NDE – murray brown |
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C'è qualcosa
dopo la morte, non son sicuro di cosa sia, ma l'ho vista due volte!
Chi ha avuto una NDE, come è capitato a me, è piuttosto riluttante a parlarne per vari motivi. Io stesso ne parlo solo con persone sinceramente interessate, non con chi fa finta di essere quel che non è. Ci sono tanti che, come me, avendo sperimentato una NDE, seguono i forum sull'argomento che si trovano su internet, ma non si lasciano coinvolgere direttamente. Il motivo è: perché dovrei? Io so cos'è una NDE: è difficile descriverla e non sarei mai in grado di comunicare la mia esperienza a qualcun altro, né verbalmente né scrivendo. La NDE è un'esperienza che appartiene solo a chi la fa. Prima di ciascuna delle due esperienze seguenti io ero, e talvolta posso ancora esserlo, un energico e dinamico uomo d'affari. Non avevo tempo per pensieri ed incontri non convenzionali. Dirigevo una società di consulenza che richiedeva di essere costantemente attivi. Non avevo mai avuto né lo stimolo né l'interesse mentale per considerare cosa significasse morire. All'età di 45 anni, nel 1995, soffrii di un severo attacco di cuore, in conseguenza del quale mi impiantarono tre by-pass. Quando ripresi coscienza dopo l'operazione, avevo il distinto ricordo di essere andato in un'altra dimensione, o in un altro luogo, se preferite. Per parecchi mesi pensai che questo fatto potesse esser stato provocato dagli anestetici, ma dopo averlo analizzato tante e tante volte nella mia mente, venni alla conclusione che si trattasse di qualcosa di diverso. Fui trasportato o fluttuai verso un luogo dove c'era una tale serenità che è impossibile descriverla. C'era un cielo blu, di un blu così blu come non l'avevo mai visto. Qualche volta ancor oggi guardo verso il cielo blu ed un senso di pace mi pervade. Vedevo l'erba alta ondeggiare gentilmente sulle colline, mossa dal vento. Ma non avevo nessuna sensazione che la brezza soffiasse, né si sentiva alcun suono. Era tutto così tranquillo! Non stavo camminando, ma era come se galleggiassi sui prati molto lentamente. Era un luogo pieno di calore, di tranquillità e di un inspiegabile sentimento di felicità nel sentire di essere uno con l'intero universo. Mentre scivolavo sulle colline così lentamente, assorbendo questa sensazione di grande tepore, vidi come dei fotogrammi dei miei figli lampeggiare all'orizzonte. Non erano vere e proprie foto, statiche, ma brevi flash in cui mi guardavano, molto preoccupati. Volevano che io tornasi indietro, per stare con loro: avevano bisogno di me, anche se non dicevano niente. Potevo sentirli anche se non vedevo muoversi le loro labbra. Sapevo che dovevo fare una scelta, e subito. Se non lo facevo, non sarei più tornato indietro. Procedendo, sarei stato circondato da quella calma e da quel calore per l'eternità. Sarebbe stato bello andare avanti. Se tornavo indietro, mi sarei ritrovato in un posto in cui si era esposti alle ferite ed al dolore. Significava essere di nuovo pieni di responsabilità e di problemi, feriti dalle emozioni e stressati dalla vita. Decisi di tornare indietro perché i miei bambini avevano ancora bisogno di aiuto per costruire il loro futuro. Questo futuro dipendeva dal fatto che io fossi ancora con loro. Non era ancora tempo, per me, di lasciarli: i miei figli non erando ancora pronti per camminare con le proprie gambe. Istantaneamente fui di nuovo nel corpo. Non vidi né luci brillanti, né angeli, né sentii la presenza di entità religiose. La mia seconda NDE ebbe luogo nel 1997. Fui coinvolto in un serio incidente stradale nel quale riportai molte ferite gravi. Mentre ero intrappolato tra le lamiere non sentivo alcun dolore, nonostante avessi il bacino rotto in tre punti, il coccige fratturato, una costola che aveva lacerato il polmone, una frattura al cranio e diverse ferite sul viso, e l'orecchio in parte reciso. Ebbi molti flash retrospettivi dell'incidente nei mesi seguenti, ma ebbi anche il ricordo completo e positivo di una NDE quando, diversi giorni dopo, fui di nuovo abbastanza cosciente per parlare e stare sveglio senza perdere i sensi. Cominciai a parlare dellla mia esperienza dapprima a mio figlio e poi agli altri, quando mi sentii abbastanza a mio agio da poterne parlare. Di nuovo, cercai di valutare se quell'esperienza dipendeva dalle droghe oppure se rappresentava un segnale che la mente resta anche quando il corpo se ne va. Vidi di nuovo un luogo di calore, amore ed amicizia. C'era qualcosa come un tunnel, ma non rotondo, era piuttosto simile ai collegamenti pedonali che uniscono gli edifici o i centri commerciali, passando al di sopra delle strade. Non era stretto ma largo. Camminavo al suo interno, o per lo meno mi sentivo come se camminassi ma non mi sembra che i miei piedi si muovessero. A destra ed a sinistra del tunnel non sembrava esserci luce, ma non era nemmeno scuro. Quando raggiunsi la fine del tunnel, potevo vedere della gente. Li vedevo solo dalla vita in su, ma non era per niente spaventoso. Ognuno sorrideva ed era felice, e nell'espressione dei loro volti si notava una certa serietà ed apprensione mentre cercavano di capire chi fosse questa nuova persona giunta tra loro. Vidi visi che riconobbi: due nonni e mio padre. Era molto scuro dietro i loro corpi e sentii la presenza di una moltitudine dietro di loro. Qualcuno mi stava stringendo la mano, come per salutarmi. Penso che fosse mio padre. Era morto col morbo di Alzheimer, e quando morì era in uno stato pietoso. Ma ora stava ben dritto ed appariva in ottima salute, e mi resi conto della sua bassa statura. Tutta questa gente era così felice di vedermi! La cosa successiva che ricordo è che in un baleno tutte le opzioni che si presentavano davanti a me, cioè di restare o di tornare indietro, furono mostrate rapidamente alla mia mente. Mi sembra di esser stato aiutato nella decisione di tornare indietro. Qualcuno mi mostrò tutte le opzioni e quando io presi la decisione di tornare indietro, questo qualcuno o qualcosa mi aiutò ad andare dove avevo deciso. Non fu una sensazione orribile, ma solo un punto nel quale era giunto il momento di decidere. La mia mano teneva ancora (ma senza più stringerla in un saluto) quella della persona che avevo incontrato ed a cui avevo stretto la mano. Era una mano molto calda e rassicurante. La mia mano scivolò via pian piano, gentilmente e dolcemente, mentre io fluttuavo di nuovo verso il mondo dei vivi. L'altra mano non mi tratteneva più, ma mi dette un'ultima stretta molto gentile quando io la lasciai andare. Poi tutto finì. Ero tornato indietro. In qualche luogo durante quest'esperienza, qualsiasi cosa fosse, ricordo di aver visto una porta marrone con una maniglia di porcellana di antica fattura, circondata da un contorno nero. Sapevo che dall'altra parte della porta c'era un fenomeno religioso, una luce molto brillante, probabilmente Dio stesso. Quella porta è sempre là, e chiunque può entrarvi. La posso attraversare ogni volta che voglio. Ho la sensazione che la mia mano fosse già sulla maniglia e che avrei potuto attraversare la porta se avessi voluto. Retrospettivamente, ora non ho paura della morte. Ma ho una sensazione diversa nei confronti di quelle persone che sono finite nell'aldilà contro la loro volontà e mi sento assai dispiaciuto per loro. Essi sono felici anche di là, perché si sono adeguati, ma avrebbero voluto trascorrere più tempo in questo mondo per restare con le persone che amavano. Non so se dipenda da una reazione fisiologica o di altro genere, ma non mi piace guardare film che rievocano qualche tragedia in cui tante persone sono morte. Se si tratta di una vicenda di fantasia non ho problemi, ma se è un evento realmente accaduto, come nel film Titanic, non posso guardare perché so che c'erano persone che sono realmente morte e mi dispiace che abbiano perduto la vita terrena. Cambio anche canale quando nel telegiornale viene mostrata una tragedia reale. Sono cose che mi capitano, senza motivo: forse nel profondo ho sempre avuto questi sentimenti, ed ora sono diventato più sensibile. Ho letto di altre persone che hanno avuto NDE e mi sembra che alcune esperienze siano simili alle mie, ma nello stesso tempo so che le mie esperienze, e la loro interpretazione, sono soltanto mie. Mi sento emotivamente legato a coloro che hanno avuto NDE quando leggo i loro resoconti, e provo soddisfazione per il fatto che ci siano altri che hanno avuto questo genere di esperienze. Pensavo che sarei morto nell'istante della collisione. Mia figlia stava guidando l'auto in una tormenta di neve e di ghiaccio. Noi abitiamo in Canada. Perse il controllo e l'auto slittò lateralmente, finendo con il lato in cui mi trovavo nella corsia opposta. Un grosso autobus veniva dritto verso di noi, proprio in direzione del lato in cui stavo. Pensai che sarei certamente morto in ogni caso, così sganciai la cintura di sicurezza (cosa che non faccio mai) e mi chinai di fianco per proteggere mia figlia. Guardandola decisi che lei non doveva morire e pensai, o forse cominciai a dirle per l'ultima volta "ti amo" quando avvenne lo scontro. Lei visse, perché col mio corpo le avevo ammortizzato il colpo. Fu dimessa dall'ospedale il giorno dopo, mentre io vi rimasi due mesi. Perciò, ritengo, non furono né la paura del dolore né la paura di morire a provocare la mia NDE. Non ero e non sono neanche oggi una persona religiosa. Tuttavia ora nutro un grande rispetto per le persone profondamente religiose. Ho potuto dare uno sguardo a cose che davvero pochi riescono a scorgere e sono davvero felice di averne fatto esperienza. Mi fa piacere parlarne con gli altri, ma sto molto attento a parlarne solo con le persone giuste. Dopo la mia NDE mi sembra di aver sviluppato un senso di empatia per le ferite e le preoccupazioni degli altri. Penso che questo sentimento sia sempre stato in me, ma la NDE l'ha rinforzato. Ho un reale desiderio di aiutare gli altri nei loro problemi, quali che siano, e spero di poter fare del mio meglio per aiutare gli altri nel tempo che mi rimane da vivere. |
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