, preferisco chiamare la mia esperienza un intervento del cielo. Nell'impatto ero stata proiettata in avanti ed avevo sbattuto la testa contro il vetro anteriore del camion, ed in quel momento il braccio che avevo alzato per proteggermi il viso si era spezzato in varie parti e praticamente era dappertutto. Mentre la mia testa passava attraverso il vetro, la parte posteriore d'acciaio dell'altro camion penetrava nella parte anteriore piatta del camion su cui io mi trovavo e mi colpiva violentemente sulle gambe, spezzandole entrambe proprio all'altezza delle anche, inchiodandomi letteralmente al mio posto. Come potete immaginare, a causa della forze che si erano sprigionate al momento dell'incidente, l'acciaio contorto e spezzato che una volta era stato il frontale del camion si era ora trasformato nella mia bara, e la sagoma del mio corpo poteva essere vista chiaramente dal collo fino ai piedi al di sotto delle lamiere, dato che queste si erano ripiegate sul mio corpo imprigionandomi in quella che rischiava di diventare da un momento all'altro una palla di fuoco. Quattro ore più tardi, ci volle un altro camion con una catena per tirare via da me quelle lamiere d'acciaio e finalmente liberarmi. Quando il contraccolpo dell'impatto ebbe termine e tutto si era calmato, la radiotrasmittente del camion mi cadde addosso dal tetto, colpendomi sulla testa proprio dove il cuoio capelluto era stato lacerato via dal vetro del parabrezza. In ogni caso, tutto era ormai quieto ed io mi trovavo già da un'ora bloccata tra le lamiere dopo l'incidente, senza rendermi conto del sangue che perdevo dall'arteria del braccio che era stata lacerata, quando cominciai a sentirmi tutta stordita. (E qui viene lo spirito proverbiale) Guardai verso l'alto e vidi sulle lamiere davanti a me mia nonna che allungava la mano per toccarmi, Dall'istante in cui era apparsa non avevo sentito più alcun dolore, e allora chiusi gli occhi. Ero in stato di shock. Mi ricordo del tunnel, e poi di aver guardato indietro verso la scena (dell'incidente) come se si stesse rapidamente allontanando da me. Mi sentivo molto dispiaciuta per la ragazza imprigionata tra le lamiere del camion, ma la mia attenzione si rivolse subito verso una brillante luce bianca davvero sfolgorante. Mi sentivo a mio agio, amata, non provavo dolore, e parte di un piano molto più vasto. Io sono cattolica, e fino a quel momento avevo creduto in Dio. Ora io credo in un creatore, qualcosa rispetto al quale noi rappresentiamo una parte più grande di quella che le chiese ci rappresentano. Dio, sì, questo è il nome che noi diamo a lui (o a lei). Questo lui o lei è amore. Splendido, meraviglioso amore, serenità, qualcosa che desta ammirazione profonda. Dopo essere stata circondata da tutto ciò che è, la "luce", mi venne mostrato un caleidoscopio della mia vita. Ogni azione che io avessi mai compiuto, e le conseguenze e reazioni alle mie azioni. Piansi per coloro che avevo ferito, e risi con coloro che avevo reso felici. Mi sentii malissimo in alcuni casi e bene in altri, sebbene sentissi in quel momento che solo io ero quella che mi stava giudicando. Nessun altro, lì c'era solo amore a grande compressione. Amore incondizionato. In ogni modo, io non lasciai mai la luce, e non vidi nessun altro. Solo la mia vita, mentre lampeggiava davanti ai miei occhi. Mi sentivo così piena di intelligenza! Poi, come se vi fosse stato un consenso generale, senza che nessuno mi chiedesse niente, fui spinta di nuovo dentro il mio corpo, ed un intenso dolore si risvegliò di nuovo in me. Un camionista molto allegro mi sorrise e disse: "Non volevo farti male, bellezza, solo che ho dovuto darti un paio di schiaffi sul viso, perché avevi smesso di respirare". Rimpianti per essere tornata indietro? No! Ho tanto amore da dividere con gli altri adesso: è stato un bene che sia tornata indietro. La mia vita non era finita. Era stata brevemente interrotta. Ho ancora le braccia e le gambe, me le hanno riattaccate: un magnifico lavoro grazie alla medicina e alla scienza. A proposito, al momento dell'incidente non ero drogata, eravamo in mezzo alla campagna e ci vollero tre ore perché l'ambulanza arrivasse. |
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