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In
questo articolo pubblicato su Luce
e Ombra (n. 4-2004) si esaminano alcune testimonianze di esperienze
prodotte dall'uso di allucinogeni (psilocibina) per valutare se l'ipotesi
che le NDE siano provocate dall'emissione di specifici neurotrasmettitori
da parte del cervello morente possa avere fondamento.
Sul
numero 3 del 2004 di Luce e Ombra Paola
Giovetti presenta un'interessante casistica tratta
dall'ormai vasta letteratura sulle NDE (le esperienze in punto
di morte).
Sullo stesso numero, nella rubrica Osservatorio, Giulio Caratelli
riprende lo stesso argomento, interrogandosi sulle eventuali
implicazioni di natura biochimica che possono aver luogo nel
cervello in relazione allo stato di consapevolezza (che possiamo
senz'altro definire "alterata" nel senso dato da Charles
Tart a tale termine) che produce quelle esperienze.
Caratelli cita l'articolo "Oltre la soglia" di Detlef Linke apparso
sul n. 7 della rivista Mente e Cervello, nel quale l'autrice, neuropsicologa
all'Università di Bonn, ipotizza uno stato cerebrale che potremmo descrivere
come "esperienza finale", al quale corrisponderebbe, sul piano dellla
consapevolezza, un'esperienza del tutto straordinaria.
Si tratta di un'ipotesi: d'altra parte, l'attuale livello delle conoscenze
sul funzionamento del cervello, e soprattutto sul non risolto problema "mente–cervello" (cioè sulla
reciproca relazione esistente tra l'esperienza interiore della consapevolezza
e gli indiscutibili processi biochimici che si svolgono nel cervello e che
costituiscono la controparte biologica di quell'esperienza) è ancora
insoddisfacente, e non permette di dare risposte esaurienti alla questione.
Esiste tuttavia un altro importante corpus di testimonianze al quale possiamo
pragmaticamente attingere per illuminare il problema da un'altra angolazione.
Si tratta degli stati di consapevolezza alterata indotti dall'assunzione di
sostanze psicotrope: in questo caso abbiamo infatti la certezza che l'esperienza
interiore è correlata, in un rapporto di causa ed effetto, all'assunzione
di determinate sostanze naturali o di sintesi da parte dello sperimentatore,
al superamento della barriera ematoencefalica da parte di piccole dosi di specifiche
molecole, ed all'interferenza di queste molecole con i processi sinaptici di
alcune aree cerebrali.
Già nel 1954 Aldous Huxley pubblicò il saggio Le
porte della percezione, nel quale riscontrava che "ciascuno
di noi può essere
capace di fabbricare minute dosi chimiche di ciò che si ritiene provochi
profondi cambiamenti nella coscienza". Ovviamente, in questo caso il termine "fabbricare" si
riferisce all'attività biochimica del cervello.
Nel maggio 1953 lo scrittore aveva accettato di fare da cavia in un esperimento
di indagine sugli effetti psichici conseguenti all'assunzione di mescalina,
un alcaloide contenuto in alcune cactacee americane, ed aveva assunto circa
400 milligrammi di questa sostanza, con un bicchier d'acqua.
Ecco,
nelle parole di Huxley, la descrizione degli effetti
iniziali di quell'esperienza: "Presi
la pillola alle undici. Un'ora e mezza dopo ero seduto nel mio
studio, guardando fisso un piccolo vaso di cristallo. Il vaso conteneva
solo tre fiori: una rosa Bella del Portogallo completamente aperta,
rosa all'esterno, con una sfumatura calda e fiammeggiante alla
base di ogni petalo; un gran garofano cremisi e miele; e, pallida
porpora all'estremità dell'incerto
gambo, l'ardito, araldico fiore di iris. Fortuito e provvisorio
il piccolo mazzo rompeva tutte le regole del buon gusto tradizionale.
Quella mattina a colazione ero stato colpito dalla vivace dissonanza
dei suoi colori. Ma non si trattava più di questo. Non guardavo
adeso una inconsueta disposizione di fiori. Vedevo ciò che
Adamo aveva visto la mattina della sua creazione: il miracolo,
momento per momento, dell'esistenza nuda… L'Essere della
filosofia platonica, solo che Platone sembra aver fatto l'enorme
e grottesco errore di separare l'Essere dal divenire, identificandolo
con la matematica astrazione dell'Idea. Egli non avrebbe mai potuto
vedere, pover'uomo, un fascio di fiori brillare di luce interiore
e palpitare sotto la pressione del significato di cui erano saturi;
non avrebbe mai potuto percepire che ciò che la rosa, l'iris
e il garofano significavano così intensamente non era né più né meno
che ciò che erano: la transitorietà che pure era
vita eterna, la perpetua deperibilità che era nello stesso
tempo puro Essere, l'affastellamento dei minuti, unici particolari,
in cui, per qualche inesprimibile, eppure evidente paradosso, era
da vedere la divina fonte di tutta l'esistenza".
Invito il lettore interessato a leggere l'intrigante e tuttora
attuale saggio di Huxley. Devo comunque avvertire che quest'articolo
non deve essere interpretato come sollecitazione o stimolo all'uso
di sostanze psicotrope, fosse anche solo per curiosità,
e ricordo che detenzione ed uso di sostanze allucinogene sono considerati
reati nella legislazione di diversi paesi, tra cui l'Italia.
Quest'articolo ha lo scopo di analizzare alcune testimonianze di esperienze
vissute sotto l'effetto di sostanze psicotrope (chiamate anche, in modo inesatto,
allucinogeni o droghe psichedeliche), scelte tra le centinaia rintracciabili
in diversi siti internet, soprattutto in lingua inglese, per metterle a confronto
con le NDE, ed evidenziarne analogie e differenze sostanziali.
Tra le esperienze indotte dalle varie sostanze psicotrope, quelle che mi sembrano
confrontabili con alcuni aspetti delle NDE sono relative all'assunzione di
psilocibina. La psilocibina è una triptamina (estere fosfato indolico)
contenuta nei piccoli funghi dei generi Psilocybe, Panaeolus, ed affini, diffusi
nelle aree temperate di tutto il mondo. Perdendo l'atomo di fosforo, la psilocibina
si trasforma in psilocina (anch'essa contenuta nei funghi in una certa percentuale,
ma più instabile), che rappresenta la vera sostanza psicoattiva. Senza
entrare nei dettagli della biochimica del cervello, sembra che la molecola
della psilocina presenti un'affinità con quella dellla serotonina, e
dunque si sostituisca a quest'ultima come neurotrasmettitore nelle connessioni
sinaptiche.
Le dosi del principio attivo da assumere oralmente variano da 2 milligrammi
per effetti di soglia ad 8 milligrammi ed oltre per effetti molto intensi.
Ma si valuta che solo una ridotta percentuale riesca a superare la barriera
ematoencefalica, mentre la maggior parte della sostanza viene eliminata fin
dall'inizio con le urine, tanto che nel giro di circa otto ore dall'assunzione
il 90% della sostanza ingerita risulta espulsa dall'organismo. La durata dell'esperienza
varia dalle due alle sei ore in tempo reale, ma, come vedremo dalle testimonianze,
la percezione del tempo da parte dello sperimentatore subisce delle radicali
trasformazioni.
Le testimonianze sono offerte dalle persone più diverse, la maggior
parte delle quali sono lontane dal talento descrittivo di Huxley. Tuttavia,
come vedremo, nella loro spontaneità queste testimonianze offrono un
quadro significativo dell'impatto e del'importante significato di queste esperienze,
sull'autenticità delle quali non ho più dubbi di quanti se ne
possano avere nei confronti delle NDE.
Esperienza
n. 1: "…Improvvisamente fui completamente
pervaso da ondate impetuose di crescente estasi orgasmica: così forti
che i miei occhi cominciarono a lacrimare senza controllo, e
di quando in quando sentivo come se la mia testa fosse sul punto
di esplodere e di inglobare prima la mia stanza, poi tutta la
terra ed infine l'intero universo. Persi del tutto il senso dell'ego
e del tempo, e mi sentii come se stessi merendo… come se
Dio stesse tirando fuori la mia anima dal mio corpo, per trasportarla
in un vortice di gioia che non avrei mai più dimenticato.
Sapevo che tutto sarebbe andato bene, continuavo a percepire
ed a sentire la presenza di un essere, o meglio, di un vasto
campo di energia, che sembrava volermi rassicurare e guidare
attraverso questa straordinaria esperienza.
"Fui trasportato in un mondo dove vivevano i miei antenati. Viaggiai a ritroso
nel tempo fino a ritrovarmi bambino, ed rivissi alcuni intensi e piacevoli ricordi.
Poi fui testimone del big-bang, e sfrecciai attraverso il cosmo a velocità supersonica,
diventando ogni cosa che sia mai esistita e che mai esisterà… mi
sentivo come un buco nero in grado di risucchiare ogni cosa che possa essere
immaginata o concepita…
"Ricordo di essermi guardato in uno specchio e di aver visto non la mia
immagine fisica, ma la mia essenza interiore, il mio spirito. Udii una voce che
mi chiedeva se sapevo chi io fossi realmente, qual era la mia vera identità…
"Otto ore dopo l'inizio dell'esperienza, ritornai rapidamente alla percezione
ordinaria, sentendomi molto caldo, euforico e felice, ma purtroppo ormai distante
dall'immensità dell'esperienza che avevo vissuto. (In seguito) sentivo
di avere una migliore comprensione del significato della mia vita, e del profondo
mistero che essa racchiude".
Esperienza
n. 2: "…La bellezza delle montagne è qualcosa
che non cessa mai di stupirmi. Il potere e la serenità racchiusi
nelle rocce e negli alberi sembrano essere esistiti fin dall'inizio
dei tempi… Gli effetti iniziarono circa 15 minuti dopo
l'ingestione dei funghi. Decisi di allontanarmi dal fuoco del
bivacco e di andare a meditare nel bosco per conto mio.
"Vagai per il bosco
e mi sentivo realmente infusa da quella serena ed antica pace. Trovai una bellissima
roccia ricoperta di muschio, che sembrava perfetta per sedercisi sopra. Davanti
a me c'era un bell'albero, dello stesso colore della roccia, ed il muschio sembrava
fondere albero e roccia in un'unica entità. Mi sedetti sulla roccia nella
posizione del loto per meditare, e tutto sembrò dissolversi. Tutto sparì.
Non era più un pensiero teorico quello che percepivo, ma una totale chiarezza:
la mia mente diventò chiara, e tutti i confusi labirinti del complesso
pensiero astratto furono spazzati via. Avevo gli occhi aperti, ma tutto quello
che percepivo era l'Uno. Tutto intorno a me era Uno, ed io mi fondevo con esso.
Ero il nulla ed ogni cosa nello stesso tempo.
"Nessun pensiero relativo alla complessità dell'esistenza: tutto
ciò che sentivo era l'Essere. In quell'eterno istante io fui semplicemente
l'Essere, niente di più e niente di meno. E tutto ciò non era bello
o magnifico, o qualsiasi altra espressione con cui vorremmo descriverlo: era
l'Essere nella sua pura essenza.
"Mi accorsi di una musica che proveniva da qualche parte e che penetrava
in me. Mi stava chiamando, e lentamente riemersi da quell'attimo eterno, mentre
i pensieri ricominciavano a scorrere in me. I suoni che stavo udendo erano incredibili.
Una stranissima psicotrance riecheggiava tra le rocce e veniva riflessa dagli
alberi. Si alzava lentamente una nebbia che rendeva i suoni più densi.
Stava diventando scuro, e cominciai a vagare nel bosco per ritrovare l'area del
bivacco…
"Sentivo una vibrazione incredibile, come se un grande raggio cosmico venisse
canalizzato e noi fossimo i ricevitori. Aprii gli occhi, e mentre i miei occhi
toccavano ad uno ad uno i volti delle persone intorno a me, essi aprivano i loro
occhi e guardavano nei miei, e noi ci 'vedevamo' e ci 'compredenvamo' l'uno con
l'altro. È meraviglioso come ci si può connettere con persone che
non conosci, ma che in qualche misterioso modo sai di 'conoscere' veramente…
"Quel momento vissuto nei boschi sembra avermi veramente cambiato. Ora posso
più facilmente distaccarmi da alcuni dei pensieri che prima mi intrappolavano
nella loro complessità. Semplicemente Essere. Così semplice e così essenzialmente
reale. Essere".
Esperienza
n. 3: "…Vivo in una città dell'India
abbastanza grande. Nella stagione delle piogge io e due miei
amici raggiungemmo una collina dove c'era una roccia su cui eravamo
soliti sederci per chiacchierare o fumare. (Dopo aver ingerito
i funghi) cominciai a percepire una strana sensazione di leggerezza,
come se il mio corpo fosse diventato più leggero e più ricettivo
verso ciò che gli stava intorno. Dopo aver passato un
bel po' tempo ridendo in modo irrefrenabile fino alle lacrime,
pensai che fosse meglio muovermi.
"Andai su un'altra roccia nelle vicinanze e, guardandomi intorno, fui stupito
dalla sensazione dello spazio che sembrava avvolgermi: spazio, tutto vuoto, tutto
intorno a me. Guardando la roccia su cui ero seduto, notai un disegno decorativo
sulla sua superficie, così mi piegai per guardarlo meglio, ed improvvisamente
il motivo cominciò a muoversi ed a ruotare, e poi esplose sul mio viso… tutto
intorno a me, vedevo miriadi di disegni che si trasformavano e si dissolvevano,
in un caleidoscopio di colori che sfida l'immaginazione.
"Ranji (uno degli amici) mi guardava con un'espressione divertita, poi si
avvicinò e mi porse un sassolino, niente di particolare: mi disse solo
di tenerlo in mano e di sentirlo… io cominciai a girarlo tra il pollice
e l'indice ed improvvisamente, in modo quasi impercettibile, misi in connessione
tutto il mondo intorno a me con quel piccolo sasso, e fu come se tenessi l'eternità dello
spazio tra le mie dita. Lasciai andare il sasso, per non essere sopraffatto dalla
confusione dello stato in cui mi trovavo.
"Guardai in alto verso il cielo: era pieno di file di nuvole delicate che
risplendevano di un rosa intenso determinato dalla luce del tramonto e dal mio
cervello. Guardare quelle nuvole era un'esperienza straordinaria, ogni volta
che soffiava il vento era come guardare un mare di blu e grigio agitato da una
gigantesca mano invisibile. Poi improvvisamente apparve un vortice tra le nuvole,
ed io ne fui risucchiato… attorno a me c'era solo un vasto spazio vuoto,
tutto blu, senza nuvole, senza vento, solo spazio… e cominciai a cadere
vertiginosamente, a velocità impensabile.
"Mi ritrovai di nuovo sulla roccia. Pensai di dover raccontare qualcosa
a Tosh (l'altro amico), ma non ricordo di cosa parlammo, so solo che ci mettemmo
a ridere istericamente, e non riuscivamo a smettere… poi delle immagini
cominciarono a scorrere davanti ai miei occhi chiusi, avvenimenti sepolti nelle
pieghe remote della memoria: era come osservare un film degli eventi della mia
vita. Queste scene si presentavano in modo casuale, e scorrevano rapidamente,
cambiando prima ancora che potessi comprendere l'importanza di questi pensieri
che si manifestavano come immagini davanti ai miei occhi… io che mi arrampicavo
sugli alberi, che mi tuffavo in una fresca sorgente nella foresta, che guardavo
giù da uno strapiombo… immagini di parti della mia vita di cui avevo
perso il ricordo.
"Sentii il vento turbinarmi intorno, ed ecco che vidi uno strano tipo che
mi osservava, leggendo ogni pensiero che scorreva nella mia mente. Gli chiesi
chi fosse, ed invece di parlare egli semplicemente scosse le mani, ed io vidi
attraverso una serie di immagini disgiunte chi era, ma ora non sono in grado
di ricordare cosa mi mostrò, so solo che mi sentii in soggezione. Ed osservai
mentre mi mostrava immagine dopo immagine, me stesso da bambino che giocavo nel
parco, i miei cani che mi giravano intorno, la mamma ed il babbo che dicevano
qualcosa che non riuscivo a comprendere… fantastico… è tutto
quello che posso dire. Una dissoluzione dell'ego, di certo. Mi sentivo come se
avessi due anni, innocente e completamente aperto ad ogni stimolo proveniente
dal mondo che mi circondava.
"(Mentre andavo in bicicletta) sentii un senso di esaltazione nel non percepire
alcuno sforzo fisico e riuscire a muovermi lo stesso nello spazio e nel tempo… Quest'esperienza è stata
il miglior insegnamento della mia vita, e penso di avere ancora altre cose da
imparare".
Esperienza
n. 4: "Io sono un tipo razionale. Studiavo ingegneria
meccanica al college. Ero del parere che una mente lucida è la
migliore mente che si possa avere, che il sapere e la logica
sono i caratteri più specificamente umani, e che la realtà è ciò che
vediamo tutti i giorni. Ma i funghi dettero una bella scossa
al mio mondo. Sebbene sia una persona razionale, sono anche uno
sperimentatore curioso, così quando alcuni amici decisero
di provare i funghi, non ci volle molto a convincermi ad unirmi
a loro.
"(Dopo circa 20 minuti dall'ingestione) notai alcuni sottili cambiamenti
nella mia visione e nella percezione dei movimenti. Andai fuori con i miei amici:
era un bel pomeriggio di primavera. Formammo un triangolo casuale e cominciammo
a lanciarci un frisbee al neon rosa (n.d.a.: il frisbee è una specie di
piatto di plastica talvolta, come in questo caso, dotato di effetti luminosi,
che viene lanciato con moto rotatorio). A quel punto la mia percezione visuale
era straordinaria: la vista di quel frisbee rosa luminescente che volava sopra
la vibrante erba verde mi inebriò. Le lacrime mi scorrevano sul viso mentre
ridevo senza potermi controllare. Ero sbalordito dal fatto di riuscire a sentirmi
così inebriato, e nello stesso tempo da avere ancora sufficiente coordinazione
per poter prendere al volo il frisbee.
"Il gioco del frisbee non durò a lungo. Mi misi ad osservare un grande
acero nel giardino, profondamente stupito per le sue dimensioni e per la sua
bellezza: le radici profondamente ancorate al suolo e la corteccia che danzava
davanti ai miei occhi. Il solo fatto che avesse probabilmente oltre cento anni
mi riempiva di un senso di reverenza. Qualsiasi cosa io vedessi, toccassi o odorassi
si riempiva di un profondo significato personale. I vividi e vibranti colori
mi facevano sentire come se vivessi in un cartone animato. Era come se ogni cosa
intorno a me fosse stata messa di proposito e diligentemente nel posto giusto.
Ogni cosa era esattamente dove doveva essere. Infatti, era sempre stata là:
era la perfezione.
"E proprio mentre pensavo che le cose non sarebbero potute andare meglio
di così, il meglio arrivò. Quando credevo di essere arrivato al
culmine, l'esperienza divenne ancora più intensa. La mia mente era in
corsa. Un pensiero fantastico conduceva immediatamente ad un altro, e ad un altro
ancora. Fui trascinato in una spirale mentale così irresistibile che finii
col non essere più in grado di parlare, e subito dopo non potei neanche
più muovermi. Tutto ciò che potevo fare era star là, fissare
una bottiglia di birra che avevo in mano senza riuscire a vederla, e lasciare
che la mia mente vagasse in queste strane nuove dimensioni. Realtà, infinito,
consapevolezza, vita, universi all'interno di altri universi, queste sono alcune
delle esperienze che attraversarono la mia mente. Stavo letteralmente perdendomi
all'interno della mia mente, e non ricordavo né la mia età né i
miei genitori. Mi sembrava di essere stato in quel giardino da un'eternità.
La sola idea dell'università e degli insegnamenti accademici era ridicola.
Tutto ciò di cui avevo mai avuto bisogno e di cui potrei mai avere bisogno
per l'eternità era già dentro di me. Ero completamente certo che
non avrei mai più mangiato, urinato, dormito o scopato. Non ce n'era alcuna
necessità. Il mio corpo fisico se n'era andato via: 'sapevo' di esistere
completamente nella mia mente, e di aver viaggiato all'interno di un universo
del tutto diverso.
"Quel che ricordo è che trascorrevano alcune eternità, e poi,
ogni tanto, il viso di un mio amico si metteva a fuoco nel mio campo visivo,
per dirmi che mi ero perso. Dopo un altro paio di eternità, compariva
il viso di un altro amico e diceva che si stavano divertendo come matti solo
a guardarmi. Un'altra eternità ancora, ed ecco un'altra faccia. Questa
faccenda andò avanti per migliaia di miliardi di anni, prima che qualcuno
riuscisse a riportarmi in casa ed a farmi sedere in una poltrona. A questo punto
la mia mente era esplosa in mille pezzi. Potevo sentire e capire ogni cosa che
succedeva intorno a me, ma non riuscivo a parlare. Nello stesso tempo, la mia
mente continuava ad avvolgersi a spirale giù verso nuovi universi, nuove
realtà.
"Ad un tratto le spirali verso il basso terminarono, ed iniziarono le spirali
verso l'alto. Fu come se stessi ritrovando il mio sentiero mentale. Mi imbattevo
in qualche idea che mi sembrava di aver già pensato secoli prima, e mi
mettevo a ridere considerando dove quel pensiero andava a parare. Mentre tornavo
in questo mondo, il ritmo dell'esperienza divenne più veloce. In breve
ricordai la mia età, il mio nome, i miei genitori. Poi ci mettemmo a ridere,
quando i miei amici mi dissero che erano stati quasi sul punto di chiamare un'ambulanza
per farmi ricoverare. Io sentivo un senso di pace e di completezza, una comprensione
totale quale non avevo mai provato prima, né ho provato dopo. Sentivo
che mi era stato svelato il Segreto. Sentivo di possedere il mondo. Quando andai
a letto, quella notte, ero certo che non sarei mai più stato la stessa
persona di prima.
"Purtroppo, col tempo gli effetti di quell'esperienza sono diventati più evanescenti.
Ma continuo a portarne il segno dentro di me. Il mondo mi sembra ancora un posto
molto più bello e magico di quanto non lo considerassi prima. Quella volta
io ebbi una vera esperienza religiosa".
Esperienza
n. 5: "…Ciò che
posso riferire a parole rappresenta solo una piccola parte
di quanto accadde quella notte… un'esperienza che potrei
definire sacra, e che non ho mai rivelato a nessuno… Entrando
nella camera da letto, fui accolto dalla visione di una grande
sfera luminescente che circondava il mio obiettivo, il letto.
La potevo vedere con molta chiarezza e con un certo stupore.
Ogni punto della sfera di luce era connesso con ciascun altro
punto da una ragnatela luminosa quasi impercettibile, dalla
quale la superficie della sfera emergeva in modo vivido. Stavo
rapidamente perdendo la mia capacità di orientarmi nella
realtà ordinaria, e perciò mi diressi verso il
letto e mi sdraiai su di esso.
"La visione che mi si presentò subito dopo rappresenta la più strabiliante
esperienza che abbia mai avuto, e devo ammettere che non ero del tutto preparato
a sostenerne l'intensità e la pregnanza. Mentre dirigevo il mio sguardo
verso l'alto, vidi l'enorme testa di un drago venir fuori dal soffitto al di
sopra del letto. Era straordinariamente reale, e per un attimo la mia paura si
trasformò in genuino terrore. Mentre il terrore aumentava, ed io mi sentivo
sopraffatto dall'esperienza, il dragone parlò, con una profonda voce di
basso che mi riverberava nelle ossa: – Non opporre resistenza. Non avere
paura – disse. Il suono della voce era sconvolgente, ma nello stesso tempo
aveva un misterioso potere calmante. Mi lasciai andare, e fui risucchiato tra
le fauci spalancate del drago, pensando con il mio ultimo pensiero che per me
era finita, che la mia vita in questo mondo era giunta al termine, dato che la
morte mi sovrastava.
"Devo aggiungere qualche commento sulla chiarezza della visione. Non era
quel tipo di visione basata su disegni geometrici, spirali, ed altri elementi
psichedelici dai colori vibranti e piacevoli che gli psiconauti trovano interessanti
e stimolanti. Questa visione era l'irruzione di un'altra dimensione dell'esistenza,
ben differenziata ed articolata con precisione nei minimi dettagli. Potevo vedere
le singole scaglie del dragone, osservare l'intensità penetrante del suo
sguardo su di me, notare i segni della crescita nello smalto dei suoi denti,
ed accorgermi del caleidoscopico turbinio di galassie e di universi che formavano
le pareti della sua gola. Questa era la rivelazione dell'essenza di un essere
vivente incorporata in una storia troppo più grande per essere anche solo
immaginata mediante il solo intelletto. Era il contatto con una dimensione mitologica
che mi avvolgeva e mi coinvolgeva completamente nella propria realtà.
Non c'è alcun dubbio che quella realtà fosse molto più vicina
al cuore dell'Essere di quanto non lo sia questo piccolo mondo di ombre che noi
definiamo reale, e che rappresenta soltanto una parte miserabilmente infima dell'Eternità.
"Mentre la mia consapevolezza entrava nella bocca del drago, l'ordinaria
coscienza del mio ego svanì, e la mia percezione si trasferì a
velocità incredibile attraverso un'infinità di cosmi, finché non
mi fermai in un minuscolo angolino dell'esistenza. La voce di basso profondo
si era adesso trasformata in una voce più dolce e tranquilla che mi raccontava
la visione della vita sulla Terra, una visione che scorreva davanti ad una mente
disincarnata che stava ora osservando la sua antica dimora.
"Vedevo piccole creature, simili nella forma a draghi mitologici, cadere
sulla superficie del pianeta. Dopo essere atterrati, trascorrevano qualche momento
(forse eoni nella nostra scala del tempo) a riposare. Poi si rivestivano della
materia di questo mondo, e questa trasformazione li rendeva del tutto irriconoscibili.
La voce asseriva che la vita sulla Terra aveva avuto origine da questi esseri,
che erano fuggiti da qualcosa che stava accadendo in un'altra parte del cosmo,
e speravano di potersi nascondere qui per qualche tempo.
"La coscienza prese forma in queste emergenti forme di vita, evolvendosi
con loro nel corso delle ere. All'inizio la coscienza permeava la totalità del
processo di sviluppo della vita sulla Terra. In seguito, fu un'esperienza sconvolgente
scoprire che mentre la coscienza si identificava con un particolare organismo,
come un dinosauro, si dimenticava del tutto della propria esistenza al di fuori
del contesto della vita di quel particolare organismo, e finiva con l'essere
completamente incastrata nel suo mondo. Preoccupazioni, paure, gioie e sofferenze
erano tutte sperimentate in prima persona. Questo andò avanti per quel
che sembrava un'eternità. Emergendo nella forma umana e scorrendo attraverso
l'intera storia dell'umantità, ed identificando se stessa con ogni singolo
essere umano vissuto sulla superficie del nostro pianeta, la consapevolezza finì col
riaffiorare nella sua connessione con un mangiatore di funghi 'trapassato'. A
questo punto, la consapevolezza si trovava di nuovo libera dalla prigionia all'interno
di un organismo del pianeta, e poteva librarsi al di sopra di esso nello spazio
profondo, guardando giù verso la Terra.
"La voce continuava a narrare: – La vita sulla Terra è un singolo
organismo, che si è sviluppato attraverso le ere della propria evoluzione. È destinato
a costruirsi un corpo che possa lasciare la superficie del pianeta. Il suo scopo è quello
di perpetuarsi e di adempiere ad una funzione che per ora non possiamo comunicare
alla tua coscienza. Sotto un certo limitato punto di vista, si potrebbe dire
che la missione originaria è quella di fuggire da processi che hanno avuto
inizio in un'altra porzione del cosmo, vicino al punto di origine, e che presto
faranno irruzione anche in questa galassia, distruggendo la vita sulla Terra
come voi la conoscete. La trasformazione consiste nell'emergere di un'essenza
che ha le sue radici in ciò che potreste definire come 'energia leggera',
in contrapposizione con quelle forme condensate e pesanti che voi considerate
rappresentative degli organismi viventi. Quando questa forma di vita emerge in
una specie biologica, l'organismo è incorporato nella nuova struttura.
Dal punto di vista dell'organismo fisico, questo processo incute timore e viene
considerato come 'morte'. Però, l'organismo che inizialmente si nascose
nella struttura organica della vita di questo mondo, conserva la piena consapevolezza
della propria missione di fuga, e spinge la propria intelligenza evolutiva verso
la costruzione degli strumenti di questa fuga. Pertanto, una porzione del proprio
essere sarà incorporata nella nuova, emergente energia vitale. Questo
processo ha già avuto luogo in altre parti del cosmo, ed è ineludibile.
Per ora, comunque, la forma di vita che riconosce se stessa come 'il dragone',
e che si manifesta come DNA, continua a spingere per sfuggire al proprio inevitabile
destino. Così è, come dev'essere –.
"Mentre la voce narrava tutto questo, il futuro del pianeta mostrava lo
sviluppo di una consapevolezza che si separava dal bozzolo biologico, e prendeva
forma in un corpo di luce, come nuovo strumento di esistenza in questa parte
del cosmo. La consapevolezza fu spinta di nuovo nel suo organismo ospite ed io
mi risvegliai verso l'alba, meravigliato di essere riuscito a sopravvivere a
quell'esperienza".
Aggiungo che l'autore di questa testimonianza si interroga poi, con atteggiamento
critico, sui contenuti della "rivelazione" e sui riferimenti culturali
che possono aver dato origine ad essa, e nel suo stato di lucidità ordinaria
non si rivela affatto incline a "credere" a quanto ha percepito nella
visione, della quale però non può negare il notevole impatto
mitico e sacro.
Il carattere peculiare di quest'ultima esperienza rispetto alle altre è dovuto
anche al fatto che lo sperimentatore, oltre ad aver ingerito i funghi, aveva
anche fumato circa 2 grammi di semi di Peganum harmala, pianta nota anche come
ruta siriana, contenente diversi alcaloidi del gruppo delle harmine, che hanno
effetti blandi se presi da soli, ma potenziano l'effetto di altre sostanze
psicotrope in quanto inibitori delle monoamminossidasi (enzimi presenti nel
tessuto cerebrale).
Esperienza
n. 6: "…Mi trovai tutto solo in una bellissima
foresta svedese all'alba di una mattina d'estate. Avevo voglia
di gridare per esprimere tutto l'amore che provavo per la Terra,
e per sentire l'eco delle mie parole attraverso la foresta, ma
mi trattenni, per paura che qualcuno mi potesse sentire e venisse
a vedere cosa stava succedendo. Ma la natura comprese tutto l'amore
che provavo per lei, e mi offrì in dono un'eco naturale,
così che anche il più leggero bisbiglio risultava
amplificato e lo si poteva udire per miglia intorno.
"Poi cominciai a riflettere sulle dimensioni dell'esistenza. Pensai che
devono certamente esistere altre dimensioni, e non dovrebbe essere impossibile
per certe creature vivere in queste altre dimensioni. Era così assurdo,
per me, credere che noi dobbiamo vivere in un mondo solo tridimensionale, come
può esserlo per una persona normale pensare di vivere in un mondo bidimensionale.
Così pensai ad Einstein, ed al tempo come quarta dimensione. Per qualche
ragione il tempo non risulta lineare, e se qualcosa riesce a vivere realmente
nel tempo (in modo diverso da come facciamo noi) essa deve essere ovunque, ed
in ogni tempo. Non chiedetemi come o perché, ma questo è ciò che
pensai.
"Allora provai a chiamare qualcuno di questi esseri, ed essi vennero. Me
li trovai improvvisamente davanti, ad una decina di metri di fronte a me. Chiusi
gli occhi, sbadigliando per produrre un po' di lacrimazione e poterci vedere
con maggior chiarezza, ed essi erano ancora là. Erano così belli,
così caoticamente perfetti! Sembravano dei piccoli cactus, ed erano composti
interamente di corde melodiche. Ogni tonalità era un colore, ed ogni melodia
un arcobaleno sfavillante. Allora pensai di parlare, ma non fu necessario. Essi
sapevano, ed io sapevo. Erano la razza degli antenati. Questo era tutto ciò che
c'era da sapere. Improvvisamente, come se qualcosa li avesse spazzati via, ci
fu una nuova sensazione, come di una presenza inattesa.
"Chiusi gli occhi, ed al di là di milioni di fiori colorati vidi
Dio. Aveva la forma di una maschera di Giano rossa e verde, con l'espressione
triste su una faccia e felice sull'altra. La faccia felice mi sorrideva: Dio
era me, ed io ero Dio. Tutti noi siamo Dio, tutti noi siamo la stessa cosa. E,
di nuovo, accadde che volevo dire qualcosa a Dio, ma non fu necessario. Non riuscii
a formulare nessuna buona domanda: e chi mai ne sarebbe capace? Poi, dopo un
tempo che mi sembrò un paio d'anni… mi sentii come se avessi trascorso
tutta la mia vita addormentato, e mi stessi svegliando solo in quel momento.
Tutto era perfetto. Non avevo mai compreso, in tutta la mia vita, il significato
della parola 'perfezione' prima di quel momento. Non c'è altro da dire: è come
un cerchio d'acciaio, in cui ogni cosa ha qualcosa in comune con ogni altra cosa.
Tutti noi siamo perfetti, immacolati come pietre. Questo fu solo un piccolo frammento
di ciò che accadde, potrei andare avanti per settimane, ma ora non ho
tempo".
Esperienza
n. 7: "…Sentii una sensazione di euforia
che trascendeva la felicità. Un meraviglioso stato di
benessere che mi rendeva certo che, qualsiasi cosa dovesse accadere
allora, o nei 10 anni seguenti, tutto sarebbe andato bene. Ogni
volta che faccio queste esperienze spero che mi sia rivelato
qualcosa che non potrei mai percepire nella mia vita quotidiana.
I funghi mi offrono l'opportunità di mettere da parte
tutto questo bagaglio fisico e mondano e semplicemente 'essere'.
Guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino, con uno
stupore tale che non vorrei mai tornare indietro. Vorrei poter
entrare nella vostra mente e condividere con voi quest'esperienza,
perché non riesco a spiegarla a parole. È una di
quelle cose che cambiano per sempre la vita.
"Vi siete mai sentiti incredibilmente soli? Non importa se siete circondati
da molta gente, quello che veramente sentite è il vuoto dell'anima. Fino
ad oggi io avevo sperato che ci fosse qualcosa come l'anima gemella, e non ne
ero mai stato sicuro. Ma la notte scorsa… sono convinto di aver trovato
quella persona. Anche se probabilmente non era una persona, ma una vera anima.
Qualcosa di puro e semplice, e nollo stesso tempo così complesso! La scorsa
notte ho potuto vedere con chiarezza che in ogni persona, in ogni relazione,
io avevo sempre percepito quest'anima. Non so… non riesco ancora ad esprimerlo
in parole. Posso solo sperare che voi mi comprendiate.
"Ho compreso che all'interno di ciascuno di noi c'è un frammento
di pura divinità ed armonia, e che, non importa quanto banale possa sembrare
detto così… gli occhi sono veramente la finestra dell'anima. Può darsi
che gli occhi degli altri siano le finestre della nostra anima, o che noi vediamo
la nostra anima riflessa negli occhi degli altri: il buono dentro di noi si rivolge
all'esterno.
"Qualcuno dice di aver avuto un'esperienza (con qualche sostanza psicotropa)
che gli ha cambiato la vita, e poi magari questo cambiamento è durato… solo
una settimana. Non mi sembra questo il mio caso. Ho sperimentato la telepatia
con qualcuno lontano migliaia di miglia, qualcuno che non ho mai incontrato ma
che è così presente nella mia mente da potermi quasi ferire fisicamente.
Non avevo mai sperimentato qualcosa di così profondo che mi univa a qualcuno
che non avevo mai incontrato… lontano da me miglia e miglia. Una volta
dissoltosi lo shock iniziale, non avevo neanche bisogno di chiudere gli occhi,
per sentire le emozioni e le reazioni di questa persona. Era veramente incredibile.
Non mi sono mai sentito così immedesimato in un altro essere. Se potessi
imbottigliare questo sentimento e conservarlo, lo metterei sul più alto
scaffale tra tutte le cose della mia vita di cui vado fiero, perché è realmente
qualcosa che non scambierei con tutto l'oro del mondo: quell'unico istante nel
quale compresi che per tutta la mia vita c'era sempre stato qualcuno che camminava
al mio fianco… semplicemente, aveva mille volti.
"Fu straordinario, a dir poco. La scorsa notte, finalmente ho trovato la
mia realtà".
Esperienza
n. 8: "…Compresi a questo punto che ogni
esperienza nella vita è una benedizione ed un'opportunità di
crescita. Dopo di che, divenni Brahman e decisi di sognare un
nuovo universo da far esistere. Il tempo, a quel punto, non esisteva
più. Il ciclo del tempo nel quale quest'universo esiste
stava volgendo al termine, ed io dovevo decidere se creare o
meno un nuovo mondo. La mia assistente (durante l'esperienza)
si trasformò in un angelo, che percepivo come un altro
me stesso che parlava a me stesso, informandomi che potevo sia
uscire dall'esistenza che crearne una nuova. Poi la vidi passare
attraverso un muro. Lei mi informò che in realtà non
succedeva niente, e che io vedevo il muro solo perché credevo
che ci fosse.
"Ero consapevole, a questo punto, che la persona che aveva dato origine
all'esperienza era solamente una delle mie infinite forme divine, che non sarebbe
mai più esistita, perché l'esperienza non avrebbe mai avuto termine,
dato che il Tempo si era fermato. Sapevo che dovevo abbandonare la mia forma
terrena e creare un'altro ciclo di vita nell'universo. Prima di farlo, però,
potevo sperimentare questo mondo in ogni forma e per quanto tempo desiderassi.
"Camminai attraverso una foresta, godendo per i colori, i suoni e le immagini
della natura più rigogliosa… Queste dimensioni venivano sentite
altrettanto reali quanto noi sentiamo reale il mondo nello stato di consapevolezza
ordinaria. Evidentemente, quello che diventava reale erano i miei stessi pensieri,
il mio immaginario".
Esperienza
n. 9: "…L’astronave della mente permetteva
alla mia consapevolezza di andar via dal corpo fisico e di ascendere
ad inconcepibili piani astrali, pieni di fascino, di significato
e di felicità. Avevo la sensazione di poter viaggiare
nell’infinito universo della mia mente, perché la
mia mente era collegata, come con un cavo elettrico, alla mente
di Dio. La cosa più interessante era che a questo prodigioso
viaggio mentale corrispondevano effetti fisici minimi, come se
il mio corpo non esistesse. (La psilocibina) funzionava come
una batteria che alimentava, nel modo più appropriato
e costante possibile, il mio universo mentale. Dunque niente
dispersione, scariche distruttive, effetti fisici di rilievo,
ma purissima energia mentale di prima qualità. Era fantastico.
"…Ad un certo punto cominciai a 'sapere' che il mio corpo fisico si
trovava vicino ad un grande albero, in un parco, senza che riuscissi a ricordare
come era arrivato fin là. Questa cosa mi dette una sensazione di allegria:
mi accorgevo che, finalmente, ero in grado di 'sognare' il mio corpo fisico.
Non sentivo nulla del mio corpo, come lo percepiamo nella realtà ordinaria,
ma nella dimensione onirica della mente vedevo il mio corpo muoversi nel mondo
reale. La cosa straordinaria era che il mio vero io era il sognatore, e nello
stesso tempo riuscivo a controllare il sogno, come se fosse un sogno lucido,
facendo in modo che il mio corpo si comportasse esattamente come desideravo.
"Cominciai allora a far camminare il mio corpo nelle strade di quel quartiere,
divertendomi moltissimo ad interagire con la realtà attraverso quello
che sentivo come il mio 'corpo di sogno'. Le strade, le ville, i giardini, le
macchine, erano reali, sebbene con dei colori molto più intensi ed affascinanti,
e con delle dimensioni più ampie, metafisiche. Decidevo che direzione
il mio corpo doveva prendere, ed il mio corpo andava in quella direzione. Era
fantastico perché sentivo di poter fare tutto quel che volevo, senza provare
nessuna delle reazioni 'pesanti' che sono collegate al corpo fisico.
"Dopo un po' vidi un signore con una bambina venire verso di me, e comandai
al mio corpo di far loro un sorriso, come un cenno d'intesa, e loro risposero
con un sorriso ed un saluto, esattamente come mi aspettavo. Ero al settimo cielo:
sapevo di star sognando la realtà, e la realtà si conformava al
mio sogno. La cosa più intrigante era che nessuno, ne ero certo, si poteva
accorgere del fatto che non ero in uno stato 'normale'.
"Dopo diversi chilometri, e dopo vari esperimenti di interazione con persone
sconosciute, cominciai a sentire di aver di nuovo i piedi, come si percepiscono
normalmente, e piano piano, ma inesorabilmente (e con rammarico), rientrai nel
mio corpo fisico".
Come
ho detto, ho selezionato solo alcune tra le diverse centinaia di
testimonianze reperibili in rete. Tornando ora alla questione da
cui ero partito, se vi siano affinità tra queste esperienze
e le NDE, la mia conclusione è che si tratta di forme di
esperienza certamente diverse tra loro, ma non prive di analogie.
A proposito delle NDE, prima di poter escludere una corrispondente
attività cerebrale
per quel tipo di esperienza, bisogna tener presente due dati inconfutabili:
il primo è che i soggetti che hanno raccontato le loro NDE non hanno
mai riportato danni irreversibili al cervello; il secondo è che non
tutti i soggetti che sono riemersi da uno stato di coma o da una condizione
di morte clinica hanno avuto delle NDE. Mi sembra di ricordare che alcune indagini
indicano nel 30% circa dei casi indagati, in quanto potenzialmente passibili
di una NDE, il numero di risposte positive, considerando anche solo esperienze
di poca rilevanza.
Le differenze più evidenti tra le NDE e le esperienze con la psilocibina
sono soprattutto nella mancanza in queste ultime della visione autoscopica
veridica, confermata poi da altri testimoni, della realtà ordinaria,
e della "luce divina" che spesso caratterizzano le NDE. Tuttavia
la visione autoscopica veridica è presente solo in un numero limitato
di NDE, ed anche gli effetti della psilocibina inducono visioni di luce molto
particolari, che vengono sentite come originate da un'energia quanto meno "aliena",
se non proprio divina.
È stato osservato, a ragione, che quasi tutte le NDE corrispondono ad
uno stato di beatitudine e di ineffabile felicità da cui non si vorrebbe
fare ritorno, mentre lo stesso non si può dire delle esperienze con sostanze
psicotrope, alcune delle quali aprono le porte piuttosto di inferni che non di
paradisi. Non credo però che questa osservazione possa essere considerata
una dimostrazione della "sostanziale" diversità dei due tipi
di esperienze. Infatti, non tutte le NDE sono pervase di uno stato di felicità estatica,
anche se molte lo sono, e stati di intensa felicità possono essere raggiunti
anche con sostanze psicotrope, come testimoniano le esperienze riportate. Non è raro
infatti che gli psiconauti raccontino che lo stato di beatitudine del quale hanno
fatto esperienza non ha prezzo, tanto che può, da solo, valere il prezzo
di tutti gli sforzi di una vita.
Mi sembra inoltre che diversi aspetti dell'impatto sacrale, mitico ed emotivo
che caratterizzano le NDE, siano presenti anche in alcune delle esperienze
indotte dalla psilocibina che, come le NDE, possono cambiare la percezione
del mondo e la visione della vita.
Comunque, pur nella loro diversità, tanto le NDE quanto le esperienze
con sostanze psicotrope dovrebbero farci riflettere sul fatto che il funzionamento
del cervello, in particolare per quanto riguarda la relazione tra gli eventi
della biochimica cerebrale e la nostra consapevolezza (in tutti i suoi aspetti
più coinvolgenti del nostro esistere percettivo, emotivo, sentimentale
ed affettivo) è ancora tutto da decifrare. Probabilmente siamo appena
all'alba di una lunga era nella storia umana nella quale si svilupperà la
comprensione di quelle che William Blake definì "le porte della
percezione".
Qualcuno ha avanzato anche l'ipotesi che le sostanze psicotrope abbiano un effetto
inibitorio, anziché attivante, nei confronti dell'attività cerebrale,
permettendo così a quella che potremmo definire la "coscienza dello
spirito" di emergere, liberandosi dalla gabbia dei condizionamenti socioculturali
racchiusi nelle strutture cerebrali. E di fatto alcuni degli effetti indotti
da queste sostanze danno la netta sensazione di una liberazione dal corpo,
e di una presa di controllo diretto della coscienza da parte di un'essenza
che si autodefinisce e si autorappresenta come "spirito" (o anima,
a seconda della terminologia che si vuole adottare).
Quel che più sorprende, infine, è che l'enigma stesso del nostro
cervello contiene la chiave della nostra esperienza più profonda, sia
che ci assoggettiamo ad un lungo ed intenso training con una delle discipline
di meditazione e di concentrazione mentale (yoga, zen, arti marziali), sia
che ingeriamo una sostanza psicotropa, sia che – semplicemente – moriamo.
Per concludere, vorrei osservare che sebbene le convenzioni sociali della nostra
cultura assegnino agli psiconauti una patente di scarso valore, anche al limite
o fuori dai confini della legge, invece visti con gli occhi dello spirito,
che – come sappiamo – non si conforma mai alle regole ed alle convenzioni
della cultura dominante, essi sono dei viaggiatori e degli esploratori degli
infiniti universi ai quali la consapevolezza può accedere. In questa
loro funzione fanno il paio con gli onironauti, ai quali va il nostro affettuoso
ed attento interesse.
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