la coscienza tra mondo fisico e dimensioni diverse |
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Sapete cos'è un nanometro? Un milionesimo di millimetro. Si prende un millimetro e lo si divide in mille parti, poi si prende una di queste parti e la si divide per mille… Per la nostra percezione è qualcosa di praticamente inesistente, ma nell'ambito del mondo fisico è una dimensione come un'altra. Bene, è iniziando da questa dimensione che sono state scritte, a partire da quasi quattro miliardi di anni fa, le frasi della storia che ha portato allo sviluppo del nostro corpo e del nostro cervello qui, su questo pianeta, nella dimensione dell'universo fisico. Questa storia è tutta incisa nel corpo di ciascuno di noi, non come memoria storica, accessibile alla nostra coscienza, ma come istruzione informatica, indispensabile nella sua estrema complessità per sviluppare e mantenere l'organizzazione di questo strumento vivente mediante il quale la coscienza fa esperienza di quella particolare sintonia dell'esistenza che è la nostra vita umana. Uno strumento, il corpo, che a causa dei limiti delle nostre facoltà percettive e dell'assenza di integrazione nella coscienza di tutte le funzioni inconsce, ci può perfino apparire come un'entità aliena. Per secoli gli esseri umani hanno dissertato disinvoltamente di corpo e di anima, senza sapere niente di affidabile né dell'uno né dell'altra. Grazie alla scienza, oggi almeno sappiamo qualcosa del corpo, e quel che sappiamo basta e avanza per farci restare a bocca aperta. La complessità del corpo riguarda certamente tanto gli esseri umani quanto gli animali ed i vegetali. Non c'è differenza, sotto questo aspetto, tra un uomo ed un gatto. Cercheremo tra poco di individuare le caratteristiche che distinguono gli esseri umani dagli animali, ma adesso mettiamo a fuoco la nostra attenzione sul modo in cui una qualità essenziale, che definiamo "informazione", viene trasmessa ed incorporata negli organismi viventi di questo pianeta. Torniamo al nostro nanometro. È a questo livello che troviamo piccole molecole composte da poche decine di atomi, come ad esempio gli ormoni, che circolano facilmente nel nostro organismo e trasportano messaggi chimici, cioè informazione. Ma cos'è l'informazione? È l'essenza stessa della vita, dalle forme più semplici alle più complesse. L'informazione è quella risorsa, che io non ho nessuna difficoltà a definire creativa, per cui uno stato fisico si trasforma in un altro stato fisico diverso e più complesso in base ad una regola codificata. L'informazione presenta due aspetti fondamentali: il primo riguarda l'elaborazione e l'esecuzione di istruzioni, ed è rappresentato da quella serie di norme per cui al variare di un insieme di condizioni ambientali, un sistema passa da uno stato ad un altro. Detto così sembra una cosa complicata, ma possiamo chiarirlo con un esempio molto semplice. Davanti alla casa in cui abito ci sono dei lampioni che si accendono quando l'intensità luminosa esterna scende al di sotto di un determinato valore e si spengono quando l'intensità luminosa supera di nuovo quel valore. I lampioni di norma si accendono alla sera e si spengono al mattino, ma possono anche accendersi durante una giornata particolarmente buia. Sono collegati ad un servomeccanismo molto semplice, con un sensore, un'alimentazione che fornisce energia ed un interruttore che apre e chiude il circuito elettrico collegato ai lampioni. L'informazione rappresentata dall'intensità luminosa, cioè dalle condizioni ambientali, determina lo stato del sistema: interruttore acceso o spento. Osserviamo che in questo caso il funzionamento del servomeccanismo è del tutto automatico, ma lo strumento è stato messo a punto da un'intelligenza esterna che ha progettato il sistema in relazione alle condizioni ambientali, alle prestazioni dei sottosistemi ed alla funzione per la quale il sistema deve servire (cibernetica). L'altro aspetto riguarda la codifica e la trasmissione dell'informazione: l'informazione è sempre contenuta, memorizzata o trasmessa dalle variazioni di uno stato fisico, da un supporto che la rappresenta secondo un codice. L'informazione non è il supporto, ma viene influenzata dai limiti fisici del supporto. Inoltre l'informazione viene correttamente trasmessa solo se il trasmittente ed il ricevente condividono lo stesso codice. Per esempio, mentre io parlo con voi l'informazione contenuta nelle mie parole si trasmette attraverso la propagazione delle onde sonore nell'aria, oppure mediante il microfono, le modulazioni della corrente elettrica, gli amplificatori e gli altoparlanti: tutti supporti fisici che non costituiscono tuttavia l'informazione, rappresentata dalle parole che dico. Inoltre voi potete decodificare l'informazione solo se condividete con me il codice della lingua in cui parlo. Se parlassi in cinese la trasmissione dell'informazione sarebbe limitata a coloro che conoscono il cinese, oppure se usassi la parola "burro" la decodifica di un italiano gli farebbe venire in mente quella cosa che si spalma sul pane a colazione, mentre gli spagnoli penserebbero ad un somaro. Dunque l'informazione è un'entità extra-fisica, non interpretabile in termini di massa-energia, ma pur sempre sottoposta alle leggi della fisica in quanto contenuta e trasferita tramite un supporto fisico. L'informazione può essere creata e distrutta, e richiede sempre energia per essere trasmessa o utilizzata. Vediamo ora come utilizzare questi brevi cenni sull'informazione per interpretare le trasformazioni che portarono alla comparsa degli organismi viventi sul nostro pianeta. Farò il possibile per non utilizzare il termine "materia" – così spesso ed a sproposito contrapposto allo spirito – per descrivere ciò che costituisce gli organismi del mondo fisico. Materia è un termine impreciso che viene applicato alla realtà che ci circonda a causa dei limiti e delle imperfezioni dei nostri strumenti sensoriali e percettivi. Quello che esiste nel mondo fisico sono le sostanze che si presentano in un certo stato (solido, liquido, gas). Le sostanze sono formate da molecole, a loro volta costituite da atomi legati tra loro, e gli atomi sono energia organizzata secondo certe leggi. Caso mai il concetto fisico che più si avvicina alla materia è la massa. Ma un organismo vivente non è certo il risultato di una mescolanza accidentale delle sostanze che lo compongono. Il fatto che il mio corpo sia costituito da tanti chili di idrogeno, di ossigeno, di carbonio, di azoto, di calcio, ecc., con una manciata di fosforo, di potassio e di magnesio ed un pizzico di ferro e di iodio e di altri ingredienti non significa che le giuste dosi di tutte queste sostanze bastino a fare il mio organismo: ci vuole anche una quantità enorme di informazione che è stata elaborata ed inserita negli esseri viventi durante quei quattro miliardi di anni di evoluzione. Se paragoniamo gli atomi alle lettere di un alfabeto e le molecole delle sostanze di cui siamo composti alle tante parole formate con quelle lettere, è possibile avere un'idea del senso di tutta la storia solo mediante l'informazione contenuta in tutti i paragrafi del romanzo, a partire dal suo inizio. Quello che ci mostrano i fotogrammi di questa storia, vista come se fosse un film che inizia quattro miliardi di anni fa e continua fino ai nostri giorni, è un'evoluzione nella quale ogni fotogramma mette in evidenza l'esistenza di sistemi più complessi rispetto a quelli presenti nei fotogrammi precedenti: sistemi, cioè, che implicano una maggiore quantità di informazione inserita ed operante al loro interno. L'idea che abbiamo su come sia iniziato questo processo è più o meno questa: in un determinato ambiente si sono verificate in un certo periodo le condizioni energetiche affinché certe sostanze – costituite da molecole semplici – si legassero tra loro per formare molecole più complesse. Ognuna di queste nuove molecole, che prima non esisteva e da quel momento in poi ha cominciato ad esistere, rappresenta una nuova sostanza, una nuova parola della nostra storia, e dunque un sistema che contiene al suo interno nuovi elementi di informazione. Ma nel loro complesso tutte queste nuove molecole hanno contribuito anche ad un mutamento ambientale che ha permesso all'informazione di avanzare al livello successivo: si sono prodotte così molecole ancor più complesse, contenenti al loro interno tutta l'informazione dei livelli precedenti, che hanno modificato ulteriormente l'ambiente. E via di questo passo. Un esempio eclatante di questo processo lo possiamo vedere nella comparsa dell'ossigeno nell'atmosfera del pianeta. Oggi né gli esseri umani né la maggior parte degli animali possono vivere senza ossigeno ma fino a circa due miliardi di anni fa non c'era ossigeno nell'atmosfera. Furono le alghe unicellulari cianofite presenti in enormi quantità nelle acque del pianeta a produrre ossigeno come sostanza residua della funzione clorofilliana, ed in seguito l'ossigeno venne utilizzato nell'evoluzione degli animali per la produzione di energia. Proprio la progressiva complessità degli organismi viventi considerati come sistemi nei quali è incorporata una quantità di informazione sempre maggiore ci induce a chiederci da dove abbia origine quest'informazione. Non ha importanza qui il nome che vogliamo dare al processo, dato che il nome è solo un'etichetta che mettiamo sul barattolo: quello che ci interessa veramente è conoscere il contenuto del barattolo. Come etichetta può essere usata la parola creazione, o natura, o evoluzione, o caso, a seconda dei gusti di ognuno. Ma a noi interessa comprendere il modo in cui l'informazione viene trasferita all'interno del mondo fisico, in particolare per quanto riguarda l'evoluzione della vita sul nostro pianeta, fino al livello degli esseri umani. Abbiamo visto che la trasmissione dell'informazione è determinata dalle condizioni ambientali, e che l'informazione è trasferita all'interno di un sistema chiuso, ma sempre immerso in quelle condizioni ambientali. Questo vale dai più semplici precursori degli organismi unicellulari al nostro corpo. Il corpo di ciascuno di noi è un sistema chiuso circondato da un ambiente con il quale interagisce continuamente, ed è evidente che la vita del nostro corpo dipende dalle condizioni ambientali. Inoltre possiamo osservare che la trasmissione dell'informazione nel mondo fisico ha richiesto tempo ed energia: non per niente c'è voluto più di un miliardo di anni per mettere a punto i primi organismi unicellulari procarioti, mentre le cellule dotate di nucleo fecero la loro comparsa 1.400 milioni di anni fa e gli esseri pluricellulari solo 600 milioni di anni fa. Ogni graduale evoluzione di questo trasferimento di informazione all'interno di sistemi molecolari di complessità sempre maggiore ha comportato nuove interazioni tra le diverse molecole contenute nel sistema, e nuove possibilità di interscambio tra il sistema e l'ambiente circostante. L'informazione presente nel sistema determina un potenziale di sviluppo, ma le condizioni ambientali, che hanno un carattere variabile, aleatorio, possono favorire o bloccare tale sviluppo, oppure limitarne alcuni aspetti. Facciamo un semplice esempio: anche se il seme di una pianta contiene al suo interno tutta l'informazione necessaria per lo sviluppo della pianta, un seme trasportato dal vento potrà andare a finire in un luogo nel quale le condizioni ambientali (umidità, temperatura, terreno) favoriscono la sua germinazione (anche se magari arriva un uccellino che se lo mangia o una formichina che se lo porta a casa), oppure in un altro luogo nel quale la germinazione è impedita. Se allora consideriamo il seme come un individuo, un sistema chiuso, vediamo che gran parte dell'informazione che determina il suo sviluppo è incorporata al suo interno, ma un'altra parte, di carattere più variabile ed aleatorio, è determinata dalle condizioni ambientali in cui il seme si viene a trovare. E questo vale anche per tutto lo sviluppo successivo della pianta. Per quanto riguarda l'origine dell'informazione, possiamo ipotizzare l'esistenza di un'intelligenza esterna alla dimensione fisica e dotata del potere di trasmettere progressivamente informazione all'interno dell'universo fisico. Oppure possiamo considerare tutta l'informazione come già presente nell'universo, allo stato potenziale, fin dai primi attimi della sua esistenza (il big bang): una potenzialità esistente al di fuori del tempo, ma che si trasferisce nel mondo fisico col trascorrere del tempo. In entrambi i casi l'informazione è la quintessenza della creatività, l'indispensabile presupposto per l'esistenza di ciò che prima non esisteva. Facciamo ora un salto, trascurando tutte le tappe dell'evoluzione che vanno dal perfezionamento dei primi organismi unicellulari fino alle cellule eucariote ed al successivo sviluppo degli animali pluricellulari e delle piante superiori, per fermare la nostra attenzione sulla graduale comparsa di una nuova funzione che determina un importante cambiamento nella trasmissione e nella decodifica dell'informazione. Se consideriamo l'organismo di un animale, per esempio di un pesce, ci accorgiamo che al suo interno è presente un'enorme quantità di informazione, che si estrinseca essenzialmente come insieme di istruzioni che vengono eseguite con adeguata precisione in relazione agli stimoli ambientali. Il pesce ci si presenta come creatura cibernetica dotata di organi sensori perfezionati, di sistemi ed apparati in grado di determinare le interazioni con l'ambiente, tra cui un sistema nervoso, un vero e proprio computer a reti neurali, che elabora le informazioni ricevute dall'ambiente e determina il comportamento dell'animale. Tuttavia, mentre possiamo dire senz'altro che il pesce vede, in quanto i segnali acquisiti dallo strumento del suo occhio vengono trasmessi al suo sistema nervoso e da questo elaborati, non abbiamo elementi sufficienti per poter affermare che il pesce "sa" di vedere, per dire cioè che al pesce può essere associata una forma di conoscenza e quindi di autocoscienza. Per quel che ne sappiamo, il pesce potrebbe essere una sistema organizzato in grado di funzionare in relazione agli stimoli dell'ambiente in cui vive mediante un sistema di controllo computerizzato: un automa, insomma, senz'altro più complesso di quelli che l'attuale tecnologia umana è in grado di costruire, ma pur sempre un automa. D'altra parte dobbiamo comunque ricordare quello che abbiamo già osservato per il servomeccanismo di accensione dei lampioni, e cioè che per il funzionamento degli organismi cibernetici è necessario che l'informazione sia trasmessa al sistema mediante un programma predisposto da un'intelligenza esterna capace di metterlo a punto in funzione di uno scopo. Una volta che il programma sia stato incorporato nell'organismo, non è necessaria alcuna forma di consapevolezza da parte dell'automa, né vi è necessità di elaborazione cosciente dell'informazione. D'altra parte noi, in quanto esseri umani, "sappiamo" di vedere, "sappiamo" di pensare, di ricordare, di vivere, e sappiamo che la nostra vita avrà un termine: siamo, cioè, esseri coscienti. Nello stesso tempo il funzionamento del nostro corpo è altrettanto inconscio quanto quello del corpo di un pesce o di un gatto. Noi non sappiamo per conoscenza diretta come e perché il nostro cervello vede qualcosa: le informazioni che abbiamo in merito sono state acquisite indirettamente e laboriosamente mediante studi ed indagini dai team di cervelli che poi le hanno diffuse. Però se io guardo la luna sono cosciente del fatto che il mio occhio ed il mio cervello stanno guardando la luna. Ho anche un pensiero al riguardo, tanto è vero che posso utilizzare un codice per indicare sia l'oggetto che sto osservando (mediante la parola "luna") sia quello che sto facendo (con la frase "sto osservando la luna"). Posso anche memorizzare coscientemente quest'azione, richiamarla attraverso il codice ("ricordo che stanotte ho osservato la luna"), rivivere, fino ad un certo livello, le sensazioni e le emozioni associate a quel ricordo, e trasmettere ad un altro essere umano, che condivida con me lo stesso codice di linguaggio, informazioni relative a questo evento ed agli effetti che ha prodotto su di me ("stanotte ho osservato la luna e ne sono rimasto incantato"). Come vedete, io attribuisco alla coscienza una gamma molto ampia di funzioni e di effetti. È in virtù della coscienza che tutte le funzioni dell'intelletto, del sentimento e della memoria si integrano in quel processo unitario ed individuale che è la vita di ciascun essere umano. La coscienza non elimina il nostro funzionamento animale, né può intervenire direttamente nella complessità dei meccanismi che lo regolano, ma è in grado di acquisire e di elaborare l'informazione in un modo decisamente innovativo rispetto al livello dell'animale inconsapevole. Naturalmente, tra il pesce e l'essere umano vi è una gradualità di trasformazioni sulle quali in questa sede non possiamo soffermarci, ed è non solo possibile ma anche plausibile che forme elementari o anche evolute di coscienza siano presenti in diversi animali, soprattutto in quelli col cervello più sviluppato, come i primati superiori o i delfini. Ma le caratteristiche della coscienza che più ci interessano sono quelle alle quali possiamo attribuire una valenza conoscitiva, in relazione alla trasmissione ed all'elaborazione dell'informazione, di livello qualitativamente superiore rispetto a quella presente nel mondo animale. Mediante la coscienza gli esseri umani sono in grado di elaborare in modo creativo le informazioni acquisite dall'ambiente esterno, possono mettere a punto e scambiarsi codici che rendono possibile la trasmissione dell'informazione (il linguaggio parlato e scritto), e coloro che riescono ad elaborare le informazioni ad un livello più evoluto possono utilizzare questi codici per trasmettere ai loro simili e diffondere nuovi sistemi di informazione, che diventano la base per ulteriori evoluzioni. Tutto questo si traduce in una qualità creativa gestita mediante la coscienza che diventa particolarmente evidente all'interno delle società complesse, nelle quali gruppi di esseri umani possono interagire scambiandosi informazione e collaborando nella progressiva elaborazione delle informazioni acquisite. Così l'umanità ha raggiunto, nel bene e nel male, un potere di conoscenza e di trasformazione del mondo che non è riscontrabile in nessun'altra specie animale. Proprio l'enorme quantità di informazioni derivate dal mondo fisico di cui la coscienza umana oggi dispone getta nuova luce sul significato della nostra esistenza, pur considerando che non esiste una coscienza umana, ma miliardi di coscienze individuali, più o meno tante quanti sono gli esseri umani viventi, interagenti tra loro tramite continui scambi di segnali e di informazioni che ai nostri giorni, con i supporti tecnologici di cui disponiamo, avvengono a ritmi sempre più intensi. Per quanto riguarda i dati e le informazioni provenienti dal mondo fisico, la coscienza umana si presenta sempre di più come la destinataria di un'informazione che in parte è già stata decodificata. Quando si usano espressioni come "la natura ci svela i suoi segreti" oppure "la scienza riesce a carpire un altro segreto della natura" si intende dire proprio questo: l'informazione infatti è presente da sempre nel mondo fisico, o quanto meno da milioni di anni, ma la coscienza degli esseri umani non ha avuto la possibilità di accedere a tale informazione. Solo di recente si è potuto aprire un canale che consente il trasferimento nella nostra coscienza di informazioni relative al mondo fisico, mentre sembra che la complessità della struttura del cervello umano non sia mutata da 40.000 anni a questa parte. Quello che è cambiato in epoca recente non sono dunque i cervelli, ma la quantità e la qualità delle informazioni che i cervelli si scambiano, dopo averle elaborate. Non posso qui affrontare il problema se la coscienza sia un prodotto dell'attività del cervello oppure se possa essere considerata un'entità a sé stante, perché penso che manchino gli elementi conoscitivi per dare una risposta soddisfacente e definitiva alla questione. Da un lato non dobbiamo mai sottovalutare l'importanza e la potenza del cervello nell'elaborazione di tutti i prodotti dell'attività mentale. Nella sola neocorteccia di ciascuno dei nostri cervelli sono presenti 2 milioni di chilometri di fibre nervose (più di cinque volte la distanza tra la Terra e la luna), che non stanno certo lì per bellezza. Questo significa che in ogni millimetro cubo di materia grigia ci sono 4 chilometri di cavi in grado di trasmettere segnali modulati. Senz'altro tutto quello che perviene alla nostra coscienza deve essere considerato, di norma, come un prodotto dell'elaborazione del nostro cervello. Ma d'altra parte non vi sono elementi per affermare con certezza che la coscienza in sé sia un prodotto dell'attività del cervello, anche se alcuni ricercatori sostengono che alcune aree della neocorteccia, come il lobo parietale inferiore, debbano avere un ruolo di rilievo nell'elaborazione di tutta l'attività cosciente. Quello che di solito viene presentato come argomento probante della dipendenza della coscienza dall'attività cerebrale è il fatto che la coscienza viene meno se si interviene mediante sostanze chimiche su determinate aree del cervello, oppure quando tali aree smettono di funzionare per un trauma o per altre cause naturali. Nel merito però potrei azzardare l'ipotesi che la coscienza si possa attivare solo in presenza di contenuti, cioè di informazioni che le pervengono mediante qualche strumento di trasmissione. Nella completa assenza di tali contenuti la coscienza potrebbe restare in uno stato di sospensione virtuale, priva anche di autoconsapevolezza, fin quando non fosse riattivata da altri contenuti. Nella dimensione fisica la coscienza è legata all'attività del cervello. Ce la possiamo rappresentare come un'entità chiusa in una stanza scura, dalla quale non può muoversi, che però ha davanti a sé un computer molto efficiente che le presenta continuamente immagini, suoni, segnali ed altri tipi di informazioni su un mondo che si trova fuori da quella stanza, un mondo col quale i sensori del computer sono collegati. Tutto ciò che quell'entità sa e può sapere, compreso ciò che riguarda se stessa, deriva dalle informazioni che ottiene attraverso il computer, anche se di quando in quando qualche raro segnale sembra avere un'origine diversa. Nel momento in cui il computer si spegne l'entità non ha più niente a cui fare riferimento, né un ricordo, né un pensiero, né un'emozione, perché ricordi, pensieri ed emozioni dipendono dalle informazioni e dai segnali prodotti dal computer funzionante. Essa resta dunque in uno stato di sospensione, di ibernazione, diciamo pure di incoscienza, fin quando eventualmente qualcosa dall'esterno non apre la porta della stanza facendo entrare una luce portatrice di nuovi e diversi segnali ed informazioni che la fanno, per così dire, rinascere. Quello che vorrei sottolineare, attraverso quest'esempio da prendere solo come ipotesi di lavoro tutta da dimostrare, è il carattere essenzialmente recettivo della coscienza, che per fare esperienza ha bisogno delle informazioni che le pervengono mediante lo strumento a cui si trova collegata. La natura dell'identità cosciente è determinata da una particolare storia di tali esperienze, storia che in questa particolare dimensione fisica legata al funzionamento del cervello viene riferita al trascorrere del tempo, ma che una volta scollegata la coscienza da questo computer potrebbe esser percepita con un significato del tutto diverso. È opportuno ricordare che tutto ciò di cui facciamo esperienza nella vita, gioie, dolori, emozioni, etc. è determinato dal funzionamento del cervello, uno strumento predisposto e messo a punto da poteri di cui non sappiamo assolutamente nulla, al di fuori delle informazioni pervenute alla nostra coscienza sempre mediante il cervello. Tali informazioni, nei secoli di storia dell'umanità e presso le diverse culture, hanno assunto le forme più varie e più bizzarre, tanto che se diamo un'occhiata retrospettiva a tutto il materiale prodotto dalla psiche umana siamo presi dalla forte tentazione di dubitare di ogni forma di conoscenza e di lasciar perdere, per mancanza di strumenti di conoscenza affidabili. Infatti l'informazione si può trasmettere correttamente dal soggetto che la detiene a quello a cui è destinata se il sistema di trasmissione funziona correttamente e se gli errori non superano un certo limite (tecnicamente si dice che il rapporto segnale/rumore non deve scendere al di sotto di una certa soglia). Inoltre i due soggetti devono condividere il codice. Nella dimensione fisica l'errore è spesso presente e la decodifica dell'informazione rappresenta un enigma. Il quadro tuttavia non è più così tragico per la coscienza da quando gli esseri umani sono riusciti a disporre di un metodo e di una tecnologia per verificare la correttezza dell'informazione almeno in relazione al mondo fisico. In questo consiste il valore della conoscenza scientifica, che per quanto ancora giovane e limitata a motivo della complessità di questo mondo, tuttavia ci offre dei vantaggi ed un potere reale – pur¬ con tutti i suoi limiti – per quanto riguarda le necessità della vita. Ci possiamo chiedere se, pur nel suo ruolo recettivo, la coscienza sia completamente passiva oppure possa avere anche una partecipazione attiva. Per tornare al nostro esempio dell'entità chiusa nella stanza del computer, ci chiediamo se il funzionamento di quest'ultimo è del tutto indipendente dalla coscienza, oppure se essa ha qualche possibilità di interagire con il sistema, influenzandone entro certi limiti il funzionamento. Io sono tentato da quest'ultima ipotesi: mi sembra che in qualche caso alla coscienza si possa associare una facoltà (io la chiamo "intento") che cerca di influenzare, quasi sempre senza successo, il funzionamento del cervello in relazione ad un orientamento che trascende la dimensione fisica. L'intento non ha niente a che vedere con la volontà, che mi sembra una caratteristica più o meno sviluppata legata al modo di funzionare del cervello. Per esempio la tensione insita nel bisogno di conoscenza, nella difesa dell'armonia e della giustizia in relazione agli errori presenti nella vita, e l'esigenza di trovare un significato nell'esperienza della nostra vita individuale, mi sembra possano essere considerate manifestazioni dell'intento. Comunque, al di là di queste considerazioni personali a carattere speculativo, mi sembra evidente che la maggior parte degli esseri umani vivono la propria vita in un'accettazione completa e passiva, anche se cosciente, dei segnali e delle informazioni derivanti dal funzionamento del cervello, segnali ed informazioni che dipendono, oltre che dall'efficienza dello strumento, dalle istruzioni e dagli stimoli ricevuti durante il suo sviluppo e dunque anche dai condizionamenti socioculturali, dalle interazioni con l'ambiente e con i propri simili, e in ultima analisi da tutti i programmi inseriti all'interno del sistema corpo-mente con cui viviamo in questa dimensione. Questi fattori non sono altro che variabili di un unico fenomeno di grandiose proporzioni, nel quale la nostra coscienza individuale si trova immersa, ma rispetto al quale ha un potere di controllo e di comprensione davvero limitato. Tutto ciò di cui la coscienza fa esperienza può essere considerato, in una forma o nell'altra, informazione, ma come sappiamo vi sono alcune esperienze come le NDE che non sembrano avere alcuna connessione col mondo fisico. Come interpretarle dal punto di vista dell'informazione? Anzitutto è necessario operare una netta distinzione tra la coscienza di colui o colei che accede direttamente all'esperienza e le coscienze di coloro ai quali l'esperienza viene trasferita come informazione attraverso gli scambi tra gli esseri umani, scritti o verbali che siano. Non c'è dubbio che in quest'ultimo caso l'informazione perviene alla coscienza attraverso la normale elaborazione da parte del cervello. Per quanto riguarda invece il destinatario diretto di questo tipo di informazione, colei o colui che ha l'esperienza, sorge la questione se essa sia in ogni caso un prodotto dell'attività del cervello oppure se si possa prendere ragionevolmente in considerazione l'ipotesi che in alcuni casi l'informazione pervenga alla coscienza con un sistema alternativo rispetto al cervello. È opportuno partire dalla constatazione che noi abbiamo molti esempi di esperienze di ogni genere nelle quali la coscienza riceve informazioni dal cervello, ma senza che quest'ultimo riceva segnali o stimoli dall'ambiente esterno. Basta partire dai sogni ordinari, per arrivare ai sogni lucidi, alle OBE, ed agli stati di consapevolezza alterata provocati dalle sostanze psicoattive, durante i quali l'informazione ricevuta dalla coscienza è a volte del tutto aliena rispetto a quella normalmente trasmessa dal cervello in circostanze ordinarie. In tutti questi casi, per quanto la coscienza possa avere la percezione di una realtà distinta e diversa da quella alla quale è abituata nello stato di veglia, il cervello è perfettamente integro e funzionante. Sono noti inoltre casi classificati come NDE, a mio avviso in modo improprio, nei quali alcuni dei fenomeni tipici delle NDE sono sperimentati da persone in eventuale pericolo di vita, ma il cui cervello non è assolutamente danneggiato, come ad esempio durante una caduta dall'alto, prima dell'impatto. In queste circostanze non vi sono elementi per poter sostenere che l'informazione pervenuta alla coscienza, per quanto strana ed anomala essa possa sembrare, non sia stata elaborata dal cervello. Non dobbiamo dimenticare che il cervello non è stato messo a punto da noi, ma da quei famosi quattro miliardi di anni di evoluzione e da tutto quello che c'è dietro e che noi non conosciamo, e che il funzionamento ordinario, normale, del cervello, quello a cui siamo abituati perché è quello che viene utilizzato giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno magari fino alla noia, non è altro che una delle molteplici sintonie potenziali di segnali che il cervello può elaborare, inviandoli alla nostra coscienza. Sotto questo aspetto si può sostenere che in questo mondo tutti gli inferni ed i paradisi sperimentabili sono trasmessi tramite il cervello. Vi sono tuttavia alcuni casi in cui le NDE hanno avuto luogo in condizioni nelle quali l'attività del cervello relativa alla trasmissione di segnali alla coscienza dovrebbe essere sensibilmente ridotta, ed in qualche caso del tutto assente. Anzi, direi che l'interesse e l'entusiasmo che si sono prodotti originariamente intorno al fenomeno delle NDE siano stati originati proprio dal presupposto, dato per scontato, che tali esperienze si producessero in stato di completa assenza di attività cerebrale, piuttosto che dal contenuto delle esperienze stesse. Tanto è vero che anche i ricercatori si sono lasciati andare di buon grado ad un'interpretazione del fenomeno nei termini classici e popolari, ma del tutto inappropriati, di sopravvivenza e di continuazione della vita al di là della morte, anziché riconsiderare nella sua globalità il fenomeno della coscienza e della trasmissione dell'informazione in relazione tanto alla dimensione fisica quanto a dimensioni e sintonie diverse. L'anestesia
totale e la registrazione di un elettroencefalogramma piatto
dovrebbero costituire una sufficiente garanzia di una condizione
di totale incoscienza, una condizione nella quale nessuno dei
segnali elaborati dal cervello può essere trasmesso alla
coscienza. In merito alle NDE che si verificano in concomitanza
con tali stati, i sostenitori della tesi che tutte le NDE sono
comunque determinate dall'attività cerebrale offrono una
delle seguenti spiegazioni: Non essendo un esperto, io non sono in grado di valutare la ragionevolezza e la validità di tali argomentazioni. Personalmente mi sembrano poco convincenti, ma non me la sento nemmeno di accantonarle come palesemente infondate, essendo state avanzate da medici specialisti in anestesia. A molti di voi sarà comunque noto il caso di Pam Reynolds, spesso citato nella letteratura e riportato anche nel sito www.neardeath.it, nel quale la NDE della paziente inizia in coincidenza con la fase preparatoria del raffreddamento della temperatura corporea e termina col risveglio ad operazione conclusa: nella fase centrale dell'operazione vi è un periodo di oltre un'ora durante il quale il sangue è stato drenato dal cervello della paziente per consentire la rimozione dell'aneurisma, e l'elettroencefalogramma risulta assolutamente piatto. La NDE di Pam Reynolds si presenta però con una sua coerente continuità che copre anche la fase temporale dell'assenza di attività cerebrale, a meno di non ipotizzare che si sia svolta in due tempi, prima e dopo tale fase, e che le due parti siano poi state unite in un'esperienza unica: ipotesi che mi sembra, francamente, improbabile. Qualora si potesse accertare in futuro che in alcuni casi le NDE si verificano in assenza di attività cerebrale, cioè a computer cervello danneggiato o spento, dovremmo dedurne che la trasmissione di informazione alla coscienza può avvenire mediante sistemi diversi dal cervello. La cosa in sé non ci dovrebbe meravigliare più di tanto, ammesso che si possa riconoscere alla coscienza un sua esistenza autonoma, perché anche il fatto di ricevere informazione tramite il cervello è abbastanza sorprendente. In effetti io, in quanto coscienza, mi stupisco continuamente del fatto di esistere nella dimensione fisica, anche se ormai ci ho fatto l'abitudine. Se dunque posso ricevere informazioni di un certo tipo mediante il cervello, potrei ricevere informazioni di qualità diversa mediante altri strumenti. Questo sembra avvenire proprio nel caso di alcune NDE. Non è che gli sperimentatori abbiano deciso o programmato di fare un'esperienza di quel genere, anzi in alcuni casi erano del tutto scettici al riguardo. Sembra invece che per loro si sia attivato un diverso strumento di trasmissione dell'informazione, che connette ad un canale o ad una sintonia distinta da quella del mondo fisico. L'attivazione di tale strumento risulta estranea alla volontà dello sperimentatore, nello stesso modo in cui l'attivazione dello strumento cervello, e la sua messa a punto, non corrisponde né alla mia intenzione né alle mie conoscenze. La mia coscienza sa solo che in questa vita e in questo mondo ottiene informazione tramite il cervello. Io ho una particolare simpatia per quei contenuti informativi delle NDE che hanno una valenza positiva e che ci rivelano una sorgente di amore, di bellezza e di armonia che dona felicità e gioia. Mi affascinano inoltre le visioni paradisiache di paesaggi fantastici pieni di straordinari colori. Le esperienze negative invece mi sembrano qualcosa dalla quale stare alla larga, a meno di non volerle considerare una sfida, un labirinto del quale bisogna trovare la via di uscita. Il tipo di informazioni trasmesso dalle NDE sembra enfatizzare quello che già percepiamo, anche se a livello meno intenso, in questo mondo fisico nel quale, andando al nocciolo delle cose, il bene corrisponde alla gioia ed alla felicità ed il male al dolore ed alla sofferenza, tanto mia quanto degli altri esseri umani. Sotto questo aspetto dunque mi sembra di poter dire che la coscienza dispone di un criterio di valutazione che le è congeniale ed innato, e l'informazione che essa riceve viene percepita alla luce di questa bussola che determina un senso di orientamento e ci attira verso una direzione prestabilita. Per me l'amore come sorgente di bellezza, di felicità e di conoscenza rappresenta veramente ciò a cui tende la coscienza per la natura stessa della sua essenza. Che poi tale orientamento sia offuscato dalle informazioni trasmesse dagli strumenti di cui la coscienza dispone, e che il nostro intelletto, con tutti i limiti determinati dalla sua natura fisica, finisca col considerare inevitabile e perfino conveniente l'attaccamento a questa vita ed a tutto quello che vi sperimentiamo, questo è un elemento connaturato alla condizione ed all'esperienza umana. A me fa comunque piacere che alla mia coscienza siano trasmessi in una forma o nell'altra elementi di informazione che testimoniano di dimensioni nelle quali i bisogni essenziali della coscienza, tanto della mia quanto di quella degli altri esseri umani, vengono riconosciuti ed appagati. Una dimensione nella quale, come si esprimono tanti sperimentatori di NDE, la coscienza si possa sentire finalmente a casa. |
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